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Arriva il secondo appuntamento stagionale con la serie antologica dedicata al comprimario di Samuel Stern ed alla magia che alberga nella sua libreria.  

Proprio come il primo volumetto, le storie presenti in questa antologia sono delle riproposizioni del materiale presente in Mostri, la rivista antologica che ha lanciato la Bugs Comics (o viceversa). Il progetto di Fumasoli è quello di cominciare a presentare storie nuove non appena il serbatoio di quelle adattabili al mondo del barbuto esorcista si esaurirà. Il piano è ovviamente encomiabile per il supporto dato agli autori originari e per la capacità di massimizzare gli sforzi ripresentando materiale oramai introvabile.  

Le storie in questione, forse addirittura più che nel primo volume sono legate ad una matrice weird che trasmette il feeling dei vecchi magazine anni ’90. Alcune di quelle storie, forse anche per scelta cromatica o di character mi ricordano il James O’Barr pubblicato da Magic Press su il Corvo Presenta negli anni ’90. Ma non è solo una constatazione episodica, quanto più una scelta di atmosfera e campo. In questo frangente tra l’altro, al di là della storia che fa da cornice, e che approfondisce un po’ più il personaggio di Angus e le sue peculiarità, gli altri episodi sembrano essere accumunati da temi affini.  

We are a zombie family è una storia carica di humor nero. L’ambientazione legata al mondo dei sobborghi dona un tratto quasi da critica sociale. Ma in definitiva si tratta di una chiave di lettura degli zombie particolarmente innovativa (sono senzienti) come a sottolineare che il genere stancamente deve muoversi dai lidi che conosciamo.  

I figli di san Grimorio, resta su tematiche di una carnalità simile a cui viene aggiunto un contesto religioso e spirituale che dona nuova linfa al canone. I legami morbosi tra vittima e carnefice si inseriscono in una ritualità secolare che permette di proiettare una nuova luce sul genere dell’orrore religioso.  

In con il sorriso sulle labbra torna la critica sociale assimilata in un contesto apocalittico  quanto meno da tramonto della razza umana.  Tutto finisce, e tramonta. Qui il sapore è molto simile ad un racconto di Neil Gaiman.  

The greatest show on earth e Krum & Kubrat sono legati a doppio filo alle tematiche del freak circense. Alimentano il filtro della morbosità innescando un umore nero che fa molto di più che strappare un mezzo sorriso. 

Ne ll custode ci troviamo una storia che non avrebbe guastato i un periodico della EC Comics (che è sempre letteratura di riferimento in questo contesto), però disegnato da Bernie Wrighston. Ammiccante e maladrino. 

Condominium è una storia marcatamente grottesca e che pure non risparmia una suspense notevole, relegata all’angoscia di come un posto simile rappresenti l’inferno vero.  

Con Le Esequie Durature ci ritroviamo di nuovo nell’ambito di una EC Comics demistificata, quasi dalle parti ghignanti di uno zio Tibia qualsiasi. 

Maledetta è uno storia horror acida con molti epigoni ma che più di qualsiasi altra cosa rimanda a Christine, la Macchina Infernale. 

Resta la cornice, la sola parte inedita della storia, a racchiudere qualche piccolo brivido. Angus lavora e convive con le ombre, questo comincia ad essere palesemente chiaro. Ma se il fine è quello di distribuire piccoli brividi, resta ancora da intendere con quale impeto ed in che modalità caotica si arriverà alla celebrazione del suo scopo. Peraltro ancora inedito.  

Una resa, quella di queste storie, mai banale, che ci riporta al periodo degli antologici horror così come spopolavano negli anni ’90. Ovviamente.  

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