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Cyberspazio. Un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti della matematica… Una rappresentazione grafica di dati ricavati dalle memorie di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce disposte nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città, che si allontanano….

William Gibson

Il cielo sopra il porto era del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto.

William Gibson, “Neuromante”, incipit.

Pubblicato nel 1984 e giudicato dalla critica come l’opera che ha dato inizio al cyberpunk, genere letterario derivante dall’omonimo movimento politico-culturale sorto negli anni Ottanta, Neuromante dell’americano William Gibson è un romanzo oscuro e visionario, difficile, allucinato, stranamente stupendo. È considerato un’opera di fantascienza anche se la fantascienza qui rappresentata non è quella perfetta ed ottimista alla Star Trek o alla Asimov, che ha rappresentato il canone classico del genere fino agli anni Settanta, bensì quella sporca, piovosa e disperata delle megalopoli del futuro, decadenti e tecnologiche, o delle astronavi cargo buie e claustrofobiche che nascondono pericoli ai loro stessi equipaggi. È un futuro in cui si soffre, dove dominano le multinazionali, i rapporti umani sono spersonalizzati e i corpi si fondono con le macchine, in un’alchimia allucinata i cui stregoni sono gli antieroi che si collegano alla rete telematica mondiale per rubare informazioni cercando di evitare che i terribili firewall difensivi gli friggano il cervello. Tutte icone magistralmente immaginate da Ridley Scott in Alien (1979) e Blade Runner (1982), da John Carpenter in 1997 Fuga da New York (1981) e presenti in molti autori di genere che con Gibson condivideranno influenze e temi narrativi, in primis Bruce Sterling, l’altro esponente di punta del cyberpunk. È ancora a Gibson, inoltre, che dobbiamo la definizione e l’introduzione del concetto di cyberspazio, la realtà virtuale. Da questi temi e ambientazioni attinge a piene mani tra gli altri anche l’universo narrativo del bonelliano Nathan Never.

Il protagonista della storia è Case, un hacker sfigato, un cowboy da consolle, che controlla le macchine interfacciandosi con esse attraverso il suo stesso corpo e “si digita” nell’universo della matrice a caccia di dati e conti bancari delle multinazionali, penetrandone i database protetti dai terribili ICE (programmi antintrusione elettronica). Per calcolo o per sventura, Case si mette contro la gente sbagliata, che per vendetta lo priva della possibilità di connettersi alla matrice lasciandolo intrappolato nella sua “prigione di carne”, strafatto di droga sintetica e vagabondo per i bassifondi di Chiba, sobborgo di una immensa città giapponese dal cielo color argento. Qui sopravvive assieme a migliaia di altri derelitti, spacciatori di droga, trafficanti di software e tecnologia a basso costo, assassini ninja al soldo della Yakuza e.…baristi dal braccio meccanico come Ratz, proprietario dello squallido locale di Chiba frequentato da Case. Ed è in questo incredibile miscuglio di carne e metallo e varia umanità che viene raccattato da Molly, ex prostituta con occhi artificiali, donna dura ed abile guerriera, per svolgere una missione per conto di Armitage, un ambiguo personaggio che in cambio gli promette le cure per il suo fegato distrutto dalle droghe e, soprattutto, la rinnovata possibilità di collegarsi alla matrice. Inizia così una girandola di eventi che portano Case prima allo Sprawl, il suo quartiere originario sull’Asse Metropolitano Boston-Atlanta, quindi in Turchia, poi a Parigi ed infine su una stazione orbitante, il Freeside, dove dovrà portare a termine il suo incarico attaccando la banca dati dei Tessier-Ashpool, un potente clan industriale dalle diramazioni estese e dall’aura quasi mistica che sembra accompagnare i suoi componenti, la cui roccaforte è Villa Straylight. Case è affiancato nell’azione da Molly, di cui diventa intimo amico, dal simpatico rasta Maelcum alla guida del rimorchiatore spaziale Marcus Garvey, da un programma-virus cinese e da Dixie Flatline, un costrutto informatico nel quale sono riversati i ricordi e la personalità di un eroe dell’interfaccia morto durante una missione nel cyberspazio. Ma nella matrice abitano anche Invernomuto e Neuromante, due Intelligenze Artificiali che muovono da lontano le fila della storia e che svelano il loro vero ruolo solo nel finale, gettando una luce enigmatica e sottilmente inquietante su tutta la vicenda.

Consigliato agli appassionati di modernariato informatico, agli ex fruitori di BBS, ai cultori dell’internet della prima ora, ai nostalgici degli Anni Novanta, ai lettori di Nathan Never e ai classici smanettoni da consolle.

Neuromante è il primo romanzo della “trilogia dello Sprawl”, conosciuta in Italia anche come “trilogia dell’Agglomerato”, che prosegue con Giù nel cyberspazio (1986) e si completa con Monna Lisa cyberpunk (1988), tutti dello stesso autore.

Fulvio

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