la mia ultima estate con Cass, fenomenologia della crescita artistica

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Tunuè ha quella incredibile capacità di selezionare libri con un forte contenuto emozionale e piazzarli all’incrocio dei pali dell’anima con una precisione micidiale. Perdonatemi la metafora sportiva, ma lasciatemi applaudire con vigore all’ultimo lavoro di Mark Crilley. Mark arriva dalla scuola degli american manga, ma tra fumetti pubblicati da Dark Horse, storie nominate agli Eisner e video tutorial su YouTube, vanta un curriculum notevolmente ampio.  

Eppure con questo volume, l’ultima estate con Cass, affronta temi tanto universali quanto profondi. Più di ogni altra cosa, riesce a farlo in modo diretto e semplice in modo da renderli perfettamente leggibili a più livelli. Il che rende di fatto, questo volume,  godibile attraverso le generazioni. 

Cass e Megan sono due figlie di Suburbia U.S.A., borghesi in assenza di definizioni migliori, provenienti da famiglie stabili, e, a dispetto dell’incertezza di questo secolo XXI, con un futuro relativamente sicuro. Si incontrano ogni anno per un paio di settimane nella stessa località di villeggiatura e la loro amicizia è cementata da un chiarissimo punto in comune, la propensione per l’arte, e la necessità di confrontarsi e spronarsi. Tutto bene fino a quando per Cass il velo cade, la famiglia si dissolve in un sistema disfunzionale, e tutte le sicurezze si sfracellano nell’impotenza davanti al divorzio dei genitori.  

La storia fa un salto avanti di qualche anno. Entrambe sono al penultimo anno di scuola superiore. Megan rimane legata alla vita di provincia, un padre che la vuole a proseguire il lavoro in ferramenta ed un desiderio per una scuola di arte che le permetta di sognare qualche anno di più. Cass vive ora con la madre a Brooklyn, frequenta circoli di artisti ed è convinta che la sincerità e l’arte camminino di pari passo.  Megan la raggiunge per qualche settimana ed il suo mondo subirà una rivoluzione quantica.  

Per noi europei può essere difficile da comprendere in profondità, ma New York capitale culturale del mondo occidentale è una realtà a sé stante da tutto il resto del paese, e trovarsi in quei posti che, al massimo, hanno rappresentato uno sfondo per una serie vista in tv, può rappresentare una pericolosissima delizia. Nelle prime ore che Megan passa con Cass, assapora i suoni ed i gusti di una città come mai ha conosciuto prima. Persone interessanti, atmosfere, suoni. Tutto alla portata di mano , tutto pronto ad esplodere in una gargantuesca delizia culturale.  

A loro modo, Cass e Megan hanno entrambe problemi con i rispettivi padri. Abbandonata e tradita la prima, vittima di un padre troppo presente e opprimente l’altra. Proprio questo stimolo le porta a concepire un’opera assieme, proprio come quando erano bambine, e di fatto costituirà lo snodo principale di questa moderna fiaba della crescita. 

Mark Crilley dipinge le due ragazze con due atmosfere completamente distanti. Cass è già un’artista che ha scelto di vivere senza compromessi, sa che la sua vita potrebbe essere povertà e fame, ma anche verità e fedeltà a se stessa. Cass ha già perso abbastanza da sapere che per vivere non si dovrebbe avere niente da perdere.  

Megan è quasi l’opposto. Il suo background è più stabile. Non ha il coraggio di staccarsi da quella realtà che trova a volte scomoda e opprimente. Ma non ce l’ha perché a suo modo sa che si tratta del rovescio della medaglia di una famiglia sempre presente, complessa, con cui lottare, ma che non l’ha mai abbandonata.  

Nei loro contrasti, Cass e Megan hanno entrambe ragione. Anzi, la bravura di Crilley sta proprio nel rendere questo confronto totalmente vero e perfettamente credibile. Il terzo atto ci restituisce il futuro di entrambe mostrando come la vita non è destinata a dare a tutti le stesse cose, ma spesso, anche questo si traduce in un forte collante per cementare le amicizie più potenti.  

Graficamente lo stile di Crilley è una gioia per gli occhi. New York viene resa nella sua sempiterna miscela di magia e degrado, humus necessario per la crescita e realizzazione di sogni. I palazzi, i serbatoi dell’acqua, le mille finestre e le persone dinoccolate e profondamente umane ci rendono un’atmosfera credibile e di cui non ci si stanca mai di averne.  

Cass e Megan ci permettono di riflettere sulla delicatezza dell’adolescenza ed il tremore delle aspettative. Panico e passione frullano assieme in una storia che regala più di un’emozione lasciandoci il desiderio di essere parte di quel sogno immenso che si chiama crescita.  

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