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Ciao Kurt 

Come va?  

Fa strano scrivere a te che sei un’icona della mia generazione. Certo non è così che ti pensavo quando avevo 17 anni. Anzi, devo essere onesto, da vivo non eri esattamente tra i cantanti nel mio radar. Diciamo che dalle mie parti si cominciò a sentir parlare di te dopo il tuo piccolo incidente a Roma, insomma si, quello dove ti sei risvegliato chiedendo un frappè alla fragola. In quel momento il video di about a girl dal concerto Unplugged andava parecchio in rotazione anche su Videomusic.  

Detto tra noi, come ci si sente ad essere considerato il simbolo di una generazione? Deve essere un fardello parecchio impegnativo per te che non reggevi stronzate simili manco da vivo. Soprattutto perché la tua, la nostra generazione è davvero un gran casino. La prima ad essere più povera e meno stabile di quella dei suoi genitori. Quella che ha visto le torri gemelle e piazza Alimonda. Quella che ha detto addio al lavoro sicuro ma che non ha saputo trovare lo spazio per vivere delle proprie passioni. Ancora adesso aneliamo al mutuo, alle vacanze al mare ma non vorremmo mai finire come i nostri genitori. E non riusciamo ad immaginare un modo per essere davvero indipendenti da quegli odiosi stereotipi anni ’80 di cui tu, più di chiunque altro, rappresentavi un punto di rottura. 

C’è un video su YouTube, non sai cosa sia Youtube vero? Bè c’è un video di un tizio che ha spostato di mezza ottava smell like teen spirits. Così sembra tutta suonata con accordi maggiori,  quasi come la sigla di Melrose Place. Douglas Coupland l’avrebbe apprezzata. Ecco, quando sono stanco di provare troppa rabbia, la ascolto. Quasi per convincermi che la mia generazione abbia vinto, che proprio come in quella high school i diversi sono accettati e presenti e non messi all’angolo od emarginati. O peggio, inclusi per amore del politicamente corretto che serve per vendere qualche boccetta di deodorante in più. 

Da oggi sarai stato morto più tempo di quanto sei stato vivo. La mia generazione, quella piantata in asso ha dovuto fare a meno di te. Ti ricordiamo con gli adesivi, con le magliette, ora che pure i grandi magazzini hanno le t-shirt con la scritta Nirvana. Per molti sei solo una icona pop, da quando la musica è diventata prima gratis e poi succube dei reality sei solo uno spezzone da 106 secondi. Ora che per la mia generazione una canzone indie vuol dire un pezzo alla pianola che parla di tachipirina. 

Ma siamo seri, non volevamo cambiare il mondo. A noi interessava soltanto che al mondo piacessimo un po’ di più. Che ci cercassero, ci ascoltassero, ci chiedessero cosa pensavamo. A noi che eravamo capaci a farlo solo urlando con gli occhi bassi. Siamo riusciti a trovare un modo più concreto di cambiare quelle cose? 

Abbiamo trovato la forza per non drogarci di mille hobby nuovi per non dover pensare che la vita rischia di essere un lavoro inutile per cinquantanni e poi un bel finale in qualche ospizio del cavolo? Sempre che una pandemia non risolva il problema a tutti prima. 

Ohi, io tutte quelle risposte non ce le ho. Provo a ricordarmi di quella rabbia, e quando la vedo negli occhi delle mie figlie, spiegarla, indirizzarla. Suono una come as you are abbastanza decente alla chitarra acustica. Sogno ancora di poter vivere scrivendo. E penso che anche se il mondo non è cambiato, tu rappresenti lo stesso lo zeitgeist della mia generazione. In fondo a guardare Billy Gorgan imbolsito adesso mica provo lo stesso effetto, quindi mi sa che è già un bel po’. 

In ogni caso, grazie per le belle canzoni, la melodia, i tre accordi e lo stato d’animo.  

Buon non compleanno, e, come sempre, puzzi di Teen Spirit!  

2 commenti su “27 anni dopo il club dei 27”
  1. Che bel pezzo Mario! Quanti ricordi, che nostalgia, per quei tempi in cui eravamo “anche” anagraficamente giovani.
    I Nirvana sono tra i miei gruppi preferiti, sicuramente la dipartita di Cobain ha cementificato nella storia la loro fama e spinto la sua iconicità per la nostra cementificazione.
    Ma quando partono le canzoni dell’unplugged, disco che ho consumato all’infinito, ancora adesso, ho una girandola di emozioni, pensieri e ricordi che pochi altri dischi riescono a fare

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