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Cosa ci vuole per scrivere un blockbuster? C’è una ricetta funzionale che possa mettere tutti gli ingredienti al posto giusto? Bisogna che ci sia azione, e molta. Deve esserci il giusto grado di introspezione. Il nostro eroe dovrà affrontare un momento di debolezza, un rifiuto della Chiamata per così dire. Poi serviranno i comprimari giusti, atti a motivare l’eroe ma anche a posizionarlo nella giusta angolazione morale. Serviranno degli avversari così potenti da definire l’eroe e dotati del giusto carisma da renderli misteriosi ed interessanti. Un mistero, quello non deve mancare, che permetta a tutti di sapere che la questione non finisce nello spazio circoscritto dell’avventura in corso.  

Non sono poche, le cose da tenere a mente.  

Il dream team di Bugs Comics, Filadoro, Savegnago e Fumasoli riesce nell’intento creando una cornice particolare per quello che è, sì un punto di svolta per la serie ma anche un accessibilissimo entry point per tutti i nuovi lettori.  

In Duncan, la storia prosegue esattamente dove l’avevamo lasciata il mese scorso (di quanto è accaduto, ne parlo qui). Samuel arruolato in Singularity per affrontare quella che sembra davvero l’apocalittica conclusione della vita come la conosciamo. Uno squarcio attraverso le realtà sta per fare arrivare un eresiarca da Legione e l’area colpita è diventato un ricettacolo di entità in grado di possedere chiunque si avvicini.  

In questo caos primigenio Samuel ha tentato un primo contatto fallendo miseramente. Ma la cavalleria sta per arrivare.  

Permettetemi però di aprire una parentesi. Sapete che forse rischio di essere monotematico, ma mi piacerebbe sapere (e dovrò chiederlo al dream team in una prossima intervista) se la scelta di rendere un alleato di Samuel praticamente identico a Mads Mikkelsen non sia un omaggio a quel capolavoro senza pari di Death Stranding . Perché c’è davvero una forte risonanza estetica tra quello che accade nella parte centrale dell’albo ed il capolavoro per Playstation 4.  

La suddetta cavalleria sarà composta da entità angeliche e, ad un certo punto una considerazione chiara e forte lascerà spazio a moltissime speculazioni. Una parte, forse entrambe, vogliono la guerra aperta. E questa forse è la considerazione più interessante per la terza annata di Samuel Stern. Un’altra, per nulla accessoria è  che nulla è come sembra e dietro Legione si cela qualcosa. Qualcosa che va oltre la percezione filosofica dell’essere umano. E la cui conoscenza non ci è data ancora di sapere.  

Nel mentre cosa succede a Duncan? Lo avevamo lasciato sconfitto, disperato davanti ad una ragazzina posseduta. Incapace di fare quello che a Samuel riesce forse sin troppo naturalmente. Non lo troviamo meglio. I suoi vecchi occhi adesso gli permettono di vedere il male, ed il male, ovviamente, vede dentro di lui. Duncan dovrà affrontare il suo personale viaggio nell’oscurità, che non voglio rovinarvi. Mi basta dire che le note più introspettive ed intime vengono lasciate alla scoperta del suo passato che finalmente ci viene mostrato in maniera più ampia. Scopriamo dell’IRA e dell’ira (perdonatemelo questo gioco di parole). Dell’inizio del suo viaggio e di quella sua motivazione che ancora, decadi dopo, lo spinge ad essere quello che è. 

Più di ogni altra cosa, questo albo è la celebrazione dell’amicizia di Duncan e Samuel. Un rapporto stretto che, finalmente dopo sei mesi, si rinsalda, mostrando la forza vera di questa storia. L’empatia, il potenziale umano che permette a Samuel, coinvolto in un conflitto su scala universale, di guardarsi indietro e cercare di portare aiuto all’unico essere umano che lo ha accolto quando era un relitto.  

Una storia di questo genere non può ovviamente prescindere da un comparto grafico eccezionale. E le matite, incredibilmente morbide, di Luca Lamberti, sono esattamente quello che ci vuole per rendere questa storia moderna e fruibile. Il taglio della pagina assume connotazioni estremamente cinematiche. Il suo punto di forza sono le espressioni, soprattutto in Samuel, di cui rende perfettamente gli occhi tristi da cane bastonato e lo sguardo determinato di chi non ha nulla più da perdere. Ma di questo episodio applaudo maggiormente la sequenza iniziale con l’apparizione della ‘cavalleria’ e, soprattutto il flashback di Duncan nel villaggio. Quel suo incedere dalla natura incontaminata all’equilibrio con l’umanità fino al raggiungimento della tenda, e dell’incontro all’interno. Tutto è terrificante ed evocativo.  

La capacità di scrittura del dream team è semplicemente fuori scala. Ognuno dei tre riesce a contribuire creando qualcosa che è maggiore della somma dei singoli componenti. Marco Savegnago è l’elemento umano, l’empatia, l’interconnessione. Gianmarco Fumasoli è la violenza visionaria e cinematica. Massimiliano Filadoro è la componente filosofica ed esoterica.  

In più, e non è una cosa da tenere troppo poco in conto, questo numero contiene un finale di uno sfacciato che meraviglia. La quintessenza della confidenza in sé. 

Parlavamo di ingredienti e formule scientifiche per il successo. Esiste tutto in modo razionale e deterministico. Poi però bisogna aggiungere l’imprevedibilità umana e la capacità di stupire in un formato che, in ottanta anni di storia, ha detto praticamente tutto.  

E riuscirci così maledettamente bene non è una qualità affatto banale.  

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