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Era da un po’ di tempo che non mi imbattevo in una serie di Sci-Fi solida e carica di suggestioni.  La trilogia appena pubblicata dalla Editoriale Cosmo incarna gli stilemi della space opera che oramai sembra essere patrimonio esclusivo del fumetto belga.  

E non è una cosa da poco. La Sci-Fi tende a seguire, come indole, gli umori sociali dell’epoca in cui viene scritta. E non è un caso che in tempi cupi come quelli che stiamo vivendo il trend è duplice. Scenari post apocalittici da una parte, e cyberpunk dall’altra. L’idea che il mondo va male e che nel futuro sarà pure peggio non serve neppure più come monito, e rimane posizionata nel ruolo di constatazione di fatto. 

Eternum di Jaouen e Bec ha invece il sapore granitico di una storia proiettata nel futuro e che, pur indagando nel profondo dell’animo umano, si preoccupa principalmente di definire uno scenario possente e coerente.  

Poco più di duecento anni da adesso la civiltà umana si è diffusa nello spazio. Le risorse della Terra sono esaurite e quindi bisogna andare a cercarle altrove. Nel prologo accadono due cose apparentemente non connesse. Un raggio luminoso proiettato tra le stelle viene individuato da un osservatorio in sud America. Su una luna mineraria viene scoperto quasi per caso un sarcofago presumibilmente alieno. L’umanità ha già avuto il sospetto di non essere sola nell’universo, ma questa è la prima prova concreta. Un gruppo di scienziati sarà chiamato ad indagare, ma le fattezze femminili del sarcofago porteranno conseguenze nefaste. 

In un mondo super tecnologizzato, gli istinti primordiali vengono risvegliati. Negli uomini, principalmente, ma non solo. Bramosia di corpi femminili, che diventa fame anche fisica. Freud avrebbe qualche cosa su cui indagare in questo contesto. La tecnologia che porta alla scoperta, la scoperta che porta alla fame. Colto nel maelstrom di questa trasformazione, l’uomo tecnologizzato a malapena si accorge della nascita di una nuova Eva cosmica che produce un altro fascio di luce interstellare l’altro proprio dove c’è la croce del sud. Un invito che non è chiaro quanto prometta e quanto minacci. 

I riferimenti alla fantascienza fine anni ’70 inizio anni ’80 sono molti e, soprattutto si respira tanta scuola franco-belga. La commistione totale tra space opera e concetti filosofici è qualcosa che impregnava i vecchi Urania ormai polverosi e che si ritrova in pellicole come Interstellar. Ma che in questo microcosmo composto da tre volumi coesiste felicemente. Il debito più grande la trilogia di Eternum lo devo probabilmente ad HR Giger per il design alieno, ma la narrativa prodotta si allunga sulla passione per una bella storia raccontata. Il mistero e l’avventura comunicano in ogni inquadratura portando il lettore a voler continuare e saperne di più. 

Dal punto di vista grafico, i colori, tetri ma illuminati al neon sono molto interessanti e trasmettono immediatamente sensazioni estremizzate. La tavola respira negli ampi spazi siderali, popolati da astronavi grigie e monumentali. Osserviamo panorami remotamente alieni misti a scene di ordinaria follia in piccoli bar e cabine di astronave. E nulla sfigurerebbe in un film di Luc Besson.  

I dialoghi sono asciutti, essenziali, intonati con una narrativa che racconta l’uomo a contatto con l’altro. Pazzia e tecnologia sono indagate in scene visionarie intervallate alla concretezza della linea narrativa principale.  

L’edizione in cofanetto della editoriale Cosmo contiene i tre volumi cartonati della saga uscita in Francia per la prima volta tra il 2015 ed il 2017.  

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