riviviamo il nostro passato – auf wiedersehen, Pulcinella!

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Ci sono storie piene di azione, colpi di scena, eroi e personaggi sopra le righe e poi ci sono storie che toccano il cuore perché parlano semplicemente di sentimenti e di quello che ci sta a cuore: la famiglia.

L’autore, Luigi Formola ci racconta la sua di famiglia trasferitasi a Offenbach in Germania negli anni ’70: un padre e una madre del sud che cercano un futuro migliore lavorando da mattina a sera, due bambini ingenui e curiosi di scoprire un mondo nuovo.

La quotidianità e la stanchezza del lavoro contrastano con la gioia di vivere e la spensieratezza dei bambini, così come la neve copiosa contrasta con il sole dell’Italia. La fredda Germania sembra avere catturato anche lo spirito dei protagonisti sottraendoli alle loro emozioni e al loro amore vista l’impossibilità di vedersi durante il giorno a causa dei turni di lavoro. E non solo. C’è la difficoltà di una vita lontana dalla propria casa che emerge nelle telefonate soffocate nel pianto, senza dire la verità per non far preoccupare i genitori in Italia, c’è la difficoltà dell’instaurare rapporti di amicizia tra bambini che vedono il diverso come un ostacolo da evitare e non come opportunità di conoscenza. Si racconta di una settimana qualunque vicina al Natale eppure ogni giorno riesce ad essere speciale in vista del sabato al cinema per marito e moglie e per la festa di San Nikolaus imminente. Durante la settimana sembra che l’attesa del sabato insolito sia di buon auspicio per la madre che trova nel datore di lavoro un appoggio economico e un rapporto di fiducia lavorativo, mentre per i bambini la parabola è discendente e si trovano preda di piccoli eventi che li portano ad odiare la città tedesca.

I disegni da una parte ritraggono benissimo l’effetto delle luci e della neve della città ricreando quell’atmosfera fredda e distaccata, dall’altra riescono a dare il calore degli interni della casa grazie ai personaggi che la abitano. Grazie alla rappresentazione di alcuni sorrisi, atteggiamenti amorevoli, piccole scene quotidiane si vive insieme ai protagonisti una vita difficile, ma piena di piccoli momenti felici. Dai disegni traspare molta dolcezza della madre verso i figli e tanta euforia dei bambini con una grande sensibilità del disegnatore Antonio Caputo nel tratteggiare piccoli atteggiamenti importanti per capire i personaggi: dal modo di tenere la cornetta del telefono agli sguardi dei bambini felici.

L’ho letto in una notte e mi sono immersa totalmente in questa atmosfera di famiglia del sud, ritrovando in parte la sofferenza di mia madre che aveva lasciato tutto per spostarsi al nord con mio padre e quanto le telefonate siano state a lungo in quel periodo l’unico modo per sentirsi vicini con la famiglia di origine. Ho trovato, nella semplicità delle parole e delle scene, piccole cose che mi hanno emozionata e non nego di essermi commossa insieme alla bambina che piange in una vignetta (non dico altro per non spoilerare).

Si percepisce un voler bene ad ogni vignetta sia al passato e alla propria famiglia, sia ai valori semplici e al senso di vicinanza che sono riusciti a tramandare. Al di là della vicenda personale l’autore è riuscito a coinvolgere in una storia che tocca tutti perché fatta di emozioni e di semplicità. 

Nel fumetto si respira l’importanza delle piccole cose: caramelle e una cioccolata calda per buttare giù le cattiverie degli altri, una busta sotto un piatto, risate in una cucina al mattino presto.

Il segreto per riparare ogni danno sembra essere un abbraccio: quello dato ai bambini piangendo, quello delle partenze, quello finale di un uomo e una donna abbracciati che hanno scelto di stare insieme e per loro questo è ciò che conta.

Gloria

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