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Qualche giorno fa, seppure con un po’ di ritardo, sono andato a recuperare l’edizione absolute di Swamp Thing. Ho amato quelle storie nel formato in bianco e nero pubblicato da Magic Press decenni fa, e non potevo esimermi da recuperare questa nuova edizione Panini uscita in formato gigante con tanto di slipcase e copertina satinata.  

Roba porno lusso, se parlate lo slang del collezionista. 

La memoria ha un effetto strano, a volte fa ricordare come bellissime alcune esperienze passate, solo perché in realtà a viverle era una versione più giovane di noi stessi. Non che sia questo il caso, Alan Moore fa un lavoro superbo, la Vertigo nasceva tra quelle pagine con un ruggito esistenzialista e carico di derivazioni weird (l’ho già detto, è un termine che tende a tornare spesso recentemente).  

In questo Magic Press ci aveva visto sin troppo bene, i disegni di John Totleben e le chine di Steve Bissette in bianco e nero riportavano alla luce suggestioni horror profonde ed inquietanti. La palude brulicante di vita ed insetti si stringeva attorno a Swamp Thing ed Abigail Arcane in un pulsare di vita dolciastra e fetida.  tempo dopo la Planeta deAgostini decise di ripubblicare in volume quelle storie seminali, sfruttando una vecchia edizione DC. In questo caso il colore ritornava come era d’obbligo, con il massimo rispetto (e probabilmente il minimo sforzo degli editor) ad essere quello delle tavole originali. Anche in questo caso le storie risaltavano per la modernità. Come la maggior parte dei fumetti DC degli anni ’80, la colorazione era leggermente più dettagliata della versione a quattro colori puntinati Marvel ed il fatto che si stesse lavorando su un color script a tema horror permetteva un utilizzo più insolito delle colorazioni, con timbri più freddi e sbiaditi rispetto alle colorazioni tradizionalmente supereroistiche ma che, proprio per questa ragione, contribuivano alla cifratura stilistica del corpus Vertigo. Quando si scriveva Vertigo e si leggeva Karen Berger, ovvio.  

Il che ci porta a questa nuovissima edizione completamente ricolorata delle storie della Cosa della palude.  

Piccola digressione, se fate un giro sui social dei disegnatori, di frequente capiterà di sentirli discriminare le nuove ristampe in formato Omnibus o Absolute, proprio per la colorazione. Certo le nuove tinte digitali rendono le pagine più moderni e graficamente più appaganti. Ma di fatto costituiscono un falso storico. Le colorazioni anni ’70 e ’80 andavano di concerto con lo stile di disegno dell’epoca ed era un processo studiato per rendere il meglio con la stampa in quadricomia. Questo significa che alcune tinte, e l’utilizzo di particolari sfumature, funzionavano proprio perché erano  preparate per la tecnologia del tempo. 

Vi faccio un esempio preso in prestito dal cinema. Ve lo ricordate Aliens scontro finale? Capolavoro di genere, e pure in senso assoluto. Visto nel tubo catodico, con schermi da 32 pollici, sembrava proprio che tutte i set fossero immensi e le astronavi costruite quasi in scala reale. Andate a guardarlo adesso in alta definizione su un 60 pollici. Una serie di carrellate su modellini plasticosi contro uno sfondo nero. E ciao ciao magia.  

La sensazione sfogliano queste pagine giganti dell’edizione absolute non è troppo dissimile. Godersi il ritmo di quelle tavole così ingrandite è comunque è uno spettacolo. E a Panini ha fatto un lavoro grandioso ad adattare la struttura del volume originale. 

Ma la colorazione digitale, si, è vero, fa sembra le tavole disegnate molti anni dopo. Ma le tinte sono molto più scure e, in alcuni casi, il colore mangia il disegno, sommergendo letteralmente parte del tratteggio e rendendo di fatto la struttura di molte tavole più semplificata rispetto alla resa originale.  

Guardando questa versione, non ho potuto non pensare a 1984. Stiamo riscrivendo la Storia dandone una versione più rassicurante e simile a quello che conosciamo? Onestamente non so dare una risposta. Se paragono le due versioni a colori che ho a disposizione, devo rendermi conto che si tratta di due fumetti differenti. Certo la storia è la stessa, ma la resa è completamente differente.  

Non mi interessa giudicare quale sia la migliore, anche se, ovviamente, una mia idea me la sono fatta. Mi piace interrogarmi sulla necessità di continuare a rimasterizzare il passato. Lo abbiamo fatto con i film, poi con i videogiochi e quindi con i fumetti. 

Aiutiamo le nuove generazioni a digerire il passato rendendoglielo più simile al loro presente. Non so quanto possa rappresentare un vantaggio. Credo che la difficoltà di misurarsi con qualcosa di differente da quello che passa per modernità faccia parte del processo di apprendimento. Noi siamo quello che siamo oggi proprio perché ieri eravamo una cosa differente. Appiattendo il passato vedo il rischio di appiattire anche il futuro. E non so se questo eterno presente mi piaccia davvero. 

Una cosa prima di salutarvi però voglio dirvela.  

Se non l’avete ancora capito, non importa quale sia il formato, fatevi in favore e correte a leggere quelle storie di Swamp Thing. Il vostro IO futuro vi ringrazierà.  

Casa editrice  Panini (DC comics) 
Autori Alan Moore, John Totleben, Steve Bisette 
Pagine 412 
Prezzo 50 € 

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