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Questo nuovo episodio colorato del bonellide carico di zombi è forse uno dei più famosi. Le due storie che vi sono contenute sono strettamente connesse. Come conferma lo stesso Kirkman, tutto era già pensato per la resa in volume. Quindi in effetti non esiste soluzione di continuità tra i due episodi che, in massima parte, vedono la presenza dei morti viventi solo di contorno. 

Considerato il tenore dell’albo, e l’importanza del discorso finale, si potrebbe quasi dire che da questo punto in avanti Kirkman smette di sperimentare e comprende con maggiore lucidità il punto dove vuole arrivare. Attenzione, questo significa anche che i tre mega archi narrativi che seguiranno (il Governatore, Negan ed i Sussurratori) tenderanno ad essere ripetitivi mostrando forse il ventre morbido della poetica di Kirkman. Ma avremo modo di parlare anche di questo. 

Soffermiamoci su quello che succede qui. L’episodio 23 vede la conclusione dello scontro tra Tyreese e Rick. Entrambi se le danno di santa ragione, entrambi con qualche buona motivazione dalla loro. Ma entrambi colpiscono senza esclusione di colpi anche a livello verbale. Mentre piovono mazzate come se non ci dovesse essere un domani, Rick è impegnato a rinfacciare a Tyreese la brutta fine che ha fatto fare al fidanzato della figlia, Tyreese gli rende la gentilezza presentandogli il conto del fuoco amico contro Dexter. E come se non bastasse rinfaccia all’amico anche il taglio della gamba adi Allen, morso da uno zombie che, nel frattempo muore senza che questo dia particolare pensiero a nessuno. 

In sostanza quello di cui viene incolpato Rick è di non avere scrupoli. Di essere diventato un violento pieno di sete di sangue ed un tantino psicopatico.  

Nel frattempo la sola che continua a mostrarsi formalmente instabile è Carol, che recupera dal tentato suicidio e che ringrazia Rick per la sua preoccupazione in un modo davvero esagerato. 

Perché Rick, una mano fracassata per un eccesso di rabbia contro l’omicida delle figlie di Hershel e convalescente dopo le botte prese da Tyreese, riesce lo stesso a mettersi in piedi e parlare con tutti. 

Ripresosi dalla scazzottata si ritrova davanti Dale che gli spiega come stanno le cose. Non c’è più posto per lui come capo, tante grazie, ma ha passato il limite. Tutta la faccenda sarà lasciata in mano a quattro uomini, giacché le donne sono troppo spaventate e forse cercano solo protezione. E vabbè.  

Rick prende tutto sommato bene la destituzione, ma, come probabilmente farebbe un buon Negan, non disdegna di un ultimo discorso da leader e fa quello che un buon leader non dovrebbe fare mai : far passare la propria squadra per dei semplicioni che ancora non percepiscono la realtà del pericolo. 

Kirkman fa parlare Rick in maniera passivo aggressiva. Non so se l’effetto sia voluto ma il risultato è devastante. Rick inizia sottolineando che accetta il nuovo ruolo ma che crede tutti gli debbano la possibilità di difendersi. Parte con la legge che lui stesso aveva provato  ad istituire: se uccidi muori. 

Rick si rende conto che quello che ha fatto non coincide con quello che ha detto e riformula, parzialmente per autoindulgenza. Se uccidi vivi, più probabilmente si adatta alla situazione. Della serie piccoli omicidi crescono. Rick prosegue raccontando come le esperienze che tutti loro hanno vissuto nell’ultimo anno li abbiano trasformati, imbrutire, fatto aumentare selvaggiamente il loro istinto di sopravvivenza. Ma aggiunge che in fondo è un bene, perché non tornerà un governo, nessuno arriverà per salvarli. E qui sta la furbata : proprio mentre lui viene detronizzato per essersi spinto oltre il limite lui colpisce duramente, specificando che quel limite non ha più senso, che il mondo che è cambiato e a pensarci bene, sono loro i morti che camminano. 

Non è un discorso ben augurante, e la volta successiva che Rick farà un discorso simile sarà pure peggio. Intanto serve al suo scopo, mettendo dubbi sulla democraticità della situazione. Nulla è più come sembra e l’uomo è lupo tra gli uomini. E malgrado sia dannatamente retorico, la disperazione che trasuda da quelle parole risulta essere fottutamente reale.  

Ryo Flywas

un nerd che si racconta ai nerd. Scrivo per passioni (al plurale). Conduco il the Flywas Show tutte le sere, venti minuti a sera. il mio sogno? la perfetta collezione di cultura nerd!

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