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L’anno che si è appena concluso è stato molto particolare. Ricco di eventi, ma soprattutto ricco di tempo in casa a leggere, guardare serie, ascoltare musica. Ce ne è stato davvero per tutti, la pandemia, per chi nutre qualche passione che può consumarsi tra le mura domestiche, non ha rappresentato così tanto del tempo perso. Personalmente ho avuto tempo per migliorare, molto, la mia chitarra, il disegno ed il mio francese. Data la frammentarietà del tempo libero ho visto una marea di serie TV e letto parecchi fumetti. Assenza gravissima, pochi film visti e nessuno al cinema.  Anche la lettura di libri usciti nel corso di quest’anno è stata molto limitata. La pandemia ed il lockdown hanno cambiato le mie abitudini almeno un po’. Mi hanno reso un po’ più metodico e tremendamente voglioso di perdere qualche ora girovagando in una libreria di una grande città (meglio se straniera, tanto per tornare a viaggiare!)  

Qui sotto trovate le varie categorie in cui mi sono espresso. Valutazioni assolute? Assolutamente nessuna, ma come al solito tantissima curiosità per esplorare strade inaspettate. Naturalmente c’è molto, ma non c’è tutto, perché di cose meritevoli, quest’anno, ne sono davvero uscite a migliaia.  

Manga 

  1. Gon Ristampa – Masashi Tanaka – JPop 
  1. Lone Wolf & Cub Omnibus – Kazuo Koike e Goseki Kojima – Planet Manga 
  1. 17 anni – Seji Fujii e Yoji Kamata – Jpop 
  1. An invitation from a Crab – Pampanya – Star Comics 
  1. Princess Maison – Aoi Ikebe – Bao Publishing 

I fumetti del Sol Levante, forse per la loro rinnovata esoticità, hanno rappresentato una grande fonte di interesse e di evasione. Da sottolineare la presenza di tante ristampe tra le mie scelte. Non è un segreto che prediligo le produzioni di almeno un pio di decadi fa. Eppure le atmosfere oniriche di Pampanya e di Aoi Ikebe mi hanno saputo rapire facendomi vagare davvero lontano lontano 

Fumetti Italiani 

  1. Samuel Stern – Bugs Comics
  1. Tex Willer – Sergio Bonelli Editore
  1. Dampyr – Sergio Bonelli Editore
  1. Dylan Dog – Sergio Bonelli Editore
  1. Mister No (ristampa a colori) – If Edizioni

Il fumetto popolare italiano ha prodotto materiale con standard elevatissimi quest’anno, e molto del materiale uscito ha fatto da apripista per volumi ricchissimi di dettagli e curiosità. Indubbiamente è stato l’anno di Samuel Stern, con le sue storie degne di mistero e di riferimenti dettagliati e colti, pur mantenendo uno spirito leggero e di intrattenimento. Brava Bug Comics! 

Tex Willer è stato una piacevole sorpresa, tavole ultra dettagliate ed avventura super adrenalinica. Dampyr da anni rappresenta una garanzia e gli omaggi Lovercraftiani di quest’anno hanno davvero solleticato la mia curiosità. Molto bella l’idea di una ristampa a colori delle prime storie di Mister No firmate Nolitta, erano anni che aspettavo un’occasione così. Dylan Dog è il fumetto dei mille preamboli, potenza generazionale e attitudine modernista. Grandissimi soprattutto Barbara Baraldi e Sergio Gerasi.  

Graphic Novel  

  1. L’Aida – Sergio Gerasi – Bao Publishing 
  1. Il Segreto del Cigno Nero – Paco Roca – Tunué 
  1. Dragon Hoops – Gene Luen Yang – Tunué  
  1. Pazzia – Giovanni Jioke Dell’Oro – Edizioni BD 
  1. Scheletri – Zerocalcare – Bao Publishing 

Miglior rilettura – L’Eternauta di Héctor Germàn Oestherld e Francisco Solano Lopez – 001 Edizioni 

Cercare di concentrare un anno in poche letture in volume è impossibile, non difficile. Per cui comincio dalla migliore riscoperta, quell’Eternauta, che inizia in una casa completamente isolata dal mondo, letto tra febbraio e marzo a testimoniare che i giorni passati in smartworking senza poter uscire per vedere gli amici o andare in palestra hanno lasciato un segno. Pazzia e le sue Creepy Pasta è stato un piacevole divertissement di quest’ultima parte dell’anno. Scheletri mi ha prodotto una incredibile sensazione : ondeggiando pericolosamente tra capolavoro e baratro fino alle ultime battute, mi ha convinto, e convinto bene, per un soffio. Dragon Hoops è il capolavoro oche non ti aspetti, lo sport spiegato da un nerd ai nerd fa uno strano effetto, ma funziona soprattutto sapendo che è una storia tutta vera. Paco Roca è una certezza. Ho letto molti suoi libri quest’anno, ma l’ultimo è sempre quello destinato a rimanere nel cuore. Un ottimo modo di raccontare una storia con una radice europea senza precipitare nel colossal d’oltreoceano. Bravissimo. L’Aida rapisce il cuore. Lo fa con una MIlano colorata a ‘tinte acido sintetizzatore’, raccontando il male di vivere ed il piacere di rinascere. Una storia che osa, e coinvolge fino alle ultime battute. Lasciandomi spazio per qualche piccola mia teoria degna di Palahniuk. 

Serie TV 

  1. Tales From The Loop – Amazon Prime 
  1. Unhortodox – Netflix 
  1. I am not okay with this – Netflix 
  1. The Crown  – stagione 4 – Netflix 
  1. La regina di Scacchi – Netflix 
  1. Mandalorian  – stagione 2 – Disney+ 
  1. Westworld – stagione 3 – Sky 
  1. Mayans – Stagione 2 – Sky 
  1. Sex Education – stagione 2 – Netflix 
  1. Non voglio Cambiar Pianeta – RaiPlay 

Delusione : Dark – stagione 3 – Netflix 

Meraviglia assoluta – SF8 

Ho perso il conto delle serie che ho visto quest’anno. Non è vero mi sono fermato ad un soffio da 40. Per cui trovarne solo dieci valide è stata un’impresa, ma ho cercato di concentrarmi sulle prime visioni. Cominciamo dalle delusioni : Dark. Finale inconcludente e caotico, pessima sensazione di aver creato un’architettura geniale senza aver idea di come concluderla. Male dovrebbe essere quello il punto di partenza. Jovanotti mi ha fatto venire voglia di viaggiare, anche in maniera scomoda, in un mondo in cui non si poteva più. Delle cose che ho appreso ne potrei fare un libro. Sex education e I am not okay with this mantengono la stessa ironia e la stessa potenza evocativa squisitamente indie. Peccato che solo una sopravviverà in una nuova stagione. Mayans è il non voler abbandonare Samcro. Una volta c’era il Fyncro, adesso non più, e la canzone più ascoltata dell’anno è stata quella dei White Buffalo. The Crown e la Regina di Scacchi hanno una equipollenza letteraria diabolica. Il sortilegio di non farti staccare la testa dal video fino a quando il sonno non te la porta via a morsi. Unhortodox è un pugno allo stomaco di quelli veri, forte anche se il finale è troppo romanzato.  Mandalorian è bella, tutto quello che un fan di Star Wars dovrebbe volere. Proprio per quello chi parla di Fan Service non sbaglia troppo. Westworld e Tales from the loop sono due facce della stessa medaglia. Il male ed il bene della più totale fiducia nella tecnologia. Il capolavoro è quello che ne costruisce una versione con la fiducia appesa ad un filo e la voglia pazza di averne di più. SF8 le riassume entrambi ed aspetto un’edizione localizzata per innamorarmene al meglio.  

Videogames 

  1. Last of us – part 2   
  1. Death Stranding 
  1. Ghost of Tsushima 

Anche sui games l’anno ha avuto un impatto forte, ma forte davvero. A partire dal fatto che a due mesi dall’uscita è ancora impossibile riuscire a recuperare una console di nuova generazione : i tempi cambiano, Baby! Ghost of Tsushima ha un prezzo caro. La perfezione estetica e la fluidità che ti ipnotizza, ma un finale che fa pesare tantissimo sulla mia spalla quei due ideogrammi tatuati che compongono la parola Ronin. Death Stranding è uscito alla fine del 2019 ma descrive alla perfezione quello che quest’anno abbiamo visto. Giocavo a questo universo, con gli insediamenti da ricollegare uno all’altro, divisi da un mondo ostile e pandemico. Un corriere a portare la salvezza. Tra febbraio e aprile ho perso il conto delle volte che sentendo arrivare il corriere di Amazon o dell’Esselunga ho pensato ‘ecco Sam Porter Bridge’. Diavolo di un Hideo Kojima, speriamo che non abbia saputo indovinare così bene anche tutto il resto! Last of us 2 è semplicemente IL gioco. Mesi dopo averlo completato penso ancora ai personaggi come se fossero vivi e vicino a me. Una storia apocalittica, violenta, empatica. Meccaniche di gioco che si imparano ad amare e tutta una serie di piccole cicatrici che i personaggi cominciano a collezionare e che tu speri di vedere disperatamente nel terzo capitolo. Spero non tra atri otto anni. Non voglio avere l’età di Joel quando uscirà. 

Musica  

  1. Letter to You – Bruce Springsteen 
  1. Serpentine Prison – Matt Berninger 
  1. No Fun Mondays – Billie Joe Armstrong 
  1. Local Honey – Brian Fallon 
  1. The New Abnormal – Strokes 

Anche qui scelgo per esclusione. Gli LP comprati quest’anno hanno avuto un impatto importante nelle ore domestiche e per i viaggi in macchina che ho ripreso a fare nella seconda metà dell’anno. Il nuovo album degli Strokes torna come una sorpresa : rock n’ roll onesto come mancava da tanto. Brian Fallon è un lost hero del New Jersey, per questo mi piace tanto. Anche lui ha capito che la carriera solista è il solo modo per dire le cose che più tiene come ci tiene. È anche l’ultimo concerto che ho visto, spero ancora per poco. Billie Joe Armostrong si annoia con il lockdown e con i figli decide di incidere un album di cover, è pazzesco. Un pezzo nuova a settimana, carico di energia e passione. E l’album non poteva tardare. Matt Berninger canta con i National normalmente. Ma qui da solo tira fuori un aroma ancora più malinconico. Le storie finiscono, l’anno pure, alcune cose restano le stesse. E  la sua voce le canta tutte. Bruce. Devo davvero dire altro? 

Libri 

  1. Ohio – Stephen Markley – Einaudi 
  1. Stan Lee, una vita di meraviglie – Danny Fingeroth – Panini 
  1. Le prime quindici vite di Henry August – Claire North – NNE 

Ho letto poco come avrei voluto quest’anno. Mi sono dato molto al noir,  ma non di questi ultimi anni. Comunque ho trovato qualche titolo meritevole lo stesso. Claire North era una lettura necessaria, anche se era una ristampa, lo so. Leggere da chi ha copiato Hickman era importante. E dopo averla letta, peggio. La biografia di Stan Lee racconta degli angoli bui che mancavano al mito. Non è un’agiografia e questo me la rende terribilmente congenita. Ohio è una storia di incastri, come quelle che normalmente piace scrivere a me. Stephen Markley lo fa con la classica città di provincia americana ed il mito dell’High School. Agrodolce ed immancabile, la fragranza millennials. 

Cinema  

  1. Yesterday di Danny Boyle 
  1. La Partita di Francesco Carnesecchi 
  1. Soul di Pete Docter e Kemp Powers 
  1. Peninsula di San-ho Yeon 
  1. Figli di Giuseppe Bonito 

Vedere film al cinema quest’anno è stato impossibile, molto è arrivato dai servizi di streaming. Pochi blockbusters quasi zero cinecomics. Piacevole quello di Harley Quinn ma ne parleremo.  Meravigliosa la accoppiata Cortellesi Mastandrea nella commedia dedicata a quelle coppie che non possono contare su nessuno aiuto per crescere i propri figli, ne so qualcosa credetemi. Il dialogo fatto nel salotto della madre vale da solo il film, parola. Peninsula emerge dal Trieste Science Fiction Festival ed è una scintilla che mescola apocalisse zombie con Mad Max. Ottani e mugugni, wow! Soul tocca certe corde del cuore che non ti aspetti. Possibilismo americano e la colonna sonora di Trent Reznor ed Atticus Ross. Inaspettata e dolce. La Partita nella sua semplicità è una pellicola che ti fa divertire e ti indigna. Cast di attori italiani stratosferico per una storia che racconta la periferia di Roma come non capitava da tempo. YEterday è dello scorso anno, ma l’ho visto quest’anno. Un sapore british che solo Danny Boyle conosce. Molte le scene celebrate, ma quella pazzesca è girata in una casa isolata con un uomo con gli occhiali tondi. Bella l’idea che le idee arrivano da universi paralleli dove sono fatti concreti.  

Ed i comic books ?  

No, non me li sono dimenticati. Ma è stato un anno complesso anche per loro, con cinque mesi di mancata pubblicazione ed i due universi principali che soffrivano del cambio di distribuzione e della nascita del mercato digitale. Molte cose sono arrivate, altre rimandate, come i piani per Doomsday Clock. 

Molto interessante l’idea della Hill Comics, la Vertigo senza chiamarla Vertigo con miniserie di sei episodi relativamente meno rischiose. Fantastica la miniserie di Greg Rucka dedicata a Lois Lane. In tema super donne, Wonder Woman Dead Earth è un capolavoro grezzo e brutale. Spassoso il lavoro di Bendis sulla Legione dei Super Eroi. Finalmente credibile il rapporto che lega Clark e Lois, grazie sempre a Brian Michael. Al Williamson su Flash mi ha convinto meno quest’anno su Flash e devo dire che la Justice League post Snyder ha accusato il colpo.  

Nella Casa delle Idee Al Ewing e Chip Zdarsky hanno battuto cassa. Daredevil ricorda da vicino quella della serie Netflix, mentre Hulk a volte mi viene il dubbio che non sia davvero l’Hulk che conosciamo da sempre. Gli Avengers di Aaron non mi sono spiaciuti con le loro atmosfere classicheggianti anche se questa fissazione con i vampiri non la capisco. Sugli uomini X di Hickman non dico altro, ne parlo già troppo. Peccato invece per la non partenza dei Fantastici 4. 

I ambito grandi eventi Empyre e Speed Metal non mi hanno fatto gridare alla meraviglia. Ma in queste cose da quanto non succede? Bello il lavoro di alcuni editori più piccoli, soprattutto i TKO Studios che si sono dimostrati la rivoluzione dell’anno.  

E nel futuro chissà cosa ci aspetterà, il digitale? La stampa on demand? I Cartonati forevah ? Nel frattempo gran colpo della Panini in Italia che tra Graphic Novel, Manga, Disney, Marvel e DC riesce a conquistare l’80 per cento del mercato. E tutto in un anno dove la vendita in libreria è stata fortemente penalizzata.  

Cosa succederà domani?  

non lo so, ma non vedo l’ora di scoprirlo!

Non lo so, ma non vedo l’ora di scoprirlo! 

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