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Misha, il protagonista di questa graphic novel, è un ragazzino molto fantasioso che proietta nella realtà i personaggi del suo libro preferito: la leggenda nordica di Odino che sconfigge Fenrir, essere malvagio rappresentato come un lupo. Purtroppo nella sua città Misha ha problemi a relazionarsi con gli altri che lo prendono in giro e lo additano come diverso soprattutto per il suo difetto fisico: non vede bene dall’occhio sinistro e viene chiamato dai bulli “occhio-buio”. I suoi genitori sono preoccupati visto che non riesce ad integrarsi e non ha amici anche se si sono trasferiti nella nuova casa da più di un anno. L’unico amico del ragazzo sembra essere il suo tutor Kurt che lo appoggia e si diverte nel sentirgli raccontare i suoi mondi fantastici e gli strani personaggi che lo abitano. Una sera però, durante la fuga dai bulli del quartiere, Misha assiste ad un tragico evento. La sua immaginazione lo porta a vedere un lupo che aggredisce una ragazza, sembra essere un incubo frutto di quelle letture mitologiche al quale sembra molto appassionato. Quello che ha visto è reale oppure solo una fantasia? Chi è il lupo di Arkham che ha aggredito la ragazza? Esiste davvero un lupo oppure è un uomo più feroce di qualsiasi animale?

Misha e Kurt che leggono la leggenda di Odino

La cosa che mi ha colpita inizialmente è il parallelismo tra la storia di Fenrir e Odino e la storia di Misha: una riferimento meta narrativo, leggere quello che legge il protagonista e farci entrare nel suo mondo di visioni e fantasie. La storia di Odino e Fenrir è disegnata in modo diverso rispetto alla storia principale, ma diventa quasi una didascalia metaforica di quello che andremo a leggere più avanti : la pagina senza vignettatura, colore di fondo come fosse carta pergamena, colore rosso dei personaggi e caratteri gotici nelle didascalie del racconto. Nei disegni della storia principale c’è invece uno stile più moderno, semplificato e immediato senza troppi particolari. Le ombre nette e il loro uso riescono a dare intensità alle scene più cruente che diventano quasi delle fotografie, il movimento viene dato dalla struttura delle vignette e dal loro dimensionamento. Le tavole a tutta pagina spesso sono le fantasie del ragazzo e restano impresse nella mente del lettore così come in quella di Misha. Il colore riesce a dare quel tocco in più ai disegni soprattutto nei toni più freddi e nelle scene di tensione finali.

Misha come Odino

La storia all’inizio sembra un thriller , il focus è la ricerca dell’assassino, ma nasconde una vena di realismo molto contemporanea. Ci sono varie problematiche molto attuali: i genitori che non comprendono il figlio e non sanno come comportarsi, il bullismo, la ricerca di comprensione da chi ti sta vicino, la malattia. La diversità di Misha, prima un problema, diventa la sua ricchezza ed è grazie al suo modo diverso di vedere il mondo che riesce a trovare la verità. La considerazione delle persone nei suoi confronti si ribalta completamente nel finale, quando verrà osannato come un eroe. All’inizio nessuno crede al suo racconto perché potrebbe essere un’altra sua fantasia. Misha invece è tenace e indaga da solo. In fondo gli eroi sono persone comuni che riescono a salvare vite o a trovare il colpevole, nonostante i propri difetti e mille difficoltà e questo è senza dubbio il messaggio più importante del fumetto.

Il parallelismo tra Odino e Misha è significativo e sembra un tema caro a Francesco Vicentini Orgnani, lo sceneggiatore che già nella sua prima opera “Ruggine” metteva sullo stesso piano un cavaliere medioevale con un giovane innamorato. Una storia tra realtà e fantasia sembra essere una costante per il momento delle sue opere e lo trovo in questo caso un parallelismo interessante, riesce a dare la giusta dimensione del protagonista e a farci entrare nel suo modo di pensare oltre che a rafforzare i concetti.

Virginia Salucci, la disegnatrice, sembra essere a suo agio nel disegnare animali. Il suo primo libro è stato “Guida galattica per dogsitter” in cui i cani erano i veri protagonisti, in questo fumetto c’è il cane di Misha fondamentale in uno snodo narrativo, un abile alleato e l’unico capace di tirarlo su nei momenti di sconforto. In qualche modo riesce ad umanizzare gli animali senza perdere il giusto realismo. Il lupo è l’altro protagonista ed è disegnato in modo un po’ spigoloso contrariamente al cane e non fa paura, ma rende perfettamente l’idea di un essere malvagio. Le mie vignette preferite sono quelle sotto la pioggia, più cupe e di tensione, in cui il lupo si mostra nel suo aspetto umano, ben più feroce di quello animale.

Misha e Lizzie, il suo cane.

L’ho trovato un fumetto con vari livelli di interpretazione e di coinvolgimento. Da una parte può essere letto da ragazzi come svago narrativo senza preoccuparsi dei problemi sociali affrontati ma solo di conoscere il colpevole, dall’altra si possono approfondire temi più concreti senza troppa pesantezza.

Il titolo dell’articolo fa riferimento ai personaggi che non sono quello che sembrano (non posso dire di più per non fare spoiler), in primis  Misha: prima un ragazzino fantasioso da evitare, poi viene visto sotto una luce diversa anche da parte dei bulli e dall’intera cittadina. Ci sono colpi di scena che non mi aspettavo, magari avrei preferito che la parte di ricerca del colpevole durasse un po’ di più e ci fosse più azione, ma il finale colpisce ed è tutto da scoprire cercando di vedere oltre la fantasia una difficile realtà.

Misha che fugge da Arkham sotto la pioggia.

Nota a margine: Arkham vi dice qualcosa? È la città inventata da H.P.Lovercraft, una città immaginaria del Massachusetts. Non credo sia un nome scelto per caso.

Il lupo di Arkham – Shockdom- Orgnani e Salucci

Glorya

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