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il famoso cartello ‘don’t dead, open inside’

Eccoci al consueto appuntamento con The Walking Dead color Edition edizione SaldaPress. Siamo al quinto episodio del formato bonellide e mentre la storia procede mi rendo conto che determinate emozioni provate nel corso della prima lettura, ormai più di 10 anni fa, proseguono ancora oggi. Ci siamo lasciati alle spalle la relativa sicurezza della vita nel camper e proprio sul finire degli episodi precedenti i nostri eroi erano in un complesso di case che dava tutta l’idea di essere il posto più sicuro del mondo. Invece con un teaser che sarebbe poi stato ripreso nel primo episodio della serie televisiva,  era una trappola mortale.  

Il complesso era stato abbandonato perché è popolato di zombie. A questo proposito è interessante notare come Robert Kirkman nei primissimi episodi della serie non si faccia alcun problema a chiamare le creature, poi i vaganti, con il nome di zombie. Il che non fa che contribuire a far crescere il mio dubbio più atroce: ma nelle storie di zombie, esistono i film di zombie? 

Domande retoriche a parte, la situazione si fa drammatica e, dopo un inizio intimista, ben presto ci troviamo nel pieno dell’azione. Qui il buon Kirkman adotta una delle strategie che più ha utilizzato nel corso della serie, ossia eliminare quei personaggi che per tutta una serie di ragioni non riescono a bucare la pagina. Questa volta è il caso di Donna, la pettegola moglie di Allen, che dopo aver sparlato all’incirca di tutti per 9 episodi, finisce vittima della sua stessa curiosità. Gli zombie assaltano in quello che negli episodi successivi somiglierà ad uno sparuto gruppo, ma che a questo punto della storia, sembra ancora un pericolo concreto. per Rick e Tyreese l’unica via di fuga è rappresentata da un salto sul tetto del povero camper che a questo punto è un miracolo se resti ancora tutto assieme. 

Di nuovo in mezzo alla natura selvaggia, e in pieno inverno, la piccola tribù comincia a sentire i Morsi della fame. Ed è così che durante una battuta di caccia che vede coinvolti Rick, Tyreese e Carl, incontriamo il secondo Luogo Sicuro della serie. 

Se andiamo ad analizzare la routine narrativa di Kirkman, ci rendiamo conto che The Walking Dead è strutturato in una modaità propriamente ciclica: infatti, per tutto il procedere della serie i protagonisti non fanno altro che trovare un’altro Luogo Sicuro ,  nascondersi, incontrare un nuovo psicopatico e affrontarlo. In questo caso ci troviamo nella fattoria di Hershel, dove i nostri si ritrovano dopo il ferimento di Carl. 

Proprio in questa occasione, il bambino, ferito è da Otis che lo scambia erroneamente per uno zombie, che cominciamo a riscontrare i primi segni di squilibrio di Rick. Al posto che preoccuparsi della salute del figlio e cercare immediatamente aiuti, il nostro punta il revolver alla tempia di Otis, minacciandolo di morte certa per quello che è successo. Tyreese, che dopo Shane, e stato promosso al ruolo di migliore nuovo amico di Rick, di Hershel. 

Parlavamo di psicopatici, ed in questo caso e proprio Hershel a dimostrare di non avere troppo sale in zucca. Malgrado il ruolo di veterinario padre di famiglia e ospite, ammonisce tutti a non entrare nel granaio : affronteremo la questione nel prossimo episodio, ma è lì, dice, che tengono i loro morti. Ora, chi ha visto la seconda e la terza stagione della serie tv, sa che quel granaio mantiene uno dei segreti più strazianti di tutta la serie. Ma in questo caso, la storia si evolve una direzione differente, e mentre Sphie resterà viva fino all’epilogo (non mi sembra un grande spoiler!), l’idea di tenere un posto dove gli zombie pascolano liberi non è un’idea particolarmente brillante. 

In questo decimo episodio c’è un po’ di respiro intimista, di nuovo, e mentre il ruolo di Grillo parlante viene momentaneamente abbandonato da Dale, assistiamo ad uno scambio di idee tra Allen e Andrea davvero illuminante. Prima di tutto perché Andrea comincia a guadagnare spessore, e secondo poi, perché Allen, nel suo modo di gestire la rabbia emerge con una serie di pregiudizi non troppo lontani da quelli confezionati da sua moglie.  

Va sottolineato il rapporto morboso tra la figlia di Tyreese ed il fidanzato, su cui parleremo tra qualche numero, ed il fatto che lo stesso Tyreese cominci a legarsi a Carol, personaggio diversissimo dalla pazzoide badass che abbiamo imparato ad amare nel corso della serie tv.  Questo desta non pochi rancori in Glenn che a quanto pare aveva mire sulla bionda madre single. Mire che vengono completamente deviate nel momento in cui facciamo conoscenza di Maggie. Altro personaggio destinato a rimanere portante nel corso della saga ma che qui, non fa troppo la differenza da qualsiasi adolesciente nato stanco ed in vita per riposarsi. Solo che è lei a proporre a Glenn di essere amici con benefici. E lo so che qui vengono in mente i tre sceneggiatori di Boris (‘li famo scopà, così, di botto‘) , ma non siamo lontanissimi.  

Le note a margine, in queste volumetto ci riportano un Kirkman che, a parte alcune deviazioni minimale dal canovaccio poi riportato in pagina, resta abbastanza fedele all’idea originale.  

Nel complesso ci troviamo di fronte ad una storia portante del serial dove il cast comincia a definirsi in maniera chiaro e siamo oramai nel vivo dell’azione. E da qui a poco, grandi sorprese ci attendono. 

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