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L’old boy è il balenottero di Dylan Doy che, a mesi alterni dovrebbe raccontare le storie legate alla vecchia continuity pre-meteora. In realtà il discorso è più ampio, e lo sappiamo già tutti : modificare l’assetto di un personaggio storico (classe 1986, per me, scoperto durante gli esami di terza media, 1990) con una base di pubblico così ampia e stratificata, genera per forza qualche dissenso. In più la leggenda vuole che gli archivi Bonelli siano colmi di storie dell’ancien régime in attesa di pubblicazione. ‘quindi si tratta di storie di serie B?!’ Sento già sussurrare ai detrattori. 

E invece no. La gestione di Franco Busatta è particolarmente illuminata e negli ultimi numeri ha saputo regalare delle perle in uno stile particolarmente sfavillante.

Tra l’altro la bimestralità garantisce l’uscita in concomitanza con alcune celebrazioni (Halloween, Natale, ed il prossimo San Valentino), regalando un’assonanza di temi nelle storie particolarmente piacevole. È così che nel numero 4 siamo davanti a due storie che se, non proprio natalizie (nel primo caso sì però!) per rimandi ed atmosfera giocano con un aroma giocoso. 

Ne Il Natale Infinito, Alberto Ostini ci regala una piacevole variante del Jumanji (comprato da Safarà, quindi sapete già che cosa aspettarvi) con Dylan, Bloch e compagnia cantante trasportati in un mondo dove ogni giorno è la vigilia di Natale. Che sarebbe poi il mio sogno, ma non ditelo troppo ad alta voce, perché in questo caso, è un modo per raccontare una distopia assolutista guidata nientepopodimeno che da Babbo Natale!  Le tavole di Picatto, Riccio e Santaniello ci regalano un Dylan da antologia per una storia che ha il sapore della strenna natalizia, ma il retrogusto della satira che fu dello Sclavi di annata d.o.c. . 

La seconda storia, per pagare e per morire, è un piccolo gioiello che andrebbe pubblicizzato molto di più e che probabilmente meriterebbe gli onori di un albo speciale gigante.  Alle matite troviamo un Sergio Gerasi in splendida forma, capace, con i suoi tratteggi di indovinare splendide forme femminili e regalarci espressioni di sgomento per ogni volto con uno stile ironico e dettagliato che ben si adatta alla sorpresa di questa storia. E direi che è abbastanza per desiderare tavole in formato gigante. 

Alla macchina da scrivere risponde un Tito Faraci in ottimo spolvero intento a raccontarci l’intensa guerra tra una fattucchiera dai capelli corvini ed un milionario scozzese sadico e taccagno. Se la cosa vi suona stranamente familiare, siete al punto giusto. Non voglio rovinarvi troppo la sorpresa ma dovreste aver già capito dalle mani di chi la storia la scrive che si tratta di un sentito omaggio ad una delle dinastie fumettistiche più famose e più care a noi italiani. E se tanto non vi basta, vi confermo che il finale è una stoccata degna del più avvelenato Charles Dickens e tanto serve a tingervi di nero e scarlatto questa strano Natale… 

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