recensione – quasi come un gatto

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Quasi come un gatto” (My life as a cat) è un romanzo di Carlie Sorosiak, scrittrice angloamericana che per DeA Planeta ha già pubblicato “La mia vita coi Walker”.

Al compimento del trecentesimo anno di età, le entità che abitano un lontano pianeta hanno la possibilità di trascorrere un mese della loro eternità sulla terra, assumendo l’aspetto che preferiscono. 

Il protagonista della storia desidera diventare un umano, per la precisione una guardia forestale, per vivere immerso nella natura, che ama tanto. 

Eppure durante il viaggio sulla terra qualcosa va storto, l’alieno si trasforma in un gatto e si ritrova su un albero, durante una tempesta, molto lontano rispetto al luogo stabilito. 

Una ragazzina di nome Olive si accorge di lui e corre in suo soccorso. Lo chiama Leonard e inizia a prendersi cura di lui. 

L’alieno è spaesato. Non ha studiato niente a proposito dei gatti. Non sa quale verso emettano né quali siano le loro abitudini. Olive non lo lascia mai solo, anzi lo incoraggia quando lo vede in difficoltà.

è un’umana speciale, ama gli animali e ama anche lui, di un amore totale e immediato. 

Oltre alla preoccupazione di comportarsi come un gatto domestico credibile, Leonard è ansioso perché, se vuole tornare a casa, sul suo pianeta, a fine mese dovrà trovarsi esattamente dove sarebbe dovuto diventare umano, al parco di Yellowstone. Invece si trova in Carolina del sud. Come può arrivare a destinazione da solo? Per farlo, dovrebbe trovare un modo per spiegare ad Olive chi è davvero e chiedere il suo aiuto. 

Avrà il coraggio di fidarsi della sua piccola amica umana?

L’esperienza di Leonard è singolare e del tutto nuova, per lui. Non sa cosa vuol dire comprimere la propria anima in un corpo, in quanto, fino a quel momento, l’unica realtà a lui nota è stata la condivisione di una coscienza collettiva con i compagni alieni, in un mondo in cui non c’è spazio per l’individualità, per i sentimenti. La vita non ha fine e non conosce dolore, ma neanche gioia. La sua è sempre stata un’esistenza piatta ed incolore. 

Il suo soggiorno sulla terra era stato previsto, calcolato, e programmato, organizzato come un viaggio breve per approfondire la conoscenza di un altro pianeta. Eppure l’imprevedibilità cambia totalmente i suoi piani. Il protagonista si trova in una forma che non ha scelto, non desidera e non ha idea di come gestire. Voleva avere delle mani, provare la sensazione di camminare con due gambe, e invece si trova quattro zampe, sprovvisto di pollice opponibile, incapace di reggere un ombrello (uno degli oggetti umani che maggiormente desiderava usare.)

Leonard tuttavia infatti, dopo un primo momento di delusione per non essersi ritrovato nel corpo di un essere umano, decide di assaporare ogni piccola scoperta che la vita può riservargli. Non vuole dare niente per scontato, e con tutte le sue forze si aggrappa alle cose che ritiene importanti. 

Si affeziona alla ragazzina che lo soccorre quando, spaventato e confuso, deve affrontare il primo impatto con quel pianeta a lui del tutto sconosciuto. 

Anche Olive, come lui, si sente spesso estranea in mezzo agli altri, e capire che l’individualità può comportare la solitudine è per Leonard una triste scoperta. 

Sono rimasto sdraiato lì, con la sensazione di aver appena evitato un problema ma di essere incappato in qualcos’altro. Perché Frank aveva detto a Olive che sembrava un marziano? Olive è senza dubbio di questo pianeta. Pur essendo un forestiero, persino io riuscivo a identificarla facilmente come umana: una persona che viveva, faceva parte del proprio mondo e parlava con intenzione. Perciò quelle parole mi hanno colpito, il pensiero che Frank potesse non vedere quello che vedevo io, né sentire quello che sentivo io.”

Tra Leonard e Olive si instaura un’amicizia bellissima, fatta di rispetto e sincero affetto, un legame in cui entrambi darebbero la vita l’uno per l’altro.

Come il protagonista del romanzo “Le streghe” di Roahl Dhal anche Leonard scopre che può essere amato (nonostante la sua forma, un gatto, e che può riuscire a comunicare superando le evidenti limitazioni che il suo aspetto comporta. 

Ormai lo so. A volte devi perdere te stesso per riuscire a ritrovare te stesso, anche se il posto in cui alla fine ti riconosci è su un altro pianeta, in un corpo strano, con scorte di pelo apparentemente illimitate. Non sono capitato e basta nella vita di queste persone. Qualcuno mi ha messo nelle loro vite, proprio come loro sono state messe nella mia.”

“Quasi come un gatto” non è solo un libro per bambini, ma un romanzo estremamente commovente che analizza, con delicatezza struggente, il senso profondo dell’esistenza. L’opera sottolinea l’importanza di prendere da ogni giorno il meglio che la vita può offrire, anche quando si rivela completamente diversa rispetto a come l’avevamo immaginata, esalta il valore dei legami autentici.

Non comprendo fino in fondo che cosa voglia dire essere umani, ma so molto dell’anima: il modo in cui viaggia senza sosta, finché non trova qualcuno che la faccia sentire a casa.”

Questo articolo è stato scritto da Chiara Capuano, collaboratrice esterna

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