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The Batman, il film che segna la rinascita DC al cinema

L’attesa per il nuovo film di Batman era spasmodica: mesi e mesi di voci incontrollate, rumor e immancabili polemiche legate alla scelta del protagonista non hanno fatto altro che accendere sempre di più la voglia di vedere questa pellicola, soprattutto dopo gli ultimi, riuscitissimi trailer.

Bene, dopo aver visto il film in anteprima – e qui, doverosamente ringraziamo Warner Bros. Italia per il cortese invito – possiamo affermare senza tema di smentita che il film immaginato da Matt Reeves è assolutamente e totalmente promosso. Robert Pattinson si è rivelata un’ottima scelta, questo ci teniamo a dirlo subito per sgomberare i pochi dubbi che dovessero esservi rimasti. La sua interpretazione di Bruce Wayne, così schivo e malinconico, è perfetta. Qui non ci troviamo di fronte a qualcuno che finge di essere un playboy, ma a ad un ragazzo con una evidente sindrome di stress post traumatica, che preferisce starsene rintanato nel suo castello, piuttosto che ricominciare a vivere dopo il brutale assassinio dei suoi genitori davanti ai suoi occhi, quand’era piccolo.

Ma ovviamente il massimo lo da quando indossa il costume: in quel momento diventa un altro, si fonde con l’oscurità, diventa l’incarnazione stessa della vendetta: Batman. Un Batman giovane, al secondo anno di attività tra le strade di una Gotham City mai così bella e maledetta, piena di corruzione e crimine, marcia fino al midollo. L’intuizione del regista, che si discosta parecchio rispetto a tutti gli altri adattamenti cinematografici realizzati sul Cavaliere Oscuro, è quella di calare il personaggio in una storia noir, abbandonando le ambientazioni supereroistiche per sfruttare il lato investigativo dell’animo di Batman (ricordiamoci sempre che ha esordito su una testata chiamata Detective Comics e che in molti pensano che lui sia il più grande detective del mondo), aspetto che finora era stato poco esplorato al cinema.

Serviva una buona storia, oltre che un buon cast e Matt Reeves – che evidentemente ha studiato parecchio sia il personaggio che le saghe più importanti – è riuscito nell’incredibile impresa di realizzare un film dai toni decisamente adulti e maturi (non è certo un film consigliato ai minori di 13 anni). Fare un film sul Cavaliere Oscuro come gli altri non avrebbe avuto davvero senso, questo il regista lo sapeva. E allora me lo immagino mentre guarda e riguarda quel simbolo, alla ricerca di un’ispirazione, che poi è arrivata in modo tanto naturale, quanto ovvia: Batman è il più grande detective del mondo, dunque perché non calarlo in una storia dalle forti tinte thriller?

Perché non provare ad affacciarsi dalle parti di opere intense come Seven? Perché non prendere spunto anche da Fight Club? Film ormai entrati di diritto nella storia moderna del cinema, sui quali almeno un paio di generazioni hanno iniziato a costruire il proprio immaginario. A Reeves è stato dato un foglio bianco, ha l’occasione di ripartire da zero, di ricostruire la leggenda di Batman per questi tempi dannati e oscuri. Per farlo, ha dovuto rompere con il passato e la scelta di un attore come Robert Pattinson va proprio in quella direzione: qui ci troviamo di fronte a un Bruce Wayne ferito, spezzato, che probabilmente soffre di una sindrome post-traumatica da stress, che non si è MAI realmente ripreso dal brutale omicidio dei suoi genitori (che viene più volte evocato, ma senza essere messo in scena: in fondo è un qualcosa che abbiamo visto mille volte, sappiamo bene cos’è successo). Questo Bruce Wayne non è un playboy, è semplicemente un ragazzo arrabbiato, che vuole vendetta, che non trova pace.

Ma nello splendido film di Reeves non c’è solo Batman: accanto a lui troviamo una strepitosa Zoë Kravitz nei panni di una Catwoman davvero centrata e assolutamente in linea con il personaggio visto in Batman: Anno Uno e soprattutto Batman: Il Lungo Halloween, due delle referenze più evidenti da cui hanno pescato per tratteggiare un personaggio che si rivelerà importantissimo nello sviluppo della trama. L’attrice dà sfoggio di grande bravura, riuscendo a tenere la scena in modo magnetico, soprattutto nelle scene più intense.

Sarà amica o nemica del nostro eroe? Questo non ve lo dico, è bene che lo scopriate da soli andando a vedere il film…

Passiamo ora a Carmine Falcone (che ha le fattezze dell’inossidabile John Turturro), uno dei boss più potenti della città, che scopriremo avere non pochi legami con la famiglia Wayne… una famiglia che inizieremo a vedere con altri occhi e che forse non era esattamente come ce l’avevano raccontata. Almeno in questo mondo, chiaro. Anche in questo caso, per il personaggio si è attinto a piene mani da The Long Halloween di Loeb & Sale e la scelta non sarebbe davvero potuta essere migliore.

Chi non c’entra assolutamente niente con i fumetti, è invece l’Enigmista, interpretato da un Paul Dano che riesce a rubare la scena a tutti gli attori del film, dando sfoggio di una bravura davvero fuori dal comune. Ottima la scelta di affidargli un ruolo così importante, che per questo adattamento è stato letteralmente stravolto: i lettori di fumetti stenteranno a riconoscere il buon vecchio Edward Nigma, che qui è stato remixato con Hush (a cui deve la particolare – e inquietante – maschera) e con un altro Enigmista, quello di Saw. Il risultato è una figura disturbante, che agisce senza pietà, che mostra una cattiveria spaventosa al pubblico.

Il suo scopo è impressionare Batman, togliere il velo d’ipocrisia che circonda alcune classi sociali di Gotham, far vedere a tutti il marcio in cui vivono più o meno consapevolmente.

E nel farlo farà scorrere sangue a non finire.

Fortunatamente, però, Batman potrà contare su un ristrettissimo gruppo di aiutanti. Il primo, neanche a dirlo, è Alfred (Andy Serkis), La figura più simile a un padre che Bruce abbia mai avuto ha qui un ruolo minore rispetto ad altre volte, ma ogni volta che compare, si fa sentire eccome. La sensazione è che non sia stata esattamente quella figura amorevole tratteggiata da Nolan nella sua trilogia, ma neanche il cinico aiutante visto nei film di Zack Snyder. Questo è un Alfred tutto nuovo, che però ricorda molto quello a cui siamo affezionati e che nonostante debba portare il fardello di segreti molto pesanti (no, non mi riferisco “solo” all’identità segreta di Batman), sarà sempre il miglior supporto possibile per il nostro eroe.

Oltre a lui, ovviamente c’è Jim Gordon, figura fondamentale del mito batmaniano a cui anche Nolan (ormai ufficialmente pietra di paragone per chiunque voglia confrontarsi con il Cavaliere Oscuro) aveva dato notevole risalto. Non sappiamo molto di questo detective (non è ancora stato promosso al grado di commissario), è un poliziotto che cerca di fare il suo lavoro, ma in una città come Gotham è forse la cosa più difficile del mondo. Tra corruzione e criminalità dilagante, essere un poliziotto onesto è quasi un controsenso. Perché sbattersi tanto quando c’è una strada spianata per avere soldi e vivere tranquilli? Perché rischiare il collo tra le strade, quando con qualche stretta di mano potresti dormire sonni tranquilli? Jeffrey Wright ci regala un grande Gordon, la spalla perfetta per un Batman che non ha solo bisogno di un alleato, ma anche di qualcuno che ogni tanto provi a frenarlo.

Oltre a lui, ritroviamo anche il Pinguino, sotto le cui trasfigurate fattezze si nasconde un Colin Farrell davvero irriconoscibile. È il proprietario dell’Iceberg Lounge, uno dei club più malfamati della città, in cui orde di criminali e mafiosi si ritrovano. Non esattamente il posto migliore di Gotham, ma certamente uno di quei locali da cui passano soldi, droga e decisioni importanti. Ho particolarmente apprezzato il fatto che Farrell abbia scelto di fare un’interpretazione meno caricaturale e lontana anni luce da quella – ormai storica – di Danny De Vito che ha segnato in modo indelebile il secondo film di Tim Burton. Non aveva senso fare oggi quel tipo di villain ed è stato intelligente puntare su altri aspetti del personaggio, almeno a mio modo di vedere.

Spesso nei film di supereroi la colonna sonora ha un aspetto quasi secondario, ma non qui: ogni apparizione di Batman viene sottolineata dalle note di Something in the Way dei Nirvana, quasi a sottolineare l’anima grunge, “sporca”, di questa pellicola. Quelle rare volte in cui vediamo il volto di Bruce Wayne, invece, vediamo una persona malinconica, con lo sguardo quasi vuoto, assente. Bruce Wayne esiste solo per permettere a Batman di avere un corpo, non è nient’altro.

La regia e la fotografia ci regalano scene che resteranno scolpite nella nostra memoria (l’inseguimento tra Batman e il Pinguino è già diventato iconico, con la macchina di quest’ultimo che si ribalta e il Cavaliere Oscuro che si avvicina a passo lento, ma imponente, con la musica che cresce sempre di più, fino a scuoterti le viscere).

The Batman è un film che non ha fretta: si prende i suoi tempi, scava a fondo nell’animo di ogni personaggio e ti trascina al centro dell’azione quando meno te l’aspetti. Non è un film lento, ma è un film ragionato, lontano anni luce da qualunque altro cinecomic, che guarda verso l’orizzonte di un futuro cupo. Ma per cui vale la pena combattere.

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