giocare al gatto col topo, Tom & Jerry

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Dal 18 marzo 2021, sulle principali piattaforme streaming è possibile vedere il film “Tom & Jerry”.
Il film, diretto da Tim Story, vede protagonista la celebre coppia animata di personaggi della storica casa di produzione “Hannah Barbera” che ha appassionato generazioni di piccoli spettatori: il gatto e il topo più famosi del piccolo schermo, nemici per istinto eppure mai veramente cattivi l’uno con l’altro.



La storia è nota a tutti: Tom, gatto grigio e bianco, pigrone e un po’ tonto, tenta ripetutamente, con metodi sorprendentemente ingegnosi, in contrapposizione alla sua ingenuità, di catturare Jerry, il topolino color cannella che, con notevole astuzia, comprende sempre i suoi piani in anticipo e si diverte a farli fallire miseramente, spesso facendoli ritorcere proprio contro di lui. A volte, concede all’avversario l’illusione della vittoria, ma si tratta sempre di ritirate strategiche per poi saltare fuori al momento giusto e fargli qualche spiacevole scherzo, vendicandosi. 
In grado di sopravvivere a cadute di molti piani, percosse, martellate ed ogni genere di incidenti che risulterebbero sicuramente fatali per qualsiasi essere vivente, Tom e Jerry hanno divertito con i loro battibecchi il pubblico per anni, proprio grazie all’assurdità delle loro avventure spinte all’estremo.
E allora, è naturale che il progetto di realizzare un nuovo film con il famosissimo duo fosse anch’esso una scelta estrema, un po’ come i piani avventati di Tom. L’azzardo principale è stato l’uso della tecnica mista, ossia un film che inserisce, in sceneggiature dove recitano attori veri e propri, personaggi animati.
Il risultato di questa idea è stato un successo – la produzione di qualcosa di innovativo e accattivante – o un fallimento, un prodotto creato sull’onda del successo ormai esaurito da decenni di film come “Space Jam” e “Chi ha incastrato Roger Rabbit“?
Per rispondere bisogna analizzare questo film in ogni sua parte.

Kayla, ragazza squattrinata e priva di competenze, alla disperata ricerca di un lavoro, incontra per puro caso Linda Perrybottom, una donna che intende presentarsi ad un colloquio per tentare di ottenere un lavoro in un prestigioso hotel di New York in cerca di personale. Kayla, che non possiede neanche lontanamente un curriculum vasto e prestigioso come il suo, decide di sottrarglielo con l’inganno. Fingendosi l’esaminatrice dell’hotel, dichiara che non intende assumerla e, impossessandosi del curriculum di Linda, si presenta al posto suo. Grazie alle sue “nuove credenziali” viene immediatamente assunta, anche se il capo dei ricevimenti, il signor Terence, subodora il suo inganno e nutre seri sospetti nei confronti della sua professionalità.
Il direttore dell’albergo, Mr. Dubros, sembra invece favorevolmente impressionato dall’entusiasmo e dalla grinta di Kayla, la quale è particolarmente soddisfatta: lei, che non ha mai avuto prospettive lavorative interessanti, forse finalmente ha trovato un lavoro soddisfacente.
Nello stesso periodo in cui Kayla viene assunta a tempo determinato, l’hotel ospiterà il matrimonio tra Preeta e Ben- coppia particolarmente facoltosa – evento che promette di dar lustro all’intera struttura, ragion per cui è imperativo che tutto sia perfetto. A questo punto della narrazione Tom e Jerry – che erano già comparsi durante alcuni dei loro famosi contrasti – entrano maggiormente nella storia. Il topo Jerry decide infatti di trasferirsi proprio nell’albergo, ma Mr. Dubros non può permettersi di ospitare un topo: cosa ne sarebbe della fama del suo hotel?
Kayla, che desidera rendersi utile e farsi notare, si offre di risolvere la situazione, proponendo l’assunzione di un gatto, il quale avrà il preciso compito di sfrattare il topo.

L’idea, che il signor Terence disapprova drasticamente, decisamente contrario alle iniziative della giovane nuova arrivata, viene invece accolta con entusiasmo dal direttore, il quale la autorizza a mettere in atto la sua soluzione.
Peccato che il gatto scelto sia proprio Tom.
Inizia dunque tra i due animali uno scontro senza esclusione di colpi.
Riuscirà Kayla a salvare il matrimonio e la reputazione dell’albergo, conquistando la stima del suo nuovo datore di lavoro? Oppure Tom e Jerry rovineranno tutto?

L’aspetto centrale del film è ovviamente la presenza di Tom e Jerry, i quali danno il titolo al lungometraggio. L’animazione, realizzata da Framestore, risulta particolarmente curata. I colori matti permettono alle figure disegnate di inserirsi egregiamente nella realtà concreta e annullano parzialmente il disturbante effetto bidimensionale.
Tom e Jerry replicano quasi perfettamente gli stessi scontri ripetuti più volte nei cartoni animati – si potrebbe parlare di episodi evergreen – che però, per chi li ha già visti in un contesto completamente animato, risultano triti e inseriti “a forza” in un contesto a cui non appartengono. Comunque, per i bambini che non li hanno ancora visti, potranno essere sicuramente piacevoli.
Un dettaglio che non mi aspettavo e che ho apprezzato molto, è la presenza di numerosi camei. Prestando attenzione infatti, si possono notare personaggi presi a prestito da altri film e cartoni animati famosi, come Droopy, personaggio acquistato dalla Hannah Barbera, o richiami a capolavori Disney degli ultimi anni – i piccioni di “Bolt”-  e a film di culto come “Frankstein Junior“.


L’intreccio della narrazione, piuttosto semplice, viene retto da interpreti bravissimi, doppiati da italiani d’eccellenza (tra cui spicca l’inconfondibile Oreste Baldini, storica voce di numerosi ed amati personaggi, tra cui “Leone il cane fifone“).
Nella trama principale si inserisce anche una sotto trama che gli adulti apprezzeranno certamente: la storia di Ben e Preeta i quali, prossimi alle nozze, scoprono di avere considerevoli problemi di comunicazione. Preeta preferirebbe una cerimonia semplice per coronare il loro sogno d’amore, ma si scontra con l’entusiasmo di Ben il quale, invece, desidera organizzare un matrimonio sfarzoso e in grande stile, per impressionare i genitori della ragazza che ama e anche per fare sfoggio delle proprie ingenti risorse economiche. Le disavventure causate da Tom e Jerry offriranno alla coppia l’occasione per rivalutare il loro rapporto, e Ben comprenderà che stare con un’altra persona significa essere più aperto alle sue esigenze e ai suoi reali desideri.

Personalmente ho apprezzato l’intreccio secondario, ma è proprio la trama principale ad aver sollevato in me qualche perplessità. Un film rivolto specificatamente ai bambini, che dovrebbe veicolare un messaggio positivo, fallisce parzialmente nella missione. Kayla, la protagonista, riesce ad ottenere l’opportunità lavorativa che desidera grazie all’inganno, facendo uscire di scena Linda Perrybottom (cognome poco casuale, probabilmente) la quale, con il suo ordinatissimo tailleur, gli occhiali e l’espressione seria, è la rappresentazione incarnata dall’impegno e dello studio.
Invece di apparire come personaggio positivo, però, viene introdotta come antipatica e scostante. Il cliché si ripete con il signor Terence, dipendente estremamente preparato dell’hotel, introdotto come sospettoso, ingessato e cattivo.

Kayla, al contrario, spicca per intraprendenza e simpatia, con il chiaro intento di accattivarsi il favore del pubblico. Analogamente Cameron, il cameriere, risulta un personaggio positivo, così come numerosi altri personaggi di umile condizione.
Nonostante il finale, che riesce a dare un parziale riscatto a Linda e Terence, la scelta discutibile di dare ad entrambi una connotazione prevalentemente negativa, induce a chiedersi: l’idea di base dunque, qual è? L’intelletto machiavellico consente di avere la meglio sulla formazione professionale e sullo studio? E grazie alla furbizia si può giungere dove non si arriva con studio e talento?

Nonostante ciò, il film riesce a trasmettere un messaggio positivo contro la discriminazione, presentando un teatro di personaggi di etnie diverse, divisi equamente tra figure positive e negative.


Tom & Jerry“, in conclusione, è un film che vale la pena guardare? Anche se sicuramente non si tratta di un prodotto neanche lontanamente paragonabile a “Tom & Jerry – Il film” del 92, che ho guardato in loop durante l’infanzia e che, rivisto di recente, è riuscito a commuovermi ancora, questo “reboot” (si può definire così?) di Tom e Jerry è un film forse eccessivamente lungo e semplice, per niente innovativo, ma sostanzialmente carino che, senza alcuna pretesa di essere un capolavoro, potrà sicuramente intrattenere i bambini e strappare un sorriso malinconico a chi, come me, ha vissuto il periodo dorato ed indimenticabile dell’infanzia guardando le avventure del gatto e del topo più famosi del mondo.

Questo articolo è stato scritto da Chiara Capuano, collaboratrice esterna

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