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È strano che proprio oggi, dopo un sacco di tempo, sia finito a vedere i prezzi di una batteria acustica da tenere in casa per imparare. A me che sono chitarrista, ma che davanti ad un pezzo rock pratico l’air drumming, Charlie Watts ha sempre mosso simpatia se non proprio affetto.  

Per capire che tipo di persona fosse il batterista dei Rolling Stones vi consiglio di andare a leggervi i brani su di lui scritti da Keef nella biografia Life. Parla di un uomo di stile, vestito con stile, dai migliori sarti di Saville road. Un musicista di stile che suona impeccabilmente come una mitragliatrice.  

E qui lo so che molto dipende dal mio amore incondizionato verso quel drumming stiloso e incalzante (vero Max Weinberg?). Ma Charlie Watts teneva la sezione ritmica degli Stones scivolando nel velluto con una precisione prima di sbavature. Pensate solo ad un brano come Start me up, classe 1981 (l’album è Tattoo you uno dei più emblematici degli Stones seppure fuori dal periodo più cool). Il ritmo impartito da Watts non lascia tregua.  

Certo si può asserire che la pastosità del sound è una logica fusione di tutti i componenti. Quel blues dirompente e sensuale e altrettanto merito delle armonie delle due chitarre che si intrecciano e dell’impalcatura del basso che riempie i vuoti pompando una struttura solida e compatta.  

E questo mi fa essere più che sicuro che non potranno esserci più gli Stones senza Charlie Watts. Ma siamo seri, qualcuno diceva lo stesso probabilmente dopo la dipartita di Brian Jones o dopo il pensionamento di Bill Wyman. Perciò non vorrei essere cinico, ma gli Stones non finiranno qui. Perché gli Stones fondamentalmente sono Keith e Mick e anche se mi spiace da fare schifo, gli altri, per quanto importanti sono e resteranno sempre delle semplici comparse di lusso.  

Perciò senza andare oltre mi voglio soffermare su quello che di Charlie Watts mi è sempre piaciuto. Intanto l’espressione impunita da paraculo inveterato. Il dress code, per forza. La faccia buona, silenziosa, carismatica. L’idea che mi sono sempre fatta è che lui fosse là per la musica. Le ragazze, le pillole colorate, l’alcool, tutti passatempi interessanti ma non sufficientemente da concedergli errori o indulgenze. Charlie seguiva una divinità più ampia ed elevata. Quel blues che parte dal delta del Mississippi ed in un modo che solo il ventesimo secolo ha saputo shakerare, arriva fino alle case della provincia londinese.  

Lo stile impeccabile del drumming è quel qualcosa in più. Guardate i video e le interviste, mentre gli altri si adagiano alla moda inseguendo lo zeitgeist,  lui veste impeccabilmente, con precisione ed eleganza. Io me lo immagino mentre fa di no con la testa alle eccentricità e le stramberie che il potere ha regalato ai suoi soci. 

Charlie aveva quell’eleganza che non risalta, che trasale, che non si vede ma c’è. Se andate in queste ore sul sito degli Stones, esperienza più unica che rara, tutto è stato sostituito da una sola silenziosa pagina, con lui, vestito maledettamente bene, le braccia incrociate il sorriso sornione, di chi guarda ma non racconta, ed una faccia che non puoi non volergli bene. 

Charlie Watts era un uomo del suo tempo, e marciava alla sua velocità. Del resto, è quello il mestiere di chi tiene il ritmo, no ? 

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