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Ci sono molte considerazioni da fare su quest’albo, a partire dal bellissimo esercizio di retorica linguistica costruito nell’introduzione lasciata ad Angus/Filadoro. Si discute sul potere delle idee ed è un argomento che solo apparentemente sfiora il tema della storia, che invece, già dal titolo, cita il famoso film con protagonista David Bowie. E come nel film con David Bowie, la distanza tra quello che si è e quello che si sembra, porta a complicazioni enormi. Solo una risoluta convinzione sull’importanza dei principi sopra le azioni arriverà a dipanare la matassa.  

Ma aspettiamo prima di rendere la questione così semplicistica. 

Nella complessa struttura della continuity Sterniana, il filone di storie volto a spingere la trama orizzontale si interseca spesso e volentieri con Singularity, la misteriosa Agenzia che sembra monitorare le attività di Legione e che somiglia molto ad un curioso incrocio tra Torchwood ed i Man in Black. L’episodio di questo mese non è da meno, anzi, il dream team Filadoro/Fumasoli/Savegnago ne approfitta per sviluppare un piacevole divertissment hollywoodiano dove il nostro finisce in mezzo ad esplosioni, scontri armati e due squadre di esseri sovrannaturali. Riconnettendo alcune trame lasciate in sospeso sin dagli albori della serie (il numero 4), vediamo finalmente in chiaro quello che fino a quel momento ci era solamente dato di immaginare.  

Se ci sono i demoni da una parte, gli angeli non possono essere troppo distanti. Resta da capire quale dei due schieramenti ritenga maggiore umanità. Samuel è colto nel mezzo e, ancora una volta, la sua cifra stilistica è differente da quella del classico eroe con la mascella squadrata. Piuttosto è un malcapitato spettatore in questa vicenda che vede angeli e demoni incontrarsi per il dubbio gusto di verificare l’attendibilità di una profezia.  

In questi ventuno mesi è la prima volta che il world building viene delineato con tanta chiarezza. Molti elementi presenti nella storia, appena accennati, vengono finalmente ad assumere un ruolo chiave in un affresco più definito e complesso.  

Malgrado la spettacolarizzazione dell’azione, viene comunque lasciato spazio all’umanità di Samuel. In un raro momento introspettivo che lo vedo protagonista assieme a Duncan (sempre troppo assente, e in modo sospetto poi, negli ultimi mesi), Samuel si apre e racconta la sua stanchezza nell’affrontare la consapevolezza che ogni uomo finisca ad annegare nella propria ombra. Immagine che già da sola vale il prezzo del biglietto. Da questo episodio, Samuel torna con il sospetto che tutto quello che nel suo passato lo ha deviato sui binari che sta seguendo (i terribili eventi raccontati nel processo Stern e legati a Madison e Lily) possa essere stato architettato proprio per indirizzarlo dove si trova. 

L’immagine più grave è che gli eventi che sembravano essere legati a casi disperati, si stanno ripetendo su larga scala e con effetto globale. Samuel non può fronteggiare tutto da solo e, il concetto che prima o poi Singularity verrà ad esigere la sua libra di carne è abbastanza presente. 

Alle matite troviamo Luigi Zagaria, capace di rendere un Samuel emaciato, nascosto dietro una barba che è più che altro un’armatura. Il design di creature angeliche e diaboliche viene definito in una maniera ben rimarcata facendo trasparire il fascino e la morbosità di entrambi i mondi. 

Il demone che cadde sulla terra rappresenta un ottimo punto di chiusura di molte trame ma anche la partenza adeguata per avere un’idea ben delineata di come potrà essere domani il mondo di Samuel.  

Ci sono molte possibilità aperte, ma se devo scommettere, ho un’idea ben precisa di dove le cose stiano andando.  

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