la saga dell’attraversaspecchi

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Ho cercato mille e mille introduzioni per questa recensione; per renderla al meglio.

Eppure, non credo di esserci riuscita. Troppi sentimenti contrastanti.

Così, fra un sorriso e una lacrima nostalgica, vi presento la Saga dell’attraversaspecchi di Christelle Dabos: fantasy francese composta da 4 volumi (più volumetto con extra su scenari e dietro le quinte per chi, super fan come me, è riuscito ad accaparrarselo)

Trama:

Dopo la Lacerazione che ha messo fine al vecchio mondo, la vita si è concentrata su alcuni territori separati tra loro e sospesi nel firmamento: le arche. Abitate da famiglie dotate di poteri particolari, ognuna di esse è governata da un lontano antenato chiamato “spirito di famiglia”.

La storia si snoda tra le mirabolanti peripezie della protagonista Ofelia, una ragazza un po’ goffa ma dotata di due doni assolutamente speciali: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti.

Costretta a un matrimonio forzato, Ofelia lascia il suo mondo e la sua famiglia per trasferirsi sulla lontana arca del Polo. Thorn, il suo promesso sposo, è un uomo rude ed enigmatico. Al suo fianco Ofelia scopre la città galleggiante chiamata Città-cielo, fatta di distorsioni spaziali e illusioni ottiche, dove una corte composta da clan rivali gravita intorno al comune antenato Faruk, l’immortale spirito di famiglia, affrontandosi con un triste miscuglio di astuzie, manipolazioni, artifici e tradimenti. A complicare le cose c’è il fatto che Thorn è l’intendente del Polo, ruolo che attira verso di lui l’odio di tutti. Proiettata in quell’ambiente spietato Ofelia esplora il dietro le quinte di un mondo in cui non può fidarsi di nessuno. In attesa delle nozze è costretta a nascondere la propria identità e, travestita da domestico, intravede il vero volto della città e dei suoi abitanti. Viene così a sapere dell’esistenza del Libro di Faruk, un documento molto antico e molto enigmatico per il quale lo spirito di famiglia ha una vera e propria ossessione. La terribile verità le balza agli occhi: Thorn vuole sposarla per ereditare il suo potere di lettrice, cosa che gli permetterà di decifrare il Libro.

Questa una breve introduzione di ciò che succede nel primo libro “Fidanzati dell’inverno”. A questo, seguirà la pubblicazione degli “Scomparsi di Cbiardiluna”, “La memoria di Babele” e “Echi in tempesta”.

Fatta questa breve presentazione…passiamo alle cose serie! Potrebbero esserci spoiler quindi!!! Se vi ho minimamente incuriositi…non proseguite con la lettura di questo articolo! Non fatelo capito??? Via!!!

Fuggite, sciocchi!!!! Hahahaha

“Liberami”

“Chi sei?”

“Sono chi sono. Liberami”

“Come?”

“Attraversa”

“E perché io?”

“Perché è necessario. Perché tu sei chi sei. Se mi liberi cambierai tutto: io, te, il mondo.”

“Va bene.”

Ah ragazzi! Ragazzi!!!! Questa è stata una di quelle letture che ho cominciato così, “sportivamente”, perché se ne parlava tantissimo sui social. Poi, la copertina in pieno stile steam punk\inferno dantesco ha avuto la meglio su di me e quindi… ho comprato questo primo volume in cui ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere i due protagonisti Ofelia e Thorn. Così “umani”, così imperfetti…così perfetti insieme. Impossibile non affezionarsi. Sono gli “antiprotagonisti” (se mi concedete il termine) fatti e finiti. Perché la perfezione si sa, non esiste. Ed è stato veramente bello poter leggere le avventure di questa coppia così….disagiata ma nel senso buono. Potersi “specchiare” in questi personaggi…è il caso di dire. Lei insicura, timorosa, dall’aspetto ordinario. Lui burbero, glaciale…quasi al limite dell’insopportabile a tratti (specialmente nel primo volume).

A seguire, nel secondo e terzo volume, si conoscono sempre meglio anche personaggi che, solitamente, si definiscono “marginali” ai fini della storia. Eppure, caratterizzati così bene.

Renold,Gaela,Madre Ildegarda,Archibald,Berenilde,Vittoria, Faruk, Roseline e, menzione speciale per Octavio nel terzo volume a cui mi sono sentita davvero legata. Cioè ti si vuole bene!!!

Ragazzo onesto, dedito alla rettitudine e al duro lavoro e sincero come pochi restando coerente sino alla fine dell’ultima pagina del libro e che si, verrà anche amabilmente friendzonato. Però, nonostante tutto, ti viene da dire: è così che deve andare.

Apprezzabilissimo anche lo stile ricercato che raccoglie elementi apparentemente presi in prestito nel XIX e nel XX secolo. Particolarissimo anche l’uso quasi sistematico nella narrazione del congiuntivo imperfetto e, più raramente, del trapassato prossimo, denota un certo classicismo grammaticale che è diventato in gran parte inusuale nella letteratura giovanile.

L’ultimo libro ammetto di averlo letto a fatica. Ci ho impiegato quasi 1 anno. Ero arrivata quasi alla metà poi, a causa di alcuni ricordi personali legati anche a questa storia, ho mollato…

Poi mi son detta: no cara mia! devi sapere come va a finire. Così ho ripreso e via!

Ho sofferto assieme ad Ofelia in quel maledettissimo osservatorio pagina dopo pagina. Lei sempre più stanca, messa alla prova, sofferente, “mutilata”. Son stata con il fiato sospeso sino all’ultimo perché, a tratti, mi veniva da dire: e quindi? Chi ha combinato tutto questo trambusto?? Ma perché???

E poi…capisci che, anche nella vita, le cose vanno a finire esattamente così. Comincia tutto da un piccolo desiderio di cambiamento. Poi, si fa strada l’ossessione, la continua ricerca della perfezione che finisce immancabilmente per sfociare in un disastro. Ci si “illude”, si resta prigionieri dei propri “echi”…e alla fine??

Si fa i conti con se stessi. Impariamo a conoscerci, a viverci giorno dopo giorno, ad accettarci ed accettare anche la realtà dei fatti…nonostante non sia così perfetta come vorremmo.

E alla fine i nostri protagonisti vi starete chiedendo?

Beh…ammetto che non era il lieto fine sperato. Tanta sofferenza….e l’ennesima separazione per salvare tutti a discapito del loro amore. Insomma, ci siamo capiti no? Non aggiungo altro.

Di solito però, odio i finali aperti. A questo giro però (forse anche per il mio vissuto così simile) mi son detta: ok, non poteva finire diversamente. La scrittrice è rimasta fedele e coerente alla sua scrittura sino all’ultimo. Va bene così…grazie.

Però, pensandoci bene…loro sono degli attraversaspecchi e, in quel finale implicito, io spero proprio che i nostri protagonisti riescano a trovarsi.

Chiudo lasciandovi con le ultime battute di questo libro:

“Noi” disse Ofelia. “Io e te”.

Non era una promessa, era una certezza. Mai avrebbe rinunciato e, se era necessario che attraversasse tutti gli specchi del mondo l’avrebbe fatto. Non c’era più un passato da capire né un futuro da conquistare. Era nel qui e ora che avrebbe ritrovato Thorn.

Chiuse gli occhi, respirò. Si svuotò di ogni aspettativa, ogni desiderio, ogni paura. Dimenticò se stessa, come per una lettura. L’ultima.

“Perché noi siamo attraversaspecchi”.

E si tuffò nel proprio riflesso.

Anche un po’ di più

Mitsuki

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