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Tra pochi giorni sarà disponibile il nuovo cartonato con le avventure de Il Confine. La serie è frutto del connubio creativo di Giovanni Masi e Mauro Uzzeo e si sta dimostrando uno dei progetti più ambiziosi e adulti scaturiti dalla divisione  Audace di Sergio Bonelli.  

Il formato alla francese è una relativa novità per la casa editrice di via Buonarroti,  ma ben si presta a fungere da contenitore ad una storia che nasce già suddivisa in capitoli perfetti per il formato comic book. E non vedrei male questa storia tra le uscite della Image delle ultime due decadi o alla Dark Horse. Anche se AWA e TKO funzionerebbero altrettanto bene.  

Poi sapete bene come io subisca il fascino di questo formato, per cui non potrei esserne più entusiasta.  

Il volume in uscita, intitolato in maniera puntuale ‘chi non ha paura?’ si concentra sulle conseguenze del cliffhanger del precedente. In una località di montagna vengono trovati degli scheletri disposti in maniera rituale, il cui DNA corrisponde a quello dei ragazzi scomparsi nell’incidente di bus sul confine. L’evento è destinato a trasmettere maggiore inquietudine dato che, oltre ai ragazzi dispersi, vengono trovati anche gli scheletri dell’autista del bus e della professoressa che sono però vivi (anche se non troppo vegeti) nell’ospedale di zona.  

Come giustamente rammenta il titolo, la paura attanaglia tutti. Ne ha molta Augusto che segue le indagini sin dal principio e che probabilmente necessita di una chiusura rapida anche se non farebbe giustizia alle vittime (eventuali). Ne ha Laura che deve miscelare assieme le sue inquietudini e riversarle in un transfert catartico sul ritrovare le vittime. Tutto il primo capitolo è incentrato sulle motivazioni, anche morali, che muovono questi due personaggi. Se andate a leggervi le pagine dedicate al dietro le quinte, Emanuele Contarini, illustratore di questo episodio, ne fa una attenta analisi. Quello che succede in questa prima parte, è fondamentalmente uno scontro dialettico che viene sottolineato dalla tensione nei lineamenti e nel corpo. Emanuele approfondisce in maniera attenta il linguaggio del corpo producendo una tensione concreta ed elettrica. Molto interessante il suo lavoro anche nello studio delle inquadrature e degli sfondi. Tutto sembra ragionato, e probabilmente lo è, nei minimi dettagli. L’enfasi raggiunge l’apice al momento della conferenza stampa dove, mi permetto di ipotizzare, l’arco narrativo di Laura entra nel secondo atto.  Il lavoro di Contarini si attesta su frequenze che richiamano profondamente la Bedè d’oltralpe.

I due capitoli successivi sono illustrati da Bruno Cannucciari che aggiunge una dimensione crepuscolare al tratto. I personaggi sembrano tutti pervasi da una malinconica disperazione mentre il registro cambia completamente e perfino e le luci si abbassano. Abbandonato il realismo della prima parte, quello che succede è legato ad un aspetto sovrannaturale dove il mistero si infittisce senza che venga dato il sollievo di un indizio.  

La metamorfosi di Aurelio, uno tra i personaggi più inquietanti di tutta la serie, non lascia intendere nulla di buono e, quella mutazione della carne non solo inquieta, ma lascia presagire che il peggio debba ancora avvenire. Tornano ancora Elvira e le sue amiche in un rituale che le accompagna e che, se prestate attenzione, vedrete riprodotto in un’altra sequenza dove Laura è assieme al ‘francese’. Lei comincia a mettere assieme i pezzi e soprattutto reagisce. Nel mentre la chiusura, ancora una volta alza l’asticella. Non più un segreto sussurrato nel vento dei boschi ma finalmente manifesto. 

Questo volume apre un nuovo arco narrativo di più ampio respiro e lo fa mostrando snodi che ancora non danno l’impressione di volersi intrecciare. Il che non fa che convince che la storia, ed il mistero, sia ancora molto, molto lungo da montare.  

Masi e Uzzeo sono fenomenali nel comporre l’incastro narrativo e a intrecciare folclore, dramma adolescenziale ed esoterismo. Il richiamo alla natura, che in questo volume comincia ad emergere in modo preponderante si preannuncia come un tema chiave per le prossime storie.  

Il progetto continua a mostrarsi ambizioso e, onestamente, sono davvero curioso di vedere come verranno sviluppati gli altri moduli cui il team creativo sta lavorando. Gli argomenti trattati difficilmente sono stati utilizzati nella narrativa italiana e, volendo darvi dei riferimenti più ampi penserei a Les Revanants e Dark, solo per rimanere in ambito televisivo. L’ambientazione cupa ed il taglio squisitamente europeo rendono questa narrativa unica e con radici ben innestate nel patrimonio locale, mostrando un aroma raffinato e sostanzialmente innovativo per un pubblico ampio e destinato a crescere. 

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