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Chi mi conosce da vicino sa bene che ho un’indole tendente alla malinconia. Non sono Bud Spencer, non mi servono due galloni di birra per diventare nostalgico. Basta molto meno, e ieri ho avuto il mio assaggio della madeline Proustiana.  

Mi è stato infatti recapitato a casa un volume dedicato alla Silver Age del fumetto Marvel in Italia, un progetto nato su una pagina Facebook e diventato realtà grazie a Kickstarter. Ma che se non avesse avuto dietro la mente ispiratrice di Marco Sabatino (trovate qui tutte le info per contattarlo e reperire il libro) probabilmente sarebbe rimasta una semplice idea da chiacchierata al negozio di fumetti. Invece è diventato un progetto molto concreto di cui io ed i miei partner di Comics Talk e Comics Generation abbiamo avuto il piacere di seguire gli sviluppi sin dallo scorso maggio (qui per i dettagli).  

In sostanza il volume è un index di tutte le pubblicazioni a contenuto Marvel di quell’epoca che ha seguito la grandeur Corno, fino al climax della nascita di Marvel Italia. Sono pochi anni, dal 1986, anno del cambiamento al 1994, primo step di un universo in continua espansione. 

Per questi otto anni, mese per mese, il volume contiene le cover di tutti gli albi usciti. Si tratta di vestigia in cui a dividersi il mercato erano ben quattro case editrici, Play Press, Star Comics, Comic Art e Max Bunker. Tutte con una proposta differente, tutte armate di un parco testate animato da grandi intenzioni e fortissima personalizzazione. Ancora adesso, dopo più di trenta anni, ricordo la differenza tra uno spillato Star, carico di note e di informazioni, ad un brossurato da sessantaquattro pagine Play con molte meno informazioni ma con materiale più recente ed accattivante.  

Tracciare la storia editoriale di queste quattro case editrici è probabilmente materia di futuri articoli. Cercare di capire quali possano essere le ragioni dietro ad alcune scelte editoriali sembra difficile. Una su tutte, su cui mi interrogo da sempre, cosa porta una casa editrice a selezionare, in un momento in cui il 95% dei diritti dei personaggi Marvel è libero, Iron Man, DP7, Nuovi Mutanti e the ‘Nam come serie di esordio ? Fermo restando che tre su quattro mi sono rimaste nel cuore e che forse la scelta di scommettere sulle novità non era manco troppo azzardata. La Star era la continuità col passato, la tradizione. La Play era il nuovo che avanzava. 

In mezzo a tutto questo c’eravamo noi, con l’età giusta per iniziare a leggere i fumetti, quasi del tutto ignari della leggendaria Corno. Una nuova generazione pronta a portare il titolo di nerd quando ancora non era figo farlo. Gli ero Marvel noi li avevamo visti in tv in quei pochi, miseri cartoni animati che venivano trasmessi perlopiù sulle reti locali. Comprare un fumetto all’epoca rappresentava un vero e proprio atto di fede, ogni pagina una nuova scoperta, una sconfinata frontiera della fantasia dove potersi muovere a briglia sciolta governati solo dalla bussola della continuity. Bussola squinternata visto che le case editrici sembrava facessero a gara ad incasinare le vicende editoriali dei vari personaggi per il gusto di guadagnare qualche lettore in più. Stiamo parlando di un’epoca senza internet, dove il solo modo di sapere qualcosa sulla Casa delle Idee era affidarsi a qualche parente che faceva un viaggio in America. Già perché pure le fumetterie cominciarono a diffondersi un po’ dopo. 

Rivedere tutta quella valanga di pubblicazioni è un tuffo al cuore in un mondo dove i problemi da risolvere erano più semplici. A sfogliare quelle pagine, me le ricordo tutte, ogni storia, ogni tavola. Quando c’erano meno pubblicazioni ed il tempo libero era di più, ogni albo lo rileggevi decine di volte, te li portavi al mare, studiavi ogni storia per cercare di carpirne i segreti ed i singoli riferimenti.  

Anche se credo di potermi definire un Marvel Fan dal numero 23 dell’Uomo Ragno, il primo, comprato in un’edicola durante una piovosa Pasqua a Firenze (un numero che univa classico e moderno e che ospitava Giorni di un Futuro Passato, la mia prima storia degli X-Men e da sempre la mia preferita) io posso dire di essere stato là dagli albori. Se quel numero 23 rappresenta un simbolo, l’idea che avrei continuato e che non era una semplice casualità la lettura di tutte quelle pagine colorate, io leggo fumetti da quando la silver age è iniziata.  

La prima pubblicazione a portare orgogliosamente il logo Marvel in copertina era il numero 1 dei Transformers comprato a Bracciano un martedi che Topolino non si decideva ad arrivare. Ho consumato quel numero e tutti quelli che seguirono, e non so ancora spiegarmi se fosse tutto nel mio DNA, ma avevo trovato la mia tribù. 

Rileggere quella storia, è ricordarsi della propria storia, delle proprie origini e passioni. E non ringrazierò Marco Sabatino mai abbastanza.  

Ryo Flywas

un nerd che si racconta ai nerd. Scrivo per passioni (al plurale). Conduco il the Flywas Show tutte le sere, venti minuti a sera. il mio sogno? la perfetta collezione di cultura nerd!

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