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Adrenalina ed alto numero di ottani. Basterebbero queste poche parole a definire completamente il  volume nato su Kickstarter grazie al lavoro del team CMON e sviluppato da un team italianissimo : Stefano Vietti, Luca Enoch e Giancarlo Olivares.  

CMON per chi non lo sapesse, è una casa produttrice di boardgame collaborativi molto particolari. Sotto il marchio Zombicide, che è quello che poi titola il volume, sono comparse una mezza dozzina di ambientazioni, una, particolarissima, dedicata ai morti viventi di Romero per esempio. Per non contare tutte le espansioni, le nuove versioni del board game e le miniature stampate apposta per le occasioni speciali. Un aggregatore di passioni, insomma, giochi da tavolo, wargame, giochi di ruolo, miniature da collezione e, da adesso, anche fumetti. 

La produzione di fumetti su licenza, da noi, purtroppo non è una cosa molto comune. Spesso si tende ad archiviare la questione con il duplice aggettivo di banale e commerciale. Che, se in alcuni casi può essere pure vero, in molti altri non lo è per nulla. Basti pensare a tutte le storie classiche del franchise di Alien. Personalmente il mio debito nei confronti di questo genere è altissimo :  il mio primo fumetto targato Marvel, è stato il numero 1 dei Transformers.  

E sui giochi da tavola? Bè, anche in quel caso la tradizione è importante. E se la Casa delle Idee stessa sforna un titolo dedicato a Warhammer 40000, dalle nostre parti la Bonelli non riposa certo sugli allori. Segno dei tempi che cambiano, anche la casa editrice milanese ha stretto un contratto su licenza per tradurre le storie prodotte da CMON legate ai suoi franchise più prestigiosi. Andatevi a guardare il loro Kickstarter e vedrete che Zombicide è solo la punta dell’iceberg. Anzi, tutta una serie di altri fumetti già realizzati, sono disponibili in piccole anteprime, come nel caso di Chtulu. Il progetto è nato tre anni fa, e le storie sono già tradotte ed editate per il mercato anglofilo e francese.  quello che definirei una strategia di marketing imponente.  

Ma, vi prego, non fermatevi a questo. 

Ho letto in anteprima il primo volumetto di Zombicide Invader e sono rimasto stupito dal suo taglio dinamico. Il formato comicbook, a gabbia aperta contribuisce al ritmo della storia. Vietti ed Enoch hanno pensato ad un soggetto, poi sviluppato in sceneggiatura da Vietti stesso, fatto per spingere il piede sull’acceleratore. I dialoghi, ruvidi ed essenziali contribuiscono a creare un’atmosfera che, se in certi punti richiama la fantascienza fracassona anni ’80 (qualcuno ha detto Aliens?) , alza e di molto lo standard per il genere action. CMON ha dato agli sceneggiatori la massima libertà partendo dal presupposto che l’ambientazione doveva essere quella del boardgame, un pianeta minerario dove gruppi di sopravvissuti devono affrontare orridi alieni con la tendenza ad avere la pelle dura. Ed infatti, la natura collaborativa del gioco emerge nel modo in cui i vari gruppi di personaggi devono intrecciare alleanze più o meno scomode allo scopo di sopravvivere. Ma dal punto di vista della sceneggiatura, siamo dalle parti del divertimento puro. Facce da schiaffi e grossi calibri. 

Il lavoro di Olivares, alle matite, è semplicemente impressionante. Al di là di tutti i modelli 3D renderizzati in modo da poter integrare le sue creazioni al concept del game, è proprio la definizione dei personaggi principali a colpire. Il suo stile fonde benissimo un mecha design futuristico, legato alla tradizione nipponica per certi versi, assieme ad espressioni essenziali che, in pochi tratti, riescono ad identificare i personaggi in modo unico. In questo, la colorazione è un fattore chiave. L’impianto narrativo si fonde completamente in una ambientazione credibile ed esplosiva dove il registro vira dal drammatico al grottesco con tempi di reazione brevissimi. 

È una storia che per ruvidezza non guasterebbe in una raccolta di 2000AD ed il fatto che sia una produzione nostrana a spingersi oltre questi limiti fa ruggire di piacere.   

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