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quando un giudice punta un dito contro un povero fesso, piega altre tre dita, che indicano se stesso

Alessandro Mannarino

L’allora giovane cantautore romano citava Shakespeare con una naturalezza che altri potrebbero solo invidiargli. Ma la massima raccolta in quella semplice frase potrebbe applicarsi perfettamente all’ultima fatica di Dan Panosian e Marianna Ignazzi. Edita da Boom! Studios in America e da SaldaPress in Italia, an Unkindness of Ravens (che non capisco perché non abbiano tradotto con un elegantissimo una scortesia dei corvi) è una storia gotica che ci permette di fare il punto su quello che funziona dal punto di vista narrativo e che, soprattutto, è acclamato dal pubblico.  

La storia che si dipana in questo arco narrativo non può che preludere ad un seguito. Gli elementi fondatori di trama ed intreccio si basano sul più classico esempio di gotico americano. Il processo di Salem, la congrega delle streghe che qui, però, riescono a salvarsi. Anzi. Pare che chi le accusi a sua volta abbia parecchie cose da nascondere, ed il marcio cresce in una città che non guasterebbe in un episodio di Dawson Creek ma che in fondo rappresenta, ben miscelate, tutte le nevrosi e le teorie sui poteri occulti made in America.  

Wilma è al suo primo giorno nella high school locale. Suo padre, dopo tanto girovagare e alcune disgrazie è voluto tornare alla sua hometown e con tutte le ansie del caso, scopre di essere praticamente identica a Waverly una ragazza scomparsa nei boschi settimane prima che tutti danno già per morta.  Come se non bastasse, sembra che sua presenza sia finita nel radar di Scarlett Dansforth e dal suo cerchio magico di ragazze benestanti (e abituate ad ottenere sempre quello che vogliono) proprio mentre un altro gruppo di ragazze con un look molto più goth-chic le suggerisce di incontrarsi nei boschi e di unirsi a loro. Unirsi ai corvi.  

Teen drama in chiave magica, insomma. I paesi di provincia, meglio se nel New England, sembrano fatti apposta per lasciare trasparire questo aroma. Direi dai tempi di Buffy, ma sicuramente anche da prima. Due secoli e mezzo di storia sono sufficienti per lasciar decantare il folklore americano nei suoi aspetti più oscuri. Ed in più, se ben scritto, tutti amano un mistero con intrecci nella Storia.  

Forse Panosian è un filo manieristico in certi passaggi, ma è altrettanto vero che riesce a dare a Wilma una personalità fortemente empatica. È una ragazza che emerge da una vita difficile e quando le sue aspettative sprofondano nel surreale prende le cose di punta cercando di trovare la sua posizione in questo delicato equilibrio.  

Il punto è che tutti, davvero tutti, la legano a Waverly. E, per uno schieramento o per l’altro, non sembra condurre a nulla di buono. In tutto questo ogni episodio ha una introduzione che Karen  Berger amerebbe, disegnata dallo stesso Panosian in uno stile che la accomuna agli elementi cari alla buona vecchia EC comics, alle storie horror classiche DC e appunto a questa nuova ondata di gotico che travolge il fumetto indipendente americano. Il resto delle pagine, è disegnato da Marianna Ignazi e colorato da Fabiana Mascolo. Lo stile è molto fresco ed ammicca ad un genere indie che riesce ad affascinare un pubblico trasversale. Le nuove leve, gli stanchi del mainstream, gli amanti del graphic novel.  

Nel ragionare su questo volume, bisognerebbe tenere a mente il pubblico di riferimento. Non siamo in presenza del nuovo Sandman, capiamoci. Ma ci troviamo di fronte ad una storia ben scritta e con un intreccio affascinante. I riferimenti pescano bene nel vastissimo bacino del mondo dei millennials, da 13 a Life is Strange tutto è studiato per affascinare il pubblico più ampio ed instancabile che si conosca, e no non sono i corvi, ovvio che no, anche se i colori oscuri affascinano da sempre. Ma coloro che adolescono . 

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