the walking dead color edition – take 6

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Ed eccoci al nuovo appuntamento con la riedizione a colori della celebre serie di Robert Kirkman. Ci siamo ormai lasciati alle spalle il periodo cartonesco di Tony Moore (che pure avrei preferito rimanesse per tutta la serie) e con esso le avventure nel camper. Al contrario, in questo numero come nel precedente, siamo nell’arco narrativo che ha come ambientazione il granaio di Hershel. Se leggete il commentario di Kirkman a fine numero, scoprirete che lui stesso si rammarica di non aver utilizzato una maggiore decompressione, riducendo tutto a pochi numeri. Se ricordate la seconda stagione televisiva, il tempo passato in fattoria era sin troppo e, probabilmente, i meme sui tempi morti della serie hanno avuto origine a quel punto. D’altra parte è anche vero che di molte stagioni TV si potrebbe tranquillamente vedere il season premiere, il mid-season finale ed il finale e capire comunque tutto senza perdersi nulla. Tradotto in altri termini, il giovane Kirkman sapeva molto meno come allungare il brodo raccontando storie interessanti e profonde, mentre il vecchio Kirkman lavora molto più di esperienza. 1-0 per il giovane Kirkman.  

I primi numeri di The Walking Dead, all’epoca, avrebbero potuto pure essere gli ultimi, e quindi, dovevano essere delle bombe a grappolo sequenziali. E devo dire, funziona molto bene. Il problema principale di questi due albi (11 e 12 della serie originale) è stata la confessione di Hershel nell’episodio precedente. È nel granaio che tengono i morti. Hershel non sa, e nemmeno Rick, cosa abbia causato questa situazione, meno che mai ne è chiara la reversibilità. 

Prima o poi sarebbe interessante leggere una zombie story in cui viene spiegata l’origine della pandemia. Lo faceva Romero coi suoi satelliti, e finora è la storia che regge meglio.  

In realtà la reazione di Rick, visto quello che il suo gruppo ha passato è tutt’altro che irragionevole e, anche se alza parecchio i toni, la sua richiesta di svuotare il granaio non è per nulla sbagliata. Ed infatti le conseguenze dell’insensatezza di Hershel non tardano ad arrivare. Tempo qualche giorno e, nel goffo tentativo di catturare un altro vagante (anche se a questo punto sono ancora chiamati zombie) porta ad una tragedia quasi biblica con un figlio zombificato di Hershel che assale il fratello (per tacere della sorella divorata da altri ospiti). Hershel sarà costretto a dare ragione a Rick che però non perde occasione per punzecchiare il vecchio fattore. Lo fa chiedendogli se i vicini sono per caso anche loro nel granaio e, peggio ancora, lo fa subito dopo chiedendo a Hershel le camere lasciate vuote dai figli in modo da potersi stabilire al meglio nella fattoria.  

Ora, non so se quella di Kirkman è una scelta consapevole, ma io in questo atteggiamento non ci vedo differenze sostanziali da quello di Negan : certo non c’è la follia e la cattiveria gratuita, ma alla fine si tratta pur sempre di prendere e pretendere sempre ciò che si vuole per il bene del suo gruppo.  

Fossi stato in lui non mi sarei preoccupato troppo della decompressione ma di approfondire questo aspetto psicologico di Rick che, da quando è stato proclamato laeder della comunità continua a muoversi come il prescelto da dio.  

Volete un esempio? Carl è ferito in questo arco narrativo per cui dorme al caldo e Lori è incinta, per cui ha senso che stia in casa anche lei. Ma lui? Perché non cedere il posto alla piccola Sophie per esempio? O a i figli di Allen? 

Cose su cui riflettere. 

Altrettanto interessante è la scena finale tra Hershel e Rick. Quando il secondo tira troppo la corda, Hershel gli indica la strada e per convincerlo gli punta pure un’arma contro. Nulla di sbagliato per il selvaggio west ma Rick si convince a desistere solo dopo aver notato un piccolo particolare. Il piccolo Carl, poncho e cappello da cowboy, ha già messo mano all’arma. E al fine di evitare uno Shane bis, sono tutti contenti di andarsene alla ricerca di nuove avventure. 

Per il resto siamo nel pieno di una serie di love story più o meno durevoli. Tyrese e Carol, e sappiamo che succederà, la figlia di Tyrese ed il fidanzato, e sappiamo che succederà, Dale ed Andrea, che fanno molta tenerezza, Glenn e Maggie, e quella è la sorpresa. Dopo un numero passato ad essere friends with benefits siamo arrivati alla storia d’amore. Al punto che Glenn abbandona momentaneamente la comitiva pur di stare con lei. 

Passerà qualche settimana prima di farli rincontrare e nel mentre sappiamo che l’ombra del Governatore si sarà già allungata su di loro.  

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