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Se si guarda fuori dai confini della fantascienza canonica, eliminando gli aspetti topici del sottogenere apocalittico, ci rendiamo conto che in anni recenti, è stato già detto praticamente tutto sull’argomento. Tricky l’avrebbe chiamata tensione di fine millennio. Solo che il millennio è finito ed iniziato, ma la sensazione che da qualche parte si nasconda un Gran Finale non si decide a levarsi di torno.  

Aspettiamo la fine, stanchi di una routine che i nostri genitori hanno voluto per noi? Probabile. Quello che è difficile è eliminare dei confini che, di fatto, esistono solo nella nostra mente. Basta aggiungere alla miscela uno o due elementi spiazzanti e potrete essere sicuri che il risultato sia esplosivo a sufficienza.  

Il primo volume di Prism, stilosissima opera di Matteo de Longis è proprio questa cosa qui. Il mondo, la vita sta soffocando grazie ad una piaga nera che viene dal mare. Visto che l’elemento chiave è la musica, nulla di male nel definirla Smoke in the Water. Anzi, l’ironia, come vedremo, è sardonicamente presente con risultati epici.  comunque, lo Smoke on the water minaccia la terra e solo le onde sonore sembrano funzionare come deterrente. E, anzi, più partono da lontano, più l’effetto sembra efficace.  

Proprio per questa ragione viene organizzata una missione spaziale particolare. A bordo del White Duke, non vi devo spiegare la citazione vero?,  una gigantesca astronave a forma di Stratocaster, viene mandato su una base lunare un super gruppo di musicisti accompagnato da un producer per preparare il concept album definitivo da sparare con super amplificatori contro l’oceano. Siamo all’inizio del viaggio, i musicisti sono appena arrivati quando iniziano i primi problemi comportamentali del gruppo che la storia si interrompe rimandando al prossimo volume.  

Gli elementi ci sono tutti, per una storia esplosiva ma, per darvi un’idea devo per forza parlare delle fonti. Il gioco delle citazioni è talmente tanto ampio che non si potrebbe altrimenti ignorare.  

Partiamo dallo Smoke on the water. So che è stata un’esperienza che lo scorso anno, in piena pandemia, mi ha davvero stregato, ma non posso non pensare al Death Stranding dell’omonimo videogioco di Hideo Kojima. Del resto il fatto che si annunci con un branco di capodogli spiaggiati non può che richiamare la mia attenzione. Al di là della scelta di nomi che riecheggiano nella mitologia del Rock ‘n Roll (smoke in the water, white duke), i riferimenti più ampi sembrano essere quelli derivanti dall’iconografia nipponica di matrice anime (ma anche manga). Il character design dei personaggi, il mecha design, sembra un incrocio da un video dei Daft Punk ed un anime dello studio Gainax, 2035 circa. Nell’armonizzazione delle tute spaziali con gli strumenti c’è un riferimento ai picchi di gamma che omaggia il leggendario Evangelion.  

La scelta stessa dei musicisti, dal guitar hero alla bassista bionda fino al tastierista islandese c’è tutta una serie di ammiccamenti a quella ricerca del super cool che è un elemento qualitativo di Matteo de Longis. Ci sono un paio di riferimenti ancora più azzeccati. Dal produttore un po’ in disarmo che somiglia molto a Morgan fino allo scienziato asceta lunare che è Battiato. E la, veramente, sono partiti quindici minuti di applausi. Viene anche inserito Adrian Fartade ad interpretare se stesso, youtuber e divulgatore scientifico.  

Tutti gli elementi di questo Burn! Convergono verso uno stile elegantissimo e vistoso, una sorta di glam punk che rimanda alla generazione Z prodotta da una MTV distopica.  e vi posso garantire che questa continua coolness, questa capacità di trovare gli elementi più leggeri e stilosi contribuisce a generare un senso di attesa per il secondo volume, davvero notevole.  

Matteo de Longis inserisce tantissimi elementi in questo contesto creando una miscela follemente ipercinetica. Tratto e colorazione contribuiscono a creare un amalgama eclettico che potrebbe fare di Matteo il degno erede di LRNZ.  

Interessante l’uso delle onomatopee che si esprimono in glifi secondo lo schema Triskelix. Ma in generale tutto in questa storia è esotico eppure familiare. Si tratta di confini, vi ricordate? Basta superarli, e quando si è fatto il giro completo, ripartire con una nuova, bellissima, iterazione.  

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