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I tempi cambiano, lo ripeto spesso negli ultimi quattordici mesi, forse anche con più accezioni di quante ne vorrei. Però è un dato di fatto che parlare di fumetti adesso ha preso una connotazione digitale squisitamente democratica. È così che su idea dell’EIC di Saldapress Jacopo Masini mi sono ritrovato ieri, ospite insieme ad altre pagine del settore ad una piacevolissima tavola rotonda (la prima di una serie a quanto pare) con gli autori di Love – il Cane, Frédéric Brémaud e Federico Bertolucci rispettivamente sceneggiatore e disegnatore di questa serie di BD francesi interamente mute che raccontano il mondo animale con un vezzo estremamente naturalista. 

Naturalista un po’ come l’ultima versione di Ken Parker di Berardi/Milazzo in cui, per scelta dell’autore erano state rimosse le didascalie, in modo da seguire il flusso di pensieri del famoso trapper. In questo caso su scelta dei due Federico non si è voluta aggiungere nessuna parola che ammorbidisse la narrazione, accompagnando le sequenze narrative in cui, neppure un’onomatopea è stata concessa.  

Racconta Brémaud, trovare un editore in principio è stato difficoltoso, perché tutti richiedevano che venisse inserita una storia, una volta persona un capitolo perduto di un volume di Kipling.  Col rischio che si finisse a scivolare nell’eccesso di empatia. Ma in questo Brémaud è stato ferreo, nessun cambio di rotta, fino a quando non ha trovato un editore che ha commentato ‘mi piace così, ma non venderà nulla’. 

Invece Love continua ad essere venduto in molti paesi e declinazioni. In America il numero che piace di più è quello sui dinosauri, in estremo oriente addirittura funziona con un titolo differente, perché in alcuni casi Natura e Amore indicano lo stesso esatto concetto.  Si meraviglia Jacopo, non senza una certa ironia. Perché in effetti, una storia muta, senza neppure una onomatopea, non avrebbe bisogno di editori esteri per l’adattamento.  

La cosa interessante, e rispondono ad un quesito specifico, è che un volume senza dialoghi, non è per nulla più semplice da scrivere e da comunicare al disegnatore. Frédéric scrive infatti sceneggiature corpose, cariche di dettagli, che poi Federico trova il modo di adattare. Il disegno, spiega lui, infatti, a volte tende ad idealizzare alcuni elementi. Nel caso della storia della Tigre, ad esempio, ha dovuto arrivare ad un concetto di sintesi per quello che riguarda il manto dell’animale, altrimenti sarebbe stato davvero difficoltoso da rendere con una certa ripetitività. Il linguaggio è lontano da essere documentaristico e risponde ad esigenze artistiche. È ben lieto di confermare che non tutti i dettagli di flora e fauna farebbero felici botanici e zoologici. Ma in questo caso il ragionamento che vale è proprio quello di un disegno che sia funzionale ad una storia non ad un trattato di biologia.  

Il trucco è scrivere qualcosa che non si possa leggere in cinque minuti e rimettere direttamente sullo scaffale della fumetteria.  

Si apre un piccolo siparietto, sulla comparsa dell’uomo nelle storie, in maniera limitata, appena due o tre volte. Eppure di easter egg che sfiorano l’umanità, e, perché no? , il mondo nerd, ce ne sono di spassose. In un caso, un aereo che precipita è quello del personaggio franco belga Tintin. Poco più avanti un animale regge brandelli proprio della maglia del famoso ragazzino dal ciuffo impomatato. Nella storia ambientata nel cretaceo (con i dinosauri più famosi ed interessanti!) si intravede il rudere arrugginito di una certa Delorean. E, ma allora, ditelo che volete commuoverci. 

Il processo creativo del duo procede da una decade e non ha la minima intenzione di interrompersi. Semmai, l’estro creativo si è spostato verso una visione più critica, quasi di denuncia. Un voler indicare che questi panorami, questi preziosi tesori che sono racchiusi nel terribile mondo della Natura, l’uomo non li sta solo abbandonando, ma anche distruggendo. 

Mi viene in mente una domanda che faccio spesso ultimamente agli sceneggiatori. Il mondo del Covid entrerà nella loro psiche?  verrà prima o poi voglia di raccontare di uno di quei panorami abbandonati nei lockdown e che ne so, scimmie in Indocina, o delfini a Venezia si sono ripresi? 

Al momento mi risponde Frédéric no. Non è questione di voler parlare del mostro covid, ma di non lavorare su un aspetto che potrebbe essere già toccato da altri, magari svilito, persino banalizzato. 

Sono arrivate le otto di sera ed il momento di sciogliere la tavola rotonda. Salutiamo Jacopo ed i nostri ospiti. Non senza la consapevolezza che quando parla qualcuno veramente appassionato di quello che sta facendo, bisogna starlo a sentire. Piacevolmente. 

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