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Saldapress ha avuto una grande idea. Organizzare delle tavole rotonde che permettono di incontrare gli autori dei volumi che sono in uscita in casa. Ci si trova per un’ora circa, come in un club fumoso e la dimensione ristretta permette di ascoltare il racconto degli autori interagendo, facendo domande. Comprendendo le sfumature.  

È stato il caso ieri sera, con il nuovo lavoro di Lorenzo Palloni e Laura Guglielmo, Emma Wrong. Una spy story ambientata negli anni ’50 con protagonista una donna sedotta e abbandonata da una spia internazionale che impiega quindici lunghi anni a rintracciarla. Una strada macchiata di sangue, lividi e botte che conduce al deserto di Los Alamos nel giorno del primo esperimento su suolo americano con una bomba atomica. Gli stessi giochi che altrove avrebbero creato l’incredibile Hulk.  

Solo che qui le pulsioni in gioco sono totalmente differenti. Lorenzo, lo sceneggiatore, racconta della sua passione per le spy stories, di come Ian Fleming sia stato il primo autore che ha letto sin da piccolo (mi sono dimenticato di chiedergli se il Martini lo prende shakerato o mescolato, ma è una domanda che mi tengo per la prossima volta). Voleva scrivere una spy story a suo modo ed ha pensato di invertire la prospettiva prendendo in considerazione il ruolo della donna della spia, quella che nei film ha sempre poche, disinibite, scene. Quindici anni per ritrovare un uomo sono parecchi, ed il personaggio di Emma è complesso sin dal nome. Emma Wrong è in assonanza con Am I Wrong, domanda che sarebbe difficile non porsi in un percorso del genere. Palloni ha voluto studiare per l’ambientazione sociopolitica di quel tempo e si è documentato in modo approfondito anche su come una donna asiatica potesse essere percepita nel momento di fare il proprio ingresso in società. 

In questa ricerca non è stato solo. L’affascinantissima Laura Guglielmo ha raccontato del suo amore per le scene action ma poi ha approfondito il suo lavoro, impressionante, sulla ambientazione. Partendo da una ricerca di cartoline di vecchi motel anni ’40 e ’50, con un gusto approfondito per la mobilia cheap di quei posti (e posso immaginare moquette e lava lamps). Per lo stile di Emma ha approfondito la sua ricerca sulle pagine di Vogue. La resa grafica, partita inizialmente come una storia in bianco e nero si è evoluta su una palette limitata basata sui contrasti. Così, spiega, è stato più complesso ma sulla lunga distanza estremamente più gratificante. Il lavoro, completato nel 2018 ha avuto una lunga fase dedicata agli storyboard, quasi equivalente in durata, a quella della realizzazione delle tavole vere e proprie. 

Laura ci racconta che si è trattata di una collaborazione intensa. Non si conoscevano con Lorenzo prima di questo lavoro ed essendo entrambi autori completi, e disegnare per qualcun altro, spiega, significa sintonizzarsi su un ritmo interiore diverso dal proprio.  

Ho trovato molto interessante le considerazioni di Lorenzo sulla edizione francese, la prima : di fatto hanno lavorato senza un editor che mediasse, e quindi si sono trovati anche più liberi di esprimersi. Quello che ha colpito è però che la versione francese dei suoi dialoghi gli suonasse depotenziata, meno efficace.  

Sull’affiatamento entrambi non hanno dubbi e non ce ne sono nemmeno per noi che li ascoltiamo parlare : è stato un successo. E del resto è palese come condividano un amore appassionato per l’arte sequenziale e le sue pause. La storia è assolutamente graffiante e graficamente è un piacere per gli occhi.  

Dopo un’ora e cinque minuti ci salutiamo con un arrivederci. Resta solo da andarsi ad ordinare quel famoso Martini Dry.  

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