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La ristampa in versione cartonato delle storie classiche di Dylan Dog continua con il volume che ripubblica due tra gli episodi più cari al fandom. Si tratta delle storie in cui compare Johnny freak, uno dei comprimari che più ha lasciato il segno in quei leggendari primi 100 episodi. 

Bisogna qui fare una distinzione, tra il primo ed il secondo episodio della raccolta. Mentre il primo, sceneggiato da Sclavi su soggetto di Mauro Marcheselli, presenta un’impronta primigenia che rievoca alcune tra le tematiche più care al nostro Tiziano. La difesa dei deboli, la natura violenta è malevola che ci mette sulla strada avversità complesse e spesso insormontabili. E, soprattutto la concezione più solida del continuum Dylaniato. Ossia, i mostri siamo noi. 

Dylan incontra Johnny grazie a Botolo, un randagio che ogni tanto compariva in quel periodo. Johnny è un ragazzo dall’animo delicatissimo, capace di dipingere e di suonare con un animo soave. Ma è anche un ragazzo sfortunato, mutilato, vessato da anni di maltrattamenti. Solo Dylan e l’infermiera Dora riusciranno a venire a capo della ragione dietro il suo complesso quadro clinico e, una volta svelato il mistero, lascerà un profondo senso di amaro in bocca che difficilmente riusciremo a lavare via.  

Le tavole di Andrea Venturi, perfettamente integrate a questa nuova colorazione, ci consegnano un Dylan emaciato, precario nella sua struttura ossea, contornato dal suo solito gruppo di comprimari e al solito incapace di seguire il flusso degli eventi senza opporsi in modo appassionato. 

Il finale di questa prima storia ci lascia l’aroma di quegli anni ’90 che ribollivano nella leggenda. Gli stessi anni di Kurt Cobain e di Will Hunting. Gli anni che hanno segnato l’adolescenza della generazione di Dylan.  

Il cuore di Johnny, seconda storia del lotto vede un soggetto di Mauro Marcheselli sviluppato in sceneggiatura da TIziano. Sono passati quattro anni dal primo episodio e la strada che porta alla leggenda è stata sufficientemente pavimentata. Chi è convinto che i primi cento episodi abbiano dettato il canone ha le sue ragioni, ma non vede il limite invalicabile della propria percezione. Non esistono assoluti, ma questo secondo episodio raccoglie la percezione del sequel. 

Torna Johnny, o una parte di lui per la verità. Chi conosce la prima storia non può sbagliarsi troppo. L’ombra di Freaks, la pellicola di Ted Browning citata in entrambe le storie qui forse è più lunga e fredda. Ma la storia riesce comunque a mantenere alcuni spunti interessanti. Forse è più una necessità da completisti voler avere queste due storie legate in un singolo volume, ma è innegabile che il filo che le unisce non smette di avere vigore anche in questo episodio che chiude il personaggio e lo consegna, in una sequenza ricca di pathos alla leggenda.  

Le tavole di Giampiero Casertano sono assolutamente drammatiche e le ombreggiature ci restituiscono personaggi consunti e drammatici. Dylan ha già raggiunto lo stato di leggenda e forse questa versione, appena più in carne del precedente episodio, ci regala un gradevole esempio dello Zeitgeist del tempo. 

Il volume si chiude con due interviste di Marco Nucci a Venturi e Casertano che ci regalano qualche piccolo aneddoto legato alla produzione degli albi ed al loro di ricerca. Oltre, ovviamente, renderci una testimonianza del loro lavoro con Tiziano Sclavi. 

Il lavoro della Bonelli nel capitalizzare sui proprio classici ci regala una biblioteca carica di sorprese e piene di piccole gemme. L’intimismo di queste storie merita il pregio di una edizione in tavola gigante colorata. Ed è un buon segno che la casa editrice di Via Buonarroti abbia incrementato le attività in questa ottica. 

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