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Vasco Rossi è la quintessenza di quel tipo di trasgressione che in Italia si associa allo spirito del Rock. Inoltre, come la pastasciutta e la mozzarella a chilometro zero è un prodotto DOP e ancora oggi ha un bacino di fan impressionante pronto a seguirlo ovunque. Ancora oggi, legarsi al suo nome è qualcosa che può avere un impatto commerciale notevole.  

Quindi per Bonelli, interessante strategia di marketing.  

Ma il fatto che le sue canzoni siano state affidate alle autrici di punta più intelligenti della scuderia è una mossa di vero talento.  

Si comincia questo mese con Sally,  canzone presa da Nessun Pericolo per Te, 1996 circa. Canzone che ho sempre considerato come un Albachiara da non più così giovane e che viene affidato qui alle sapiente mani di Paola Barbato e Corrado Roi per un trattamento che più dylaniato non si può. 

Lo scopo dell’operazione è quello di prendere delle canzoni del Blasco nazionale e usarle con spirito di interpretazione per creare delle nuove trame per l’investigatore di Craven Road. E la Barbato qui compie un’opera magistrale nel lavorare su un testo molto toccante elaborandolo, prendendo alcuni spunti inalienabili (la vita è un brivido che vola via/è tutto un equilibrio sopra la follia, assume qui una connotazione completamente differente) ed agitando per bene fino a restituirci una storia dove vita e non-morte coesistono in un connubio di amorosi dissensi. 

Il concetto di base è quello dello smettere di sentire. Non le voci, non certo le offese del tempo, ma semplicemente le emozioni. Del rimanere slegati da questi fenomeni che ci conturbano lo stomaco fino a renderci schiavi di una nevrosi. L’assunto di base è talmente semplice da risultare puro. Una volta che smetti di sentire le emozioni, cosa ti impedisce di trasmettere la verità? 

L’elaborazione si basa su un concetto macabro che rimanda ai primissimi eversivo Dylan Sclaviano. Non voglio farvi spoiler rovinosi ma ci troviamo di fronte ad un siero alimentato a sospensione dell’incredulità che fa proprio questo lavoro. Certo, con un effetto collaterale, non troppo piacevole.  La vita di Sally, la ragazza del titolo e protagonista indiscussa della storia, chiederà a Dylan aiuto e per conseguenza il loro vagabondare per una Londra notturna e asfittica si intersecherà con una indagine di Rania che, neanche farlo a posta si connette con la continuity recente del personaggio (sempre ideata dalla Barbato), rimandando al rimorso per quella sorella persa tanti anni fa. 

Il contenuto emozionale di questo albo è davvero forte ed estremamente ben confezionato, ma la cosa che ha un maggiore impatto è proprio l’elemento narrativo. Il concept della storia meriterebbe di per sé una edizione gigante cartonata, ma quello che ne incrementa il valore in forma esponenziale è il comporta grafico affidato a Roi. Credo che nessuno come lui sappia rendere Dylan Dog un concentrato di stile classico e contemporaneo. Gli sguardi marmorei, le donne languide e sensuali popolano queste pagine con una leggiadria oscura che ben si adatta al ritmo notturno e dilatato. 

Gli scenari, carichi di dettagli e aspettative, mostrano una città (non-)viva e pulsante che accompagna le ombre dei personaggi che si allungano in una personale laguna di angoscia e disperazione.  

Infine, un’ultima encore per i dialoghi, freschi ed intensi, pieni di vita vissuta e con un peso specifico notevole. Un bel Groucho fa mostra dei suoi giochi di parole con un rigore da battutista che ben si integra nell’impianto narrativo.  

Questa storia non lascia alcun dubbio. L’intuito commerciale è centrato, ma la storia è un turbinio di emozioni che con parole e disegni rimanda ad un Dylan Dog che pur non essendo un integralista, finirebbe di diritto nei famigerati ‘primi 100’ . 

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