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ho avuto la fortuna di avere Ann ospite al The Flywas Show qualche tempo fa, e la conversazione è stata molto estesa, abbiamo parlato di Ruby Falls appena pubblicato per Bao Publishing, di the Seeds, uscito per Berger Books. Ma non abbiamo di certo trascurato il suo passato in Marvel, tra Daredevil e Longhshot.

TFS – ciao Ann, benvenuta, è un piacere poter parlare con te. Prima di tutto, come state vivendo in America con il Covid ?  

AN – per chi è abituato a scrivere o disegnare non è cambiato molto. Stare in studio la maggior parte del tempo, dove sono qui ora, disegnando e scrivendo, non cambia davvero molto. Cambia molto per gli incontri nei negozi di fumetti o alle convention che mancano, e che sono utili perché le conversazioni che nascono là sono parte del nostro lavoro. Non poterci trovare assieme con i colleghi è triste. Ti faccio un esempio, Ruby Falls è uscito ad Aprile 2020, e tutto era molto deprimente per via del Covid ed in America con le proteste di Black lives Matter, anche se non ci si poteva incontrare dal vivo ma solo via social media, con Karen Berger in Dark Horse ci siamo confrontate. Non volevamo togliere ossigeno a cose più importanti, la gente stava morendo. Così non abbiamo fatto nulla. Io e Karen saremmo dovute andare al Napoli Comicon, ed eravamo così eccitate, volevamo prendere un cocktail con Flavia Biondi (la disegnatrice di Ruby Falls NdR) ed è stato molto triste quando quel viaggio è stato cancellato.  

TFS – una cosa di Ruby Falls che ho trovato molto interessante è l’ambientazione. È il nord America, ma per quello che riguarda la storia della famiglia protagonista, potrebbe essere ambientato davvero ovunque. Anche perché l’idea del ruolo della donna nel mondo, è abbastanza universale. 

AN – sai, ci sono molte culture dove, invecchiando, vieni considerato un contenitore per la  Storia, sei considerato un saggio. Uno dei miei più grandi rimpianti è non aver intervistato i miei nonni. Mio nonno arrivava dall’Italia e si stabilì in Pennsylvania, compro un pezzo di terra con una miniera di carbone. Divenne contadino , ed era completamente autosufficiente. Ed io ho chiesto a mio padre come fosse svegliarsi là la mattina, mungere il latte prima di andare a scuola, cose così. E voglio dire una cosa a tutte le persone là fuori  : andate a parlare con i vostri nonni prima che non possiate più. Tutte le informazioni che ho dalla mia famiglia sono finte nelle tre generazioni di donne presenti nella storia, che è comunque un murder mistery. C’è un momento nella storia in cui la persona più anziana della storia rivive l’esperienza di un omicidio, e, mentre la nipote, Lana, che è la protagonista, continua a chiedere maggiori informazioni, la madre, che è nel mezzo vuole solo che lasci perdere. Tutta la storia è un mistero costruito attorno alla memoria, che cos’è , come funziona.  

TFS – infatti una delle cose che Clara (la nonna della protagonista) ripete, più cerchi di lavorare sulla tua memoria di una cosa, più finisce che dai una tua versione 

AN – la cambi, ed è strano per me. Ho avuto una lunga carriera eppure vengo sempre intervistata a proposito del mio lavoro in Marvel degli anni ’80, e cerco sempre di ragionare su quello che mi ricordo. Sono stata dieci anni in Marvel, ho scritto molti fumetti, ma non ho mantenuto un diario di quei giorni, non ci sono molte fotografie, e c’è stato un solo documentario, girato da Ron Mann, Comic Book Confidential. Guardandolo, molti mi hanno chiesto chi fossero quelle persone ritratte, ma si tratta di un ricordo vecchio di 30 anni. E tutto quello che volevo dire è non fidatemi della mia memoria! Mi ricordo solo un certo aspetto, gli scherzi i giochi che facevamo nel Bullpen, perché Mark Gruenwald voleva sempre far esplodere la vita corporativa con qualcosa di esilarante. Ed io racconto sempre queste cose perché tendo a ricordami solo le cose divertenti.  Eppure citando Ingmar Bergman, i ricordi che dovrebbero rimanere più impressi sono legati all’umiliazione e alla vergogna e probabilmente ha ragione. Mi ricordo i momenti imbarazzanti a non sono quelli che tiro in ballo durante un’intervista. Mi ricordo anche di quegli aspetti per cui, ad esempio, non direi che ci fosse sessismo in quel periodo in Marvel, ma è anche vero che questi ricordi, sono la mia versione di Rashomon! 

TFS – ok questa è una cosa che avevo in mente per The Seeds ma possiamo parlarne ora. Pensi che se all’epoca ci fossero stati i social media sarebbe stato differente ? 

AN –  adesso sta succedendo il contrario, c’è così tanto che viene registrato e fotografato. Per esempio, pensa a quando fare foto era più raro. Io sono una fotografa e sviluppare i rullini era costoso, quei momenti ripresi sembravano risuonare con una potenza, adesso guardi le immagini prese dai social media, e non c’è risonanza. Bisognerebbe interpellare uno specialista per capire come tutto questo stia cambiando le nostre menti. E questo mi preoccupa ancora di più con il covid. Penso agli anni dell’adolescenza o del college che sono quelli più difficili. Pensa a tutti quei ragazzi isolati, non sappiamo ancora questo anno lontano da tutti che impatto avrà sulle loro vite, su quando saranno più vecchi. E la mia seconda richiesta che vorrei fare, se sapete di qualche ragazzo che è da solo in questo momento, chiamatele e sentite se sta bene

TFS – tornando a Ruby Falls, è molto toccante il modo in cui Clara utilizza la tecnologia. È all’inizio del libro quindi non credo sia uno spoiler. Clara ha problemi di memoria, così si registra dei messaggi con lo smartphone che potrà riguardare nei momenti in cui si sente smarrita per ricordarsi chi è. E’ interessante vedere come la nuova tecnologia stia modificando anche le abitudini degli anziani.  

AN – ecco, una cosa che voglio dire a proposito del lavoro di Flavia, la sua arte è così spettacolare. È importante sottolineare quanto conti la recitazione nei fumetti. Lei è davvero capace di creare un repertorio di gesti, del modo in cui un corpo sta seduto, è in piedi, si muove. È così sin dai primi schizzi. Io non sono riuscita a focalizzare Blaire (la compagna di Lana)  fino al momento in cui ho visto i suoi disegni. Là ho capito, Blaire è perfettamente equilibrata e stabile e forte. I suoi primi disegni di Lana la rappresentavano invece con tutte le foto e le informazioni attorno a sé, lei impersonificava la componente noir della storia. Il linguaggio del corpo nel fumetto è importantissimo per lo storytelling e Flavia in questo è la migliore con cui ho lavorato. Ogni volta che  vedevo le pagine disegnate rimanevo meravigliata del modo in cui le interpretava e spero davvero che anche il pubblico in America se ne renda conto.  

TFS – come è stato lavorare con Flavia ? 

AN  – Karen Berger, che per chi non la conosce ha avviato il progetto Vertigo negli anni ’80, è stata fondamentale. Il suo talento è lasciare che disegnatori e scrittori trovino la loro voce. Non parlare attraverso la voce di un supereroe, ma proprio attraverso la tua voce.  lei è stata fondamentale per Neil Gaiman, Alan Moore e molti altri talenti inglesi. Quando ho raccontato a Karen l’idea di un omicidio misterioso la cui chiave era nascosta nelle piaghe della demenza senile di una donna, lei mi ha detto racconta la  storia dal punto di vista delle tre generazioni di donne all’interno della famiglia, ed io ti troverò un’artista capace di valorizzarla. Questa è Karen, molti si sarebbero solo preoccupati di come fare per venderla di più, aggiungere più dettagli sulla mafia, più azione, più violenza. Questa è la bellezza di lavorare con Karen. Non parlando italiano, ho cercato di mantenere una sceneggiatura stringata, poche parole per l’azione, lo stesso per i dialoghi. Non volevo che la sceneggiatura sopraffacesse Flavia. Scrivevo quattro, cinque vignette, ma ho fatto sapere a Flavia che poteva modificarla come credeva, lei avrebbe dovuto raccontare la storia. Se lei preferiva accorpare più vignette per pagina e tenersi lo spazio per una splash page andava bene. Flavia poteva aggiungere o modificare momenti. Per me che sono italo americana, lavorare con un’artista italiana è stato importante. In Ruby Falls non viene mai menzionato che la famiglia protagonista sia italiana. Ma lavorare con Flavia ha assolutamente tirato fuori qualcosa. Anche se non abbiamo mai parlato, quella particolare sensazione di essere italo americana ed italiana ci ha accumunati, una sorta di sensibilità comune. Un’altra cosa poi, proprio all’inizio della quarantena, molti americani hanno apprezzato come gli italiani stavano affrontando la situazione, il cantare sui balconi. Anche e adesso siamo tutti in quarantena ci sono dei momenti in cui ci dicevamo, guardali, sono in quarantena e cantano sui balconi!  . Per me che vivo a New York mi ha reso molto felice di essere italiana. E poi anche qui hanno cominciato a fare lo stesso. Ci sono molte connessioni. 

TFS – pensi che Ruby Falls avrebbe preso una direzione differente se tu avessi lavorato con un disegnatore differente ?  

AN – assolutamente.  Entriamo nella meccanica di scrivere fumetti. Se io avessi preso questo soggetto e lo avessi passato a cinque differenti disegnatori, avrei avuto cinque differenti versioni. Io sono la scrittrice e lei la disegnatrice, ma c’è un terreno comune in cui siamo entrambi storyteller. Lo puoi notare con the Seeds, con David Aja, ogni cosa che gli ho mandato è stata modificata per raccontare la storia in modo che fosse possibile per lui ritrovarcisi. Uno scrittore non dovrebbe semplicemente dire cosa vada disegnato e dove, ma suggerirlo. Se l’artista trova la sua dimensione e si trova con i disegni alla fine ne emergerà una soluzione più importante. Ed in ogni pagina di the Seeds tu puoi ritrovarci lo stile di David. Ad esempio volevo che ci fossero delle maschere nella storia per dare l’idea di come l’aria fosse meno respirabile, e David ha avuto l’idea delle maschere antigas. E siccome le api hanno una parte fondamentale in questa storia,  David ha cercato di inserire l’elemento dell’esagono in tutta la storia, con le api, la diffusione del virus. Il nostro punto di vista era di raccontare parte della storia dal punto di vista delle api, e che ogni elemento in natura può comunicare. L’idea era che ci fosse una intelligenza anche migliore di quella degli umani. In the Seeds tutti hanno un punto di vista ugualmente importante, da Lola e la sua incapacità di vivere senza il suo telefono, al maiale nella fattoria che non vuole essere mangiato ad Astra, la giornalista, che cerca di mettere assieme tanti elementi per trovare il suo modo di raccontare la verità.  

TFS –  il personaggio di Lola è quello che amo di più, nel modo in cui compare all’inizio della storia, disperatamente cinica, come se stesse cercando di crearsi un’armatura per non sentire più dolore anche se cerca di creare un rapporto empatico con tutti, anche con un alieno. Come è nato questo personaggio ?  

AN – vedi io sono molto dipendente dal mio computer. Anche se io sono cresciuta in un periodo precedente ad internet, dove poteva essere possibile scomparire senza che nessuno potesse rintracciarti. Potevi muoverti anche attraverso percorsi inaspettati, senza che ci fosse qualcuno a darti indicazioni e mandarti messaggi, e raccontarti come fosse il posto dove stavi andando. Volevo che Lola fosse una ragazza che non avesse idea del mondo pre-internet, completamente connessa al suo cellulare. Vorrei tanto andare in un posto dove non c’è rete, controlli, droni, tracciamenti e niente del genere. Per cui mi piaceva l’idea di una sorta di rivoluzione luddista dove un gruppo di persone volesse creare un posto senza sorveglianza, internet. E Lola è l’ultima persona che ti aspetteresti possa vivere senza il suo telefono, ma si innamora e per questo entra in quella zona. E cambia.  Questa è Lola, e, come per ogni personaggio scrivi una backstory, e c’è un momento in cui lei ed i suoi genitori vivevano in una sorta di casa di vetro, dove internet ed i social media li rendevano completamente esposti. La scena è finita tagliata, ma la sensazione che lei abbia sempre vissuto in una casa di vetro rimane in ogni caso.  in the Seeds molte delle origini dei personaggi principali sono state tagliate mentre altri aspetti sono stati implementati. Ma alla fine credo che si percepisca per bene il personaggio di Lola anche senza leggere la sua origine. 

TFS – questa descrizione di Lola sembra fare riferimento a molti giovani di adesso, completamente connessi ad internet ed ai social, ma che non vanno più in giro nel mondo. 

AN – si, vero. Ma poi lei si spinge molto oltre, andando in questa zona no tech, dove è completamente da sola. Pensa a tutto quello che succede con il suo partner, come è lei all’inizio della storia e come cambia nel finale. C’erano molte cose che era esplicitate nel fumetto e che poi dopo sono state tagliate rendendo la storia forse più criptica, ma lasciando al lettore la possibilità di decidere che significato dare a determinate scene. E l’interpretazione del lettore è molto più importante di quello che io e David potevamo intendere.  

TFS – c’è una considerazione che il personaggio di Astra fa a proposito delle fake news : più continui a ripetere una bugia, più la gente comincia a crederci. È qualcosa di terribilmente attuale.  

AN – abbiamo scritto con Karen una postfazione in materia. Tutta la storia è stata scritta quando Obama era presidente, poi c’è stato Trump e tutte le fake news. Il fumetto non commenta quello che è successo in quei quattro anni perché era stato scritto prima, ma allo stesso tempo alcuni personaggi sono cambiati completamente. L’idea che avevo inizialmente per gli alieni era che fossero inizialmente incapaci col il loro lavoro, doveva sembrare come se si trascinassero la loro attività e fossero svogliati. E per farli parlare inglese inizialmente pensavo avessero una specie di traduttore, poi quando Trump è stato eletto ho pensato che avessero una serie di televisori che seguissero in continuazione, e che imitassero quel modo di parlare. E c’è questa bellissima tavola di David quando l’alieno compare per la prima volta, con le televisioni, la bandiera americana ed il fucile in mano che è incredibilmente rappresentativa di qualcosa che stava accadendo in America. David vive in spagna, e ho immaginato come potesse percepire questo autoritarismo e tutte le fake news. Questa parte del fumetto è cambiata molto come reazione a quello che stava accadendo nel fumetto.  

TFS –  magari è troppo presto , ma c’è già la percezione di come le cose stanno cambiando adesso che Trump non è più presidente ? 

AN – si assolutamente. Stiamo tutti tornando a respirare, perché per tutto il tempo in cui è stato presidente ha cercato di iniziare e guerre e fare tutte quelle pazzie come scrivere tweet che potessero creare crisi diplomatiche internazionali. È stata dura vivere qui, come credo lo sia vivere in tutte quelle nazioni con un governo autoritario o dove il tizio al comando fa pazzie. Adesso ci stiamo rilassando, sappiamo che Biden è da molto in politica, non a caso lo chiamano buon vecchio Joe, ma non troppo. Ci siamo rilassati quando c’era Obama e sappiamo cosa è arrivato dopo. Pensa anche a quello che è successo a Capitol Hill, gli studiosi di semiotica hanno analizzato ogni bandiera, ogni frase scritta e le cose che quelle persone indossavano, ed è tutto legato ad una divinità della  mitologia nordica, non ricordo il nome, una sorta di imbroglione. Ed anche la bandiera usata con le 13 stelle originali, è un simbolo della supremazia bianca. Come nazione esistiamo da pochi secoli, e per un po’ c’è stata la schiavitù ed il movimento per i diritti civili non è così tanto tempo. Siamo un paese che ancora deve confrontarsi con il massacro dei nativi americani e con la schiavitù. Non voglio suonare troppo deprimente, stiamo parlando di fumetti, ma queste cose sono successe, e dobbiamo affrontarle. È una delle cose che i giornalisti hanno ripetuto, quello che si teme, è un Trump intelligente, qualcuno che possa essere in grado di imbrigliare tutta questa energia che si è riversata sulla capitale e trasformala in qualcosa di più sottile e scaltro. Questo è quello che la gente teme.  

TFS  – tornando a the Seeds, quando l’ho letto non sapevo che si tratta di una storia scritta prima di Trump, ma, una delle prime cose che si vede all’inizio è il muro che circola la zona no tech. Eppure la prima cosa che ho pensato è stata il muro tra America e Messico.  

AN – è una cosa un po’ differente. Nella prima versione della sceneggiatura, il muro doveva essere fatiscente, improvvisato. C’era persino una scena in origine dove c’è un bar, letteralmente incorporato nel confine con ingressi in ambo i lati del muro. Inizialmente non lo percepivo come una difesa militare, è stato David a pensarci. Ad Angouileme, una convention francese sul fumetto (SIC) c’è una presenza militare molto marcata con uomini e carri corazzati. E David ha pensato di inserirlo. Come scrittrice posso temere che ci siano delle modifiche che possano influenzare tutta la storia modificandola, ma ho seguito questo suggerimento, e quello che è successo è che questa immagine ha condotto a tutta un’altra serie di suggestioni. Hai presente la famosa immagine del ragazzo in piazza Tienanmen che si para davanti ai carri armati, abbiamo preso quella scena e l’abbiamo rielaborata con gli alieni nel terzo numero. Mi sono abituata all’idea, ma bisognava trovare un modo per riuscire a far attraversare a Lola un muro così militarizzato. E c’è quella frase , forse troppo esplicativa, quando i bar aprono, le guardie vanno via che non mi fa impazzire, però serviva per dare una spiegazione all’inspiegabile. In fondo è un fumetto.  

TFS – mentre preparavo le domande mi sono reso conto che, tornando indietro ai tempi Marvel, creando il personaggio di Mojo, hai praticamente introdotto il concetto di reality Show. 

AN – stiamo parlando di 34 quasi 40 anni fa. Mojo, il Mojoverse è alla base di the Seeds. Negli anni  ’80 quando ero in Marvel quello che davvero volevo era fare la giornalista, avevo studiato giornalismo, leggevo manufactory consent di Noam Chomsky a proposito di come il concetto di Storia è artefatto. C’era quella considerazione , chi stampa le notizie, possiede la Storia. In Seeds c’è una scena (che è stata poi tagliata) in cui quando internet collassa, la giornalista che lavora a Scoop comincia a far funzionare manualmente la macchina rotativa per far poter stampare comunque il quotidiano. 

TFS – hai cominciando lavorando come un editor e poi adesso stai lavorando con Karen Berger, editor prima di tutta la famiglia Vertigo e poi della linea Berger Books. Come è cambiando il modo di far editing in tutti questi anni  

AN – per me tutto parte dall’aver cominciato con un impiego in una casa editrice di comics, e poi aver cominciato a scrivere storie di supereroi. Mi sono sempre chiesta cosa sarebbe successo se non avessi cominciato in questa maniera. Facevo le cose che facevano tutti, testavo le mie storie provavo quello che funzionava e poi andavamo alle prime conventions e restavamo seduti vicini ai nostri albi a fumetti : una parte di me si chiede se avrei sviluppato la stessa voce se mi fosse seduta con quelli che scrivevano fumetti ‘indie’ , scrivendoli e fotocopiandoli. Quindi non so se questo risponde alla tua domanda, ma ero in un posto non mi chiedevano di creare un giocattolo, ma di lavorare con un giocattolo che già esisteva a cui era allegato un libricino con le informazioni fondamentali. Sapevi cosa potevi e cosa non potevi fare, ma non stavi creando il tuo giocattolo, ci stavi solo giocando. 

TFS  –iparliamo della tua run di Daredevil. Venne pubblicata subito dopo quella di Frank Miller che era un noir, e poteva essere ambientato per davvero in qualsiasi periodo storico. Mentre invece con le tue storie, io leggevo l’America degli anni ’80. Soprattutto ero colpito dal modo in cui Matt Murdock si relazionava con il gruppo di ragazzini che compariva frequentemente. Io ero molto connesso, anche con quei ragazzini perché condividevano le loro paure a proposito di una guerra nucleare. Fu la prima volta che un fumetto mi raccontava qualcosa non solo su un personaggio ma su un paese 

AN – adoro la run di Frank , è molto cinematografica. Era influenzato da Kurosawa e dai film di arti marziali. Prendeva molto dalla storia del cinema, e ha portato l’attenzione su molte pellicole che nessuno aveva mai visto. Aveva preso Daredevil e lo aveva inserito dentro il cinema tradizionale giapponese. Io ero molto più influenzata dai documentari. Mi ispiravo anche io dalla storia del cinema, ma ero più legata al neorealismo italiano e a quei registi che non avendo budget, prendevano direttamente dalla realtà ed inserivano la finzione direttamente dentro la vita di tutti i giorni.  Rossellini per esempio. Ero legata molto di più a quel tipo di sensibilità. Hell’s kitchen è a NY, io vivo la. Quindi perché non andare direttamente là, sedermi in un parco e sentire quello che gente si dice, lo stesso nella metropolitana, e camminando per le strade e mettere tutto in un fumetto. È legato molto al concetto dell’oggetto trovato, come i surrealisti francesi. Se avessi avuto una macchina fotografica o una super 8 invece che lavorare alla Marvel avrei fatto documentari. E molte idee mi sono venute pensando ai miei amici più giovani, e all’impatto che ha questo virus invisibile che c’è nell’aria, pensa alle loro preoccupazioni come potrò avere un appuntamento? , come potrò baciare qualcuno?  Ed è qualcosa di profondo che mi ha fatto pensare a quando ero più giovane io, con la scena politica meno stabile, qualcuno avrebbe potuto iniziare una guerra nucleare. E quando eravamo bambini facevamo le prove a scuola, ci dovevamo nascondere sotto i banchi in caso arrivasse una bomba. E così nasce il personaggio di Lance, che è costantemente spaventato dalla possibilità che possa esplodere una guerra nucleare. Pensa alla piaga del Covid, e ti rendi conto che quelle paure non sono così differenti. L’AIDS comparve negli anni ’80, c’era già questa paura  puoi iniziare una storia, se ti potrebbe uccidere? Ed inoltre il padre di Lance era Bullet, l’uomo esplosivo che lottava con Daredevil. E naturalmente John Romita Jr, che è uno storyteller meraviglioso tirò fuori questo look per bullet, che lo rende simile ad una bomba. Tante cose messe assieme funzionarono, ma naturalmente ce ne furono anche altre che non andavano per cui dovevi provare fino a quando non trovavi la combinazione giusta.  

TFS – è fantastico sentire queste storie. Solo un ultimo paio di domande prima di salutarti. Se dovessi decidere tra tutti i personaggi del mondo quale scrivere. Cosa sceglieresti ? 

An – non lo so una cosa che mi piacerebbe è un editor che possa propormi qualcosa . Non ho un desiderio specifico, vorrei che mi proponessero personaggi su cui possa considerare se ho qualcosa da aggiungere. Quando lavori con personaggi iconici, vuoi aggiungere qualcosa di importante e che non sia mai stata detta prima. E soprattutto molti mi chiamano per farmi scrivere donne violente come Typoid o fortunati come Longshot. Ma io non voglio ripetermi. Inoltre con Typhoid Mary non era un messaggio femminista, ma solo la voglia di creare una donna forte e violenta. E non so se questo messaggio sia adatto all’essere femminista oggi. Quindi risponderò a questa domanda, in un fumetto 

TFS  – come pensi sia cambiata il mondo del fumetto 

AN – non sono la persona più adatta. Scrivevo negli anni ’80, ed era come suonare in una garage band, tutto stava esplodendo, la sensibilità degli anni ’80 era quella dei performer artist, di Basquiat, Steve Buscemi che fa lo stand-up comedian nei piccoli club. Erano tempi eccitanti. E poi ho lasciato quel mondo, nei ’90 avevo un film magazine che si chiamava Scenario e poi ho fatto la sceneggiatrice ed infine la giornalista, scrivendo di politica e cultura. Quindi mi sono persa tante delle cose che sono successe nel mentre, ho perso anche molti aspetti artistici. E poi sono tornata al mondo del fumetto, ma per me l’aspetto importante adesso è come parole ed immagini possono finire assieme in questa forma di arte chiamata comics books.  Io sono tornata nel 2012 in DC, e mi ricordo la Emerald con a Seattle, per via di Green Arrow, ed era tantissimo tempo che non andavo ad un evento del genere, ed ero sorpresa del fatto che ci fossero molte donne. E penso anche alle scrittrici, Kelly Sue De Connick, G Willow Wilson, e che sia emersa anche una sensibilità più legata al mondo indipendente, tutte quelle graphic novels . L’esplosione di questa presenza femminile è importante, ha fatto sparire il senso di colpa per non aver potuto far di più negli anni ’80 

TFS – a cosa ti stai dedicando ora 

AN – sto disegnando molto. Devo recuperare un po’ di cose. Sono arrugginita, ma devo trovare la linea per la prossima storia che voglio creare. 

2 commenti su “Una serata con Ann Nocenti – Edizione Integrale”
  1. Intervista interessantissima Mario. Conosco Ann Nocenti più per la fama che per aver letto le sue opere, ma ha detto molte cose interessanti da cui trasuda una sensibilità molto “matura” e “realistica”, da intellettuale a tutto tondo

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