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Cominciamo subito dalla parte più difficile. Questa storia di Samuel sfida uno dei taboo più complessi e delicati dell’umanità. Il cannibalismo, e bè, il cannibalismo inteso come rapporto con la divinità. 

Già il titolo si riferisce ovviamente alla liturgia cattolica e, alzi la mano chi, credente o meno, non si sia trovato a realizzare che, quando si è intenti nel sacramento della comunione, di fatto, si rimette in scena la metafora dell’uomo che si ciba del corpo della divinità. 

Il cannibalismo è un territorio pericoloso, prego i deboli di stomaco di farsi un giro, ma per arrivare a cibarti del corpo di un tuo simile devi essere membro di una band di death metal nordico. O essere finito intrappolato da qualche parte senza facile via d’uscita (pensate ai fatti raccontati in Alive, ma pure alla carovana Donner, citata poi mica per sbaglio in Shining). 

Marco Savegnago, questa volta in solitaria ci conduce in questi luoghi oscuri dell’anima. Ma non fatevi ingannare, se l’analisi filosofica potrebbe essere più pertinente a Filadoro, qui è invece perfettamente funzionale ad un racconto di matrice weird che si inserisce nella continuità del nostro investigatore preferito, aprendo però un intero nuovo filone e creando un avversario, Alastair, che ha tutta l’aria di aver un sacco di cose da dire.  

Partiamo dall’inizio. Samuel è coinvolto in una indagine su alcuni fatti di cronaca dal suo amico Cranna, detective che, grazie al secondo speciale di qualche mese fa, abbiamo capito essere uno dei comprimari portanti delle avventure del nostro. Ogni volta che Cranna è della partita, possiamo essere certi che la cronaca nera tracimerà da ogni pagina, lasciando un alone purulento di malessere morboso. Così è anche questa volta.  

I due sono coinvolti in una serie di singolari omicidi in provincia. Nulla che non si possa leggere nella terza pagina della cronaca locale (nei giorni in cui scrivo nel paese dove vivo, è quasi successo di peggio), il problema è che ogni omicida è stato preso mentre era intento a cibarsi della vittima. Tutto un nuovo significato per il termine fragranza di reato. 

Come in ogni racconto marcatamente weird, la contingenza presente viene legata a doppio filo ad un folclore medioevale, carico di elementi simile. E così scopriamo che nella stessa zona secoli addietro, atti efferati del tutto simili si consumavano con una certa regolarità. Quello che va compreso è se, in questo caso, si tratti di emuli o di qualcosa di peggio che sta riemergendo dalle pieghe del passato. 

Non vi rivelerò nulla, ma non vi nascondo che la storia prosegue con un ritmo serrato e, a dispetto del temporaneo allontanamento di Samuel dalla corrente principale della serie, questo racconto non manca di spunti di riflessione particolarmente acuti.  

Come quando, ad esempio, Samuel dichiara di non essere poi così interessato a voler collaborare ancora con le schiere angeliche. E se questo non è intravedere una tempesta molto chiassosa sul rapporto tra Samuel e Duncan (che qui brilla proprio per la sua assenza), non so bene cos’altro possa farlo. Al contrario, Angus, che sappiamo legato all’occulto in altre forme grazie ai racconti del Derryleng, non manca certo di fare la sua comparsa, sempre meno lontano dalla prima linea.  

In questo le matite di Acunzo, giocate su due livelli, bianco e nero per il presente e scale di grigi per il passato ed il mondo in cui Samuel entra in contatto con la mente dei posseduti, forniscono un compartimento grafico granitico e ben allineato all’oscurità della trama. Ogni singolo tratto, produce severità e di Samuel intravediamo sempre meno la speranza a dispetto di una quieta disperazione che mi fa domandare quando, e non se, lo vedremo crollare. 

Il tratto omaggia in modo ossequioso Steve Dillon ed il suo seminale Preacher. Ci sono un paio di inquadrature, ed una scena in particolare (che vede coinvolta una gamba ed un’accetta da macellaio) che rimandano in modo abbastanza diretto alla fortunata serie scritta da Garth Ennis, il cui tema, forse, non è neppure troppo lontano da quello affrontato in quest’albo. 

La chiusura della storia, oltre ad un cliffhanger stratosferico, porta ad un ribaltamento delle premesse originali che mostra un aspetto survivalista di Samuel che forse si era percepito raramente. L’intera crudezza della faccenda in realtà mostra un’angolatura del nostro che, per ora, avevamo incrociato tangenzialmente. 

Dove lo spirito corrompeva la carne, qui troviamo una corruzione della carne quasi fine a se stessa. E tremendamente weird (nella migliore accezione possibile, ovvio!). 

Ryo Flywas

un nerd che si racconta ai nerd. Scrivo per passioni (al plurale). Conduco il the Flywas Show tutte le sere, venti minuti a sera. il mio sogno? la perfetta collezione di cultura nerd!

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