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Dopo quasi una settimana di pausa, ieri sera sono riuscito finalmente a vedere i 39 minuti mancanti dell’ultimo episodio di SamPa, la docuserie prodotta da Netflix di cui, nelle ultime settimane tutti hanno più o meno parlato.  

Io amo la storia, soprattutto quella recente, quella dove c’ero ma non capivo. Sarà un perverso effetto della nostalgia, ma trovarsi davanti ad elementi che da bambino e poi ragazzino, ascoltavi distrattamente ti dà l’impulso a fare i conti in qualche modo con quello che sei diventato poi. 

Di Muccioli, mi ricordo sequenze noiosissime trasmesse al Roxy Bar il sabato sera. Quando potevo vederlo nell’unico televisore di casa. E mi incazzavo, perché io il Roxy Bar lo volevo vedere per la musica, e Red Ronnie invitava questo signore a parlare della sua comunità. Mi ricordo anche una curiosa contestazione, all’epoca mica si diceva dissing, tra Frankie Hi NRG MC e Lorenzo Jovanotti (era il 1994!) perché San Patignano veniva citato in Penso Positivo malgrado i processi e le brutte storie che si sentivano. Ma io nel ’94, avevo 17 anni, non ero ancora stato fulminato sulla strada della Generazione X da Kurt Cobain e, di politica, non ne capivo nulla.  

Per questo SanPa è un utile lavoro di costruzione, scritto con passione e girato con estrema capacità. Ti tiene attaccato allo schermo, curioso di quello che succederà dopo. La storia è suddivisa in cinque capitoli che, è chiaro sin dal primo spezzone, non raccontano la comunità quanto la parabola dell’uomo. Quel Vincenzo Muccioli che eredita il podere di San Patrignano e che parte come una sorta di comune per coinvolgere petrolieri ed irregolari fino a creare quella che ancora oggi è tra le più grandi comunità di recupero per tossicodipendenti europee. 

Non è un caso che si parli di luci e tenebre, perché dove c’è una non possono non esserci le altre. Se guardiamo i grandi numeri, è indubbio che si siano fatte grandi cose. Tanti si sono salvati, tanti si sono ripresi. La comunità nasce quasi assieme al boom dell’eroina. Con lo sfascio dei grandi movimenti rivoluzionari dei sessanta, la rivolta smette di essere di tutti e si trasforma nel disagio dei singoli. Ne parlavo in questi termini con Giancarlo Manfredi a proposito del suo Cani Sciolti. La gente nella droga si perde, la società non si riesce a cambiare, ti travolge, ti spezza. E allora che arrivi il piacere effimero, ma immediato. Su una cosa, chi lavora alla comunità sin dal principio ha ragione da vendere. Lo Stato aveva lasciato a se stesse quelle persone e non esisteva propriamente un manuale per trattare le dipendenze. Nessuno sapeva veramente come fare. 

Qui però entriamo in quello che è un tipico corto circuito all’italiana. Darsi da fare si, anche senza sapere come. E così una comunità nata senza un preciso metodo di recupero, essendo l’unica ad occuparsene, immediatamente sale in cattedra. Cresce improvvisamente e fa fatica a rendersi conto, che non sempre gli stessi metodi possono applicarsi a tutti. In più siamo ben lontani dall’ortodossia. Le storie sulla piccionaia e le catene prima, sul locale macelleria dopo, vanno venire i brividi. Muccioli stesso non sembrava rendersi conto di aver creato qualcosa di grande ma che non poteva fare tutto da solo.  

Ed è qui che SanPa diventa metafora dell’uomo accentratore, quasi del culto della personalità. Del voler risolvere per forza tutte le cose a modo suo. Muccioli viene dipinto con quell’alone messianico. I non detti ed i sottointesi, dalle sedute spiritiche alla presunta omosessualità latente, lasciano spiragli alla nascita delle leggende. Ma basta limitarsi ai fatti per rendersi conto che non tutto ha funzionato come avrebbe dovuto. 

Delle persone sono morte, altre ricordano catene e maltrattamenti. Minoranze, certo. Ma facciamo il gioco delle parti. San Patrignano nasce perché i tossicodipendenti sono minoranze e nessuno si prende cura di loro. Perché le minoranze di San Patrignano non dovrebbero essere ascoltate a loro volta? 

Si tratta di una docuserie intelligente, non punta il dito, ma non è neppure fiction. Credo che si tratti di una delle migliori produzioni italiane di questo genere mai realizzate. E di sicuro una delle più belle viste su Netflix. 

Una cosa è certa. Affondata la repubblica delle rose nasce la leggenda di San Patrignano. La Romagna è davvero un posto interessante in cui vivere. 

2 commenti su “Sanpa – recensione di Luci e Tenebre”

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