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Ma quanto erano affascinanti gli anni Cinquanta? In un periodo storico tutt’altro che roseo, siamo incentivati a guardare al passato con una certa nostalgia. Gli anni Cinquanta si prestano benissimo a questa malattia (per fortuna non parlo del Covid) che sembra contagiare sempre più persone. I Cinquanta sono anni immediatamente successivi ad un conflitto che resterà per sempre nella memoria dell’umanità e quindi sono stracolmi d’innovazioni, si stavano gettando le basi per quello che sarebbe stato il boom economico del decennio successivo e il mondo stava cominciando a conoscere la globalizzazione che da lì a poco avrebbe cambiato per sempre le nostre vite.

Satellite Sam, l’opera firmata da Matt Fraction e Howard Chaykin, è ambientata esattamente all’inizio del decennio di cui abbiamo parlato sopra. Il tema centrale dell’opera riguarda uno dei tanti mezzi di comunicazione che si stavano affermando nel dopoguerra, la televisione. Infatti, Michael White, il nostro protagonista, è il figlio della star di Satellite Sam, show di punta del network Lemonde. La storia si apre proprio con l’omicidio di Carlyle White, il cui corpo viene trovato in una stanza circondato da una montagna di fotografie che ritraggono figure femminili in lingerie. Subito dopo il riconoscimento del cadavere del padre, Michael si ritrova ad essere la star del programma a tema spaziale, ideato proprio dal defunto padre, ma si mette anche in testa di voler scoprire chi sia stato ad uccidere Carlyle. La trama principale è contornata da molte sottotrame che ci fanno appassionare al variopinto cast di personaggi secondari che hanno ruoli, più o meno rilevanti, all’interno del network. Si passa da personaggi che cercano di aiutare Mick nella ricerca dell’assassino del padre, fino ad altri che provano in tutti i modi a portare avanti la baracca, spesso con risultati scadenti.

La parte sicuramente più significante e degna di nota riguarda lo studio del vasto campione di umanità che si trova all’interno degli studi di Lemonde. Ci sono tantissimi personaggi, ognuno caratterizzato con molta cura: abbiamo lo sceneggiatore gay che però deve nascondere al mondo la propria sessualità per poter lavorare nell’America degli anni Cinquanta, il capo del network sempre alla ricerca di fondi per ampliare la propria potenza di distribuzione, la donna di fede con un passato burrascoso e molti altri.  I personaggi usano un linguaggio crudo e non si fa fatica a trovare scene di sesso. L’alcol scorre a fiumi sul set di Satellite Sam, rendendo alla perfezione l’idea di quello che potevamo trovare sui set televisivi ad inizio anni Cinquanta.  Anche il protagonista della nostra storia viene presentato come un incapace e un alcolizzato, tanto che subito dopo la morte del padre, quando viene scaraventato sul set di Satellite Sam, è costretto a dire una sola battuta per paura di rovinare l’intera puntata. Col tempo Mick abbandonerà il vizio dell’alcol, diventando però malato di sesso, al punto da provare ad avere più rapporti possibili con ogni donna, in modo tale da fotografarle per ricreare le istantanee trovate nella camera del padre.

La nota veramente positiva di quest’opera a mio parere sono i disegni di Chaykin, in particolar modo i volti. Sui volti dei personaggi possiamo benissimo vedere lo stress, gli anni di fumo e alcol che si accumulano tutt’insieme, segnandoli in modo permanente, ma alla perfezione per l’idea che i due autori volevano dare del mondo della televisione, così crudo ed egoista sempre pronto a pugnalarti alle spalle quando meno te lo aspetti.

Ad oggi Saldapress ha presentato i primi due volumi, manca solamente il terzo, però la trama sembra aver già preso una strada ben definita, con un principale sospettato che svetta al di sopra di tutte le altre persone che avrebbero voluto vedere Carlyle White morto. Ritengo però che la trama passi in secondo piano in questo caso, rispetto all’incredibile caratterizzazione dei protagonisti di questa storia. Ciò va a discapito di una storia molto lineare, senza particolari climax, che trova i suoi momenti di forza nei flashback, all’interno dei quali si analizza il passato di alcuni personaggi.

Nel complesso l’opera è piacevole, uno scorcio su come venisse fatta la televisione negli anni Cinquanta. Riesci ad appassionarti ai personaggi con una certa facilità e soffri con loro quando le cose vanno male. In certi tratti avrei preferito una parte investigativa maggiormente marcata, ma non per questo l’opera cala di livello, anzi, ciò evidenzia ancora di più quanto i due autori abbiano voluto insistere sulla componente umana e sulla personalità di ogni singolo personaggio.

Nicolò

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