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In una sola notte la città di Krasnojarsk-11 non è più la stessa, anzi non è più una città: macerie ovunque, fiamme e distruzione. I soldati che la presidiavano non sono rimasti in vita, solo tre persone si aggirano nella notte: Karl, Lora e Gavril.

Nei precedenti volumi abbiamo visto come l’esperimento del Progetto Zaroff con  cavie umane, sia riuscito su Karl, veterano della seconda guerra e disilluso dopo aver perso il fratello. Grazie ai poteri acquisiti, Karl trova una via di fuga per lui e Lora, l’infermiera di cui si è invaghito e che porta in grembo il loro figlio.

I fatti storici, appena accennati nei primi volumi qui tornano prepotentemente :  la battaglia di Stalingrado echeggia come un ricordo, ma è là. Karl è diventato una macchina da guerra come lo è stata la bomba atomica. Gli esperimenti condotti su di lui hanno dato vita ad un superuomo capace di distruggere ogni cosa, persino una città intera. C’è una sequenza centrale di domande e risposte tra lui e Gavril, un confronto sul futuro e sull’era atomica appena cominciata. Lo scambio di battute è netto, ma chiaro. Le considerazione sull’atomica danno spunto di riflessione anche qui, negli anni venti del ventunesimo secolo.

Gli esperimenti su Karl sono al di là di ogni legge fisica.  Gli americani sperimentarono realmente gli effetti del plutonio su un piccolo gruppo di cavie (una tra tutte Ebb Cade) iniettando plutonio nelle loro vene, ma ne morirono in seguito. Nessuno di loro divenne un superuomo, lo scopo della sperimentazione non era quello.  Casali gioca sulla potenza evocativa degli esperimenti sull’uomo. In questo periodo ho letto anche La bomba, fumetto storico che ripercorre le fasi della nascita della prima bomba atomica e sono galvanizzata dal periodo e dai vari scenari dell’era atomica e post atomica. Un periodo che ha lasciato il segno per i tanti avvenimenti, con cui ancora stiamo facendo i conti.

Il 10 agosto 1945, l’atomica è reale e Stalin fa capolino nella storia di Karl. Tenuto all’oscuro della devastazione di Krasnojark-11 perché occupato sul fronte esterno. Ma fa la sua comparsa anche Ceacescu.

A quei tempi,  un giovane militante comunista che appoggia la causa del NKDV (futuro KGB) e supporta il tre fuggitivi arrivati a Bucarest insieme ad Elena Petrescu che diventerà pochi anni dopo sua moglie. La guerra diventa più presente e soprattutto gli  intrighi internazionali che stanno prendendo forma in quelli che poi saranno governi filocomunisti. Nei disegni le macerie e i palazzi distrutti sono lo sfondo sempre presente, contrariamente ai primi volumi dove Karl viveva lontano da tutto questo. Il filone narrativo più marveliano diventa quello avventuroso delle spie russe che mi ha ricordato la serie di Deustchland 83.

 Questo volume è pieno di sorprese:  un giusto intervallarsi della presenza della Storia e dell’azione pura. Proprio quando si è sul punto di pensare che Karl non usi più la sua forza, entrano in gioco meccanismi narrativi che lo portano ad agire contro la sua volontà di macchina da guerra.

Francesco Francini riesce a disegnare delle tavole di pura azione della furia devastatrice di Karl, anche grazie all’uso del colore. Si contraddistinguono dalle altre per la chiara trasformazione del personaggio. Anche nei momenti più riflessivi, la resa simile ad uno storyboard consente ai personaggi di respirare, di approfondire con il dialogo. La sequenza finale è più essenziale, quasi fotografie color seppia di una famiglia normale.

È interessante come ogni volta che Karl si arrabbia e vuole uccidere qualcuno usando i suoi poteri diventa verde, un misto tra Hulk e la convenzione stilistica di usare il verde fosforescente per indicare il materiale radioattivo. Il verde degli occhi di Karl sarà un elemento fondamentale che delinea anche i possibili scenari del volume successivo.  Le tavole sono spesso a tutta pagina nelle sequenze di esplosione e richiamano particolari inquadrature dall’alto verso il basso come molti fumetti americani. Questo rende davvero intersecabile il realismo storico di alcune vignette dove protagonisti storici e ambienti richiamano la realtà fedelmente e lo stato puro di inventiva e fantasia dello sceneggiatore. In alcune tavole è toccante la morte di alcuni personaggi, di cui rimane solo l’ombra impressa sulla macchina, come successe realmente a Hiroshima.

Karl ricalca le orme degli eroi classici, con una forte componente morale di chi vuole fare del bene, ma inevitabilmente è sopraffatto da tutto ciò che lo circonda, in primis il suo essere diventato un’arma pericolosa egli stesso. Nella copertina del quarto volume, disegnata da Emiliano Mammucari, Karl è ancora in divisa, ma porta dentro di sé la storia di una Europa distrutta e la bandiera russa sembra solo un tragico segnale di una conquista effimera. La sua espressione dice già tutto e un lato del suo volto, con dei retini, sembra far capire quale sia la sua parte nascosta: quella di un superuomo con un potere incredibile che ha lasciato solo macerie dietro (dentro?) di sé.

Gloria

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