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Mettere la parola fine è sempre difficile. Per me, che sono un amante appassionato della serialità è quasi impossibile. Ci posso provare, giuro che mi sforzo. Ma la verità è che ci sarà sempre il momento in cui mi porrò la fatidica domanda : e poi, che cosa succede ? 

È la stessa cosa con questo quarto volume di 10 Ottobre.  Paola Barbato e Mattia Surroz sono stati capaci di orchestrare una storia con un tasso altissimo di morbosità verso la morte, tale da portare indietro vecchie reminiscenze di Six Feet Under. Ma quella targata Bonelli, è una storia che non ti aspetti. Nascosta dietro una apparente semplicità della narrazione, un gruppo di rivoluzionari vuole  inibire il gene della morte programmata da una futura generazione in modo che i fondamenti stessi delle società in cui vivono vengano meno, si cela una foresta di ansie e punti interrogativi. 

Ora che l’Audace gruppo (perdonatemi il gioco di parole) è arrivato al termine della sua missione, le cose che vorrei sapere sono molte di più. Maledizione, si parla di una società senza che questa Società, questa leadership politica abbia un volto da odiare. Ed io di quel volto vorrei conoscerne la storia e comprenderne le motivazioni. Certo, obietterete, non è quello il punto. Ed infatti non lo è, ma porca miseria, si tratta di curiosità morbosa, Paola e Mattia, avete creato un mondo così dannatamente interessante che ora voglio sapere tutto e di più! 

Le conseguenze psicologiche di vivere una vita senza allarmi e sorprese, mai come in questa storia sono chiare. Certo, c’è la rogna psicologica di dover affrontare una serie di compleanni che potenzialmente non si potrebbero superare, ma il fatto che sia una condizione condivisa da tutti, la rende quasi accettabile.  

Quello che non è chiaro è cosa farci di un mondo dove non ci sono allarmi né sorprese. La mancanza di senso in una vita dalla quale sono stati smussati tutti gli angoli possibili, la rende decisamente poco appetibile. E Poi arriva una considerazione molto chiara, fatta da Denice, la mente del gruppo. Se la scienza può eliminare ogni tipo di malattia ma ti costringe comunque a morire a comando, non è una scelta sensata, ma omicidio.  

La cosa pazzesca è che a voler fare un’attenta disamina degli equilibri e del controllo delle nascite, probabilmente si trova pure una certa logica, e controbatterla a quel modo potrebbe essere percepito come una metafora del populismo galoppante che abita questa decade. Ma la cosa bella della prosa della Barbato, è che non da giudizi. Con un implacabile analisi naturalista, si limita a mostrarci l’asetticità di questa esistenza. Ed il tipo di anticorpi che una vita come questa può generare. 

Il volume prosegue esattamente da dove si concludeva il precedente (potete trovare qui le altre recensioni) , Denice e i suoi ragazzi si sono addentrati nel centro di fecondazione artificiale e ora non c’è davvero più tempo per le strategie, la missione è definita, l’heist deve essere compiuto. Rimane la tensione calcolata della scadenza dei membri del gruppo nell’intervallo di tempo necessario al compimento della missione (perché scegliere tutte persone in scadenza lo stesso giorno? Per evitare testimoni?) . C’è una sequenza iniziale che toglie il fiato. E poi, il compimento del piano su cui non voglio darvi anticipazioni. 

Resta una sequenza finale, sospesa, che ci lascia liberi, metaforicamente, di decidere come finirà, senza cesure programmate. Meta-metafora di tutto il tema principale, e nota dolcissima e amara contemporaneamente. 

In tutto questo Mattia Surroz vira il suo color script sul verde, scegliendo tinte ansiogene che però contribuiscono a fornire raziocinio anche alla morte di alcuni tra i protagonisti. Il tratto morbido dei personaggi, in queste ultime pagine prende connotazioni più decise. Corsa contro il tempo e tensione sono due elementi che trasmutano i lineamenti dei personaggi, spingendoli in una direzione cinetica e ipertesa.  

La componente grafica si amalgama alla perfezione al continuum generato dalle idee della Barbato, che portano a riflettere, spingendo il nostro ego oltre l’orizzonte degli eventi e definitivamente immedesimato in una situazione che ha tutta la consistenza di una truffa molto poco divertente. 

L’unica vera critica, è che, a quanto ne so, non si tornerà più in questo mondo. Mentre, al costo di ripetermi, si potrebbero approfondire molti elementi che ne compongono il continuum narrativo.  

Ryo Flywas

un nerd che si racconta ai nerd. Scrivo per passioni (al plurale). Conduco il the Flywas Show tutte le sere, venti minuti a sera. il mio sogno? la perfetta collezione di cultura nerd!

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