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Il fumetto è un media che permette di esplorare percorsi complessi, a volte inaspettati. In quella mescolanza di parole e disegni c’è il potenziale infinito di esprimere qualsiasi idea, a volte mescolandone in un melting-pot che può avere effetti letteralmente esplosivi. 

Succede così con P.T.S.D. una storia che mescola sensibilità francesi con suggestioni d’oriente e che pesca a piene mani da quella derivazione cyberpunk che prevede che città del sud est asiatico tentacolari e sviluppate in altezza facciano da palcoscenico a vicende che partono dal basso, dai quartieri umili, popolari, dagli anfratti nascosti e polverosi.  

In una strada come questa si aggira Jun, capelli rosa abiti da reduce, i modi bruschi la sensazione di essere una sopravvissuta. Perché Jun questo è, una reduce di una guerra che ricorda il Vietnam con le dovute proporzioni ma di cui non si fa nemmeno il nome. Nel corso di un’azione a lei ed alla sua squadra succede qualcosa di terribile.  

Lei sopravvive per raccontarlo ma per sempre segnata con una benda all’occhio e, come racconta il titolo, un disturbo da stress post traumatico. 

Guillalme Singelin racconta nella post fazione che ha sentito parlare della PTSD mentre si documentava per un’altra storia. La cosa che lo ha maggiormente colpito, racconta, è quanto sia difficile da diagnosticare, in cosa esattamente consista sviluppare un disturbo da stress post traumatico.  

Nella storia si parla di vittime di azioni di guerra, ma il disturbo non colpisce solo chi ha subito quel genere di stress. Le ragioni possono essere molteplici, ma vi posso garantire una cosa : nella realtà complessa e opprimente che molti di noi sono costretti a vivere, è una cosa molto più frequente di quanto possiate immaginare.  Per cui applausi a scena aperta per avergli dedicato una storia.  

Ora, Jun è la tipica vittima di guerra. Ed anche i suoi sintomi sono abbastanza da manuale, irritabilità, difficoltà a gestire la rabbia, stanchezza, incubi, incapacità a tenere legami saldi. Malgrado nei bassifondi si aggiri un gruppo nutrito di ex commilitoni ed anche alcuni degli abitanti del posto l’abbiano presa a cuore, Jun continua a voler vivere sempre in un perenne stato di allerta, e per farla stare bene ci sono solo delle pillole tranquillanti e, ad un certo livello, anche un po’ di pet teraphy. 

Incapace di dimenticare la sua guerra al mondo, Jun, comincia a prendersela con degli spacciatori che maltrattano lei e gli altri mendicanti e, piccole casuali gesta finiscono per scatenare una vera e propria guerriglia urbana. Jun non si tira indietro ed il suo animo distruttivo la tiene carica fino all’inevitabile epilogo.  

Che però non rappresenta la fine della storia. Tutt’altro. Nel mentre Jun sviluppa una seconda dote, oltre quella di infallibile cecchino, ed inizia a prendersi cura delle persone e si tratta di un percorso di redenzione e reinserimento nella società. Perché, pare, certi demoni non è proprio possibile affrontarsi senza fare affidamento sugli altri. Anche con il rischio di farsi o fare male.  

La storia è molto toccante, ma combina bene anche una forte controparte action che non appesantisce l’intreccio.  

L’influenza orientale presente nel tratto ha un valore aggiunto preziosissimo. Le tavole sono una meraviglia per l’occhio, pagina dopo pagina ci si perde in questi cieli stellati contornati da vestiti stesi ad asciugare e grattacieli con i condizionatori ad ogni finestra. Chiunque abbia fatto un giro per Honk Kong sa esattamente di cosa si stia parlando. Singelin carica lo scenario di mille dettagli ed il tratto, che rimanda in una certa misura a Masamune Shirow presenta un design appena deformed. Tranne nel caso di Jun che, forse perché è la protagonista, forse perché si sentiva bisogno di renderla differente in quanto protagonista, sono appena più accentuati. 

Non c’è un tratto sbagliato in tutta la storia ed il contesto è perfettamente definito. PSTD è un piccolo miracolo di globalizzazione fumettistica ed una storia destinata a lasciare il segno tra i volumi più interessanti di questo 2021. 

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