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Era un bel po’ di tempo che non sentivo parlare di Y2K. Per la Generazione Z, si tratta del Millenium Bug, un supposto errore nei sistemi informatici che avrebbe comportato, alla mezzanotte del cambio di millennio a creare incredibili problemi nei sistemi informatici e, in un’ultima analisi, alla fine dei sistemi bancari.  

Ovviamente, come tutte le teorie catastrofiche, alla fine non successe nulla. Anche se per un po’ fu bello pensarci. Mirka Andolfo, reduce da Paprika e David Goy, decidono di ritornarci in una storia dal forte aroma fantascientifico dove il fantomatico Y2K rappresenta un prologo per una serie di invasioni parassitarie che hanno compromesso la biosfera e costretto la razza umana a vivere in colonie fortificate ed isolate. Malgrado la catastrofe, gli uomini continuano ad uccidersi per ragioni politiche e molto dell’organizzazione cosiddetta civile si riduce ad uno schema autoritaristico e ben poco trasparente.  

Tentativi di cover-up si susseguono con una certa rapidità al fine di mantenere la popolazione tranquilla e soggiogata. In questo contesti si intersecano le vite di due gemelle Pam e Jolene che hanno preso due strade alquanto differenti. La prima, moglie di un politico di alto rango, è una scienziata, dispersa in una missione subacquea, da cui arriva il titolo, Deep Beyond. La seconda, fa parte di una cellula che mira a scoprire il velo di coperture portate avanti dal governo. 

Nel mezzo un’adrenalinica corsa contro il tempo. Pam è stata inviata in una missione verso un’area che potrebbe potenzialmente svelare molto sulla situazione attuale della civiltà. Ma qualcosa, o più probabilmente tutto, è andato storto, e lei si trova sola ed infetta a mandare un SOS disperato.  

La ricerca della verità è un tema assolutamente chiaro, ma non posso togliermi dalla testa che questo primo volume di Deep Beyond sia stato pensato per omaggiare un certo cinema di fine millennio da Abyss a Leviathan, dove di per sé l’ambiente ostile rappresenta solo il primo livello di ostacoli che si parano davanti ai protagonisti. Il registro marcatamente action tiene il lettore incollato alle pagine mostrando una trama che sfocia in piccole esplosioni controllate, mirate appositamente a spingere i protagonisti verso l’intoppo successivo. 

Il comparto grafico fa davvero gli straordinari, Andrea Broccardo alle matite e Barbara Nosenzo ai colori si producono in una regia magistralmente sci-fi, con un character ed un mecha design debitore tanto della fantascienza franco belga che dei manga anni ’80. In più la colorazione assume un tono preciso. Non credo sia un caso che la Nosenzo si sia già misurata in territori simili, perché l’impatto è squisitamente a quel registro Brit che squisitamente potremmo classificare con due semplici paroline. 2000 AD. 

La storia si avvale di un comparto narrativo ben oliato che presenta personaggi tutti ben caratterizzati e sviluppati con un background solido. In alcuni casi la sceneggiatura soffre una eccessiva compressione, come se si fossero dovuti ridurre alcuni tempi per necessità di spazio, ma, in generale il ritmo non viene compromesso e anzi, lascia intravedere la possibilità di una edizione espansa. 

Infine un applauso per l’ottima edizione Astra, curatissima dal punto di vista grafico ed impreziosita di una copertina davvero capace di catturare l’attenzione. C’è un ritorno molte forte ai generi che spaziano dalla fantascienza più classica al weird al fantasy all’horror.  

Ancora una volta si sente il bisogno di tornare a raccontare storie di evasione con il profondo desiderio di stupire, meravigliare e fondamentalmente intrattenere. Ed è un piacere vedere Star Comics gareggiare in modo così intenso in questo ambito.  

Ryo Flywas

un nerd che si racconta ai nerd. Scrivo per passioni (al plurale). Conduco il the Flywas Show tutte le sere, venti minuti a sera. il mio sogno? la perfetta collezione di cultura nerd!

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