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Per chi è della mia generazione, lustro più, lustro meno, i film di Carlo Pedersoli sono stati una tappa obbligata. Una sorta di rito di passaggio per attraversare l’infanzia e migrare verso quel sentiero accidentato che è l’adolescenza. Le sue espressioni silenziose, la sua comicità garbata, il suo essere amabilmente orso sono, in un modo che non è facile spiegare, una rappresentazione della crescita e della trasformazione. 

Se prendiamo ad esempio una qualsiasi tra le pellicole girate in coppia con Terence Hill, vediamo che mentre il biondo rappresenta l’amante dell’avventura,  l’impunito, l’impertinente. Carlo con il suo carattere schivo descrive solo uno che vuole essere lasciato in pace, senza guai in santa pace. Ecco, alzi la mano chi negli anni verdi non si è sentito almeno una volta così? 

Ultimamente, per un curioso caso di sincronicità, si parla spesso di questo duo che ha contribuito alla storia del cinema nostrano.  dagli Oliver Onions che ritornano sul luogo del delitto reincidendo le vecchie colonne sonore ad occasioni come questo biopic presentato a Lucca da ReNoir Comics e da pochi giorni disponibile in tutte le librerie.  

Bud Spencer è una graphic novel scritta da Marco Sonseri e disegnata da Roberto Lauciello che racconta le gesta di questo uomo eccezionale che si può tranquillamente definire larger then life. Marco Sonseri adotta un artificio letterario che ha il pregio di omaggiare il legame imperituro tra Bud ed i bambini. Nell’aeroporto di Fiumicino Luca si distrae a guardare gli aeroplani e nel giro di un attimo perde di vista sua madre. Anzi, tutti scompaiono, solo un misterioso figuro intento a suonare un pianoforte resta. Lo intuiamo subito dalla silhouette ma diventa chiaro pochi istanti dopo, Bud è in scena. L’occasione di ritrovare la strada perduta permetterà a Bud di raccontare la sua di strada. E che strada. 

Le cronache ed i rotocalchi ci raccontano del suo passato di nuotatore olimpionico e fanno un salto fino al ruolo di gigante buono del cinema. In genere trascurano le avventure sudamericane ed il passato da compositore e ballerino. La scrittura del volume scorre leggera in un piacevole intervallarsi tra il momento magico presente ed i tanti flashback che compongono gli snodi della sua biografia. Ma la scelta stilistica di Sonseri è quella di scrivere in modo non didascalico evitando di trasformare il tutto in una fredda cronaca. Ed in effetti le varie incarnazioni che l’uomo ha avuto prima dell’attore ci vengono presentati con l’occasione di una piacevole chiacchierata. Lasciando intravedere il grande uomo prima dell’attore grande.  

Lo stile grafico di Roberto Lauciello alterna un bianco e nero equilibrato nelle scene ambientate a Fiumicino alternandolo a piacevoli sfumature di blu, che rimane un colore della nostalgia, per rappresentare il passato del personaggio. Il lavoro di ricerca svolto è impressionante, se andate a scrutare le tavole potrete riconoscere con semplicità un design dei personaggi realistico, eppure non schiavo della fisiognomica realtà.  

In entrambi i casi il lavoro di ricerca è impressionante e puntuale. Nell’introduzione si racconta del supporto dato dalla famiglia Pedersoli all’opera. Ma leggerla è tutta un’altra faccenda. Da queste pagine traspira tutto l’amore per un mito generazionale che è stato componente dell’infanzia collettiva. Il suo interpretare sostanzialmente sempre lo stesso personaggio riflette la bontà dell’uomo stesso.  

Non si può non raccontare della scazzottata, omaggio dovuto, del finale. Perfettamente coordinata da sceneggiatura e disegno ci permette di ammirare ancora una volta il pugno a martello che contraddistingueva le risse nei suoi film.  

La memoria fa cattivi scherzi, specie se imbevuta di nostalgia. Ci fa vedere cose belle dove non ve ne erano. Ma non è questo il caso. Qui siamo in presenza di un piacevole knockout, una spiazzante sberla in faccia della memoria, che anziché uccellini, fa girare attorno alla nostra testa puri momenti felici. 

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