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Con questa quarta uscita , stando a quello che dice Kirkman nel commentario, i motori sono scaldati per bene e la serie comincia ad andare a pieno regime. In tutta onestà, non gli si può dare torto, è proprio dopo aver messo sotto terra Shane che il nostro simpatico gruppo di morti che camminano comincia il loro viaggio on the road che, nel giro di pochi episodi li porterà prima nel granaio di Hershel e poi infine nella prigione, grande vera linea di demarcazione della serie.  

La prima cosa da sottolineare sono i commenti poco eleganti che Kirkman fa parlando del cambio di testimone tra Tony Moore e Charlie Adlard. Al primo lo lega l’affetto di avere iniziato assieme (che non deve essere troppo ricambiato se capisco bene cosa c’è scritto tra le righe) dell’altro dice che avrebbe voluto tutta la serie disegnata da lui. 

Bè io forse vado in controtendenza, ma avrei preferito un TWD tutto disegnato da Tony Moore. Magari avrebbe avuto meno lungaggini e ripetizioni. Ma rendiamoci conto dello stile, per carità!  

Detto questo, il settimo episodio si apre con un flashback che ci racconta quello che tutti un po’ sospettavamo, ossia che Lori non ha impiegato molto a concedersi a Shane e che anzi, è stata proprio lei a fare il primo passo. Il flashback si chiude con il funerale di Shane e con Lori che sputa sulla sua tomba. Un po’ ipocrita non trovate ? Lo stesso Kirkman ammette l’ingenuità. 

Nelle pagine successive Dale continua a instillare il dubbio nel cuore del buon Rick, che ovviamente non la prende benissimo, visto lo stato interessante di Lori. Per consolarlo, lo appuntano finalmente leader della comunità, e così il viaggio sulla strada senza metà può finalmente cominciare. A parte un paio di personaggi, di cui solamente uno chiave, nessuno di loro arriverà alla fine della serie.  

Incontro importante del numero, quello con Tyrese. La sostituzione tra lui e Shane è quasi meccanica. Kirkman si rende conto che Rick ha bisogno di una spalla bad-ass e fino a quando non comparirà la katana di Michonne, continuerà a reiterare. Questo giro tocca al martello di Tyrese, che verrà detto il miracolato (dobbiamo arrivare alla prigione per quello però!) . Rick fa unire il piccolo gruppo al suo con una estrema facilità. Lori si preoccupa del dare fiducia troppo facilmente (alla buon ora!), ma a questo punto i giochi sono fatti. Il resto del numero è un viaggio alla ricerca di un buon rifugio. 

Il secondo episodio prosegue l’ondata picaresca, ma risponde quasi subito alla necessità di Kirkman di uno posto al sicuro da tutti. Il Wiltshire Estate è un complesso di simpatiche villette completamente circondato da mura. Come in tutti i film horror che si rispettano, i nostri arrivano nel cuore della notte e si accaparrano una casa liberandola come possono dai vaganti. Anzi, a proposito del termine : ero quasi sicuro che Rick, o qualcun altro, non usasse mai il termine zombie nella serie. Invece viene usato, eccome!  Il che ovviamente risponde alla concezione che ci siano film di zombi, in una serie di zombi!  

In ogni caso, cosa accadrà ai Wiltshire è materia per il prossimo numero, quello che rimane da valutare è che il posto assomiglia molto da vicino alla Alexandria della serie tv, forse più in scala ridotta. Ed anche il famoso cartello ‘don’t open dead inside’ fa la sua comparsa. Non è l’ospedale dove Rick si risveglia ma proprio in questa serie di villette a scrivere. 

A proposito di chi lo abbia scritto, Kirkman invita a leggere l’ascesa del Governatore, uno dei romanzi spin-off dove queste informazioni vengono diffuse al meglio.  

Ultima notazione interessante, tutti allegri nelle proprie stanze in una scena che non so perché mi ricorda il finale di Vacanze di Natale ’83 con Donna che entra dappertutto a dare plaid. Scopre pure Dale e Andrea che si danno da fare, ma, anziché criticare come suo solito, si ferma ad un sorriso sarcastico.  

Insomma ogni tanto, un po’ di pace, prima della tempesta.  

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