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Questa settimana è arrivato in Italia grazie a Saldapress il primo numero della edizione a colori di The Walkign Dead. Lo so, mi ero ripromesso di evitarne l’acquisto, in fondo dopo la serie in cartonati Image ed il bonellide Salda, ero convinto di aver letto abbastanza volte la stessa storia. Eppure qualcosa mi ha convinto a prenderne in mano una copia, sabato scorso in fumetteria. Mi ci sono approcciato e, colorato, nel modo in cui è splendidamente colorato da Dave McCaig è come se fosse quasi un’altra storia.  

Senza rendermene conto mi sono trovato a chiedermi come sarebbero stati tutti gli altri episodi ricolorati. Come sarebbe stato il primo incontro con Hershel e poi il Governatore, mio dio, Negan!   

Non voglio nemmeno fare finta che resisterò anzi, voglio sfruttare questa occasione per cominciare una rubrica bimestrale con il mio personalissimo commentario della saga. Per molti anni il lavoro di Robert Kirkman è stato tra i miei preferiti e, anche se sono convinto che in alcuni punti si sia troppo lasciato distrarre dalla serie TV (stessa cosa successa a George R Martin se ci pensate), trovo in generale la storia di TWD una delle più belle ed interessanti sul piano sociologico. Unico rimpianto : non doveva finire, e non doveva finire infognata in quel ritorno alla società. 

Anche perché, se ci pensate, Kirkman come quasi nessun altro, non risolve il problema che tutti avremmo in una invasione Zombie. Pensate a come vi siete costruiti la vostra bellissima, sicurissima comunità. Poi di notte un vecchietto tira le cuoia, stessa cosa raccontata in Fear the Walking dead (ma là c’era l’escamotage della dentiera), e che fate? In poche ore avreste tutto sottosopra di nuovo. Ma lasciamo perdere i miei piagnistei da amante abbandonato, per un momento. 

Ultima cosa davvero prima di cominciare a parlare del numero uno. Kirkman è un furbone, sa bene che deve giustificare ai lettori l’acquisto di una serie già scritta e raccontata, e allora ci aggiunge una chicca per estimatori e collezionisti. La rubrica finale, presente in ogni numero (e quindi nell’edizione italiana, doppia), tagli ritagli e frattaglie ci mostra una disamina dello script originale, con le cose che sono cambiate man mano che la storia si evolveva. Non credo ci saranno perle dietro ogni pagina, ma del resto un’edizione commentata dall’autore qualche punto in più ce l’ha davvero. 

Interessante anche la scelta del bianco e nero che Kirkman disamina in principio di postfazione. Più economico per una serie che chissà se sarebbe durata e, ovviamente un omaggio a Romero evitando i fiumi di sangue a colori che qualcuno avrebbe potuto non apprezzare. Certo, ora che in televisione ci sono tre serie ambientate nelle stesso mondo, questo è un problema che nessuno si fa più. 

Andiamo a parlare delle storie. Kirkman utilizza lo stesso stratagemma narrativo di 28 giorni dopo. Rick si sveglia in un ospedale abbandonato e quasi subito fa la conoscenza con gli zombi. Attenzione però, in tutta la serie, la parola zombi non viene mai utilizzata. Ottima considerazione, letta già da qualche parte : ma nel mondo di Rick Grimes, ci sono i film di Romero? 

In ogni caso, Rick si sveglia in una stanza dove non c’è più monitoraggio dei suoi segnali vitali e dove la flebo a cui è attaccato probabilmente è stata consumata da parecchio tempo. Viene da chiedersi, qualcuno ha provveduto a nutrirlo in quei giorni? Sarebbe un ottimo racconto prequel. In ogni caso Rick si mette in piedi dopo un mese e cammina praticamente subito! D’accordo, la sospensione dell’incredulità in queste prime due pagine fa gli straordinari, ma vi assicuro che nel primo arco narrativo succederanno cose fighissime. Complici i disegni di Tony Moore che adoro, il primo ciclo quanto ad ambientazione e pathos è tra le cose più interessanti scritte sull’argomento.  

I primi due album raccontano l’origine di Rick e ci introducono un altro personaggio chiave, forse due. Insomma Rick si sveglia, incontra i primi zombi, si becca una pala in testa dal figlio di Morgan e assieme a lui vanno a fare la spesa nel deposito della polizia. Si tratta del momento in cui l’eroe si prepara per il viaggio, la divisa che indosserà per molto tempo, le armi, il famoso cappello e poi le armi che porterà ad Atlanta. Nel secondo episodio c’è la famosa passeggiata a cavallo verso la città abbandonata che è diventato celebre nella serie TV. Vederlo colorato adesso, con tinte leggermente differenti rispetto alla locandina dell’ormai decennale prima stagione, fa uno strano effetto cortocircuito.  

Comunque Rick entra ad Atlanta e ovviamente gli zombi gli fanno fuori il cavallo e per miracolo si evita la stessa fine anche lui. Per miracolo, o grazie a Glenn, che in questo episodio ancora non ha un nome. Glenn porta via Rick da Atlanta in una sequenza molto adrenalinica e poi finalmente Rick si lasica andare al panico e alle lacrime.  

Il problema di Rick Grimes, che emergerà molto più avanti, è che lui sembra sapere sempre cosa è giusto, ma, in questo momento è ancora un essere umano privato delle sue certezze. E verrebbe da chiedersi se non sarebbe stato così, fragile ed indurito se Robert Kirkman non avesse deciso di fare di lui il prescelto, l’unico. In che modo? Guida attraverso più stati durante una apocalisse, preoccupato, debole, ferito e il primo assembramento di esseri umani non solo è amichevole (qui la serie TV aveva fatto meglio mettendo sin dall’inizio Daryl e quel bastardo di suo fratello) e lo accoglie, ma, in tutto questo gran casino, ci trova pure moglie e figlio, incolumi. D’accordo c’è Shane, ma quella è un’altra storia. 

Kirkman fa troppo la fata turchina per Rick, almeno all’inizio. Le cose peggioreranno e lo faranno abbastanza in fretta, ma in quel momento siamo talmente in empatia con Rick da essere contenti ed ignorare l’improbabilità di tutti questi eventi. 

Eppure.  

Fa una cosa interessante. Rimette la famiglia Grimes assieme, e comincia a narrare la vita nell’apocalisse da quel punto. Per scopo narrativo, gli risparmia il primo mese della fine del mondo che avrebbe portato via più di un numero e sarebbe potuta essere la ripetizione di un qualsiasi film di Romero, e decide di andare direttamente a quello che succede dopo.  

Da la, vi assicuro, saranno tempi comunque troppo bui. 

Ci vediamo alla prossima puntata.  

AutoriRobert Kirman, Tony Moore, Dave McCaig
EditoreSaldapress (Image)
Pagine56
Prezzo 2,99 €

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