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A volte resto stupito faticando a processare la ragione che mi porta a tale curioso stato mentale. È il caso di questo numero 8 del vecchio ragazzo Dylan Dog. Quando il curatore della serie regolare introdusse il balenottero, un paio di estati fa, citò il colonello Parker e la sua estemporanea abitudine di fare tanto i soldi con le spillette che professavano amore incondizionato per Elvis quanto con quelle che ne testimoniavano un odio profondo. 

Così mentre la serie regolare con la sua (pur blanda) continuità ci porta un Dylan maturato, questo Old Boy è un monumento al Dylan che fu, al fugace orrore perfetto per palati voraci ed esistenzialisti che sprofonda le sue radici negli anni ’80 famelici di un sogno ininterrotto. E sia pure che ho una passione per i tempi che furono, ma non nascondo che spesso le storie narrate in questo limbo presentano dei capolavori dylaniati e delle firme graffianti. È il caso di questo nuovo volumetto dove ansia e morbosa angoscia fanno da padroni a due storie che meriterebbero, per motivi diversi, i massimi onori, inclusi quelli della serie regular.  

Buongiorno Tenebra rimette insieme il dinamico duo Barbara Baraldi e Nicola Mari per una storia che si rinchiude in un orizzonte circolare. Dylan è prigioniero di una ghost story dove la casa stregata funge da scenario e coprotagonista. Sarà che ne ho amato follemente la serie tv (fino forse all’episodio finale, troppo catartico), ma tutto rimanda ad Hill House. Dylan è un affascinante dandy imprigionato in un loop circolare dove le stranezze polverizzano la coscienza e quello che rimane sul finire, è la pallida comprensione della caducità di un amore impossibile.  

Le tavole di Mari ben si adattano alla prosa complessa e tetra della Baraldi. Navighiamo a vista in un oceano di angosce fino a quando il finale emerge prepotentemente a destarci. L’utilizzo del più famoso brano di Simon & Garfunkel è semplicemente perfetto.  

Gli orrori di Dunwich hanno delle tavole ed un design di Roberto Rinaldi in splendida forma ed una trama , quella di Andrea Cavalletto che non ci risparmia nulla. Siamo immersi forse nella storia più anni ’80 delle due, di quelle con un finale sclaviano scritto per lasciare il tormento esistenziale di quello che potrà accadere al numero successivo (la risposta, ce l’ha insegnata Tiziano è, niente, in un universo dove ogni storia è la prima storia di Dylan, che peso avrà il finale?) .  

Il richiamo lovercraftiano è ovviamente possente e anche la presenza di un Antico, intricato, psicologico, meno visionario di quelli del maestro di Providence, aleggia nell’aria. Ma non è quello che preoccupa per davvero. Dylan compare quasi come se fosse uno spettatore mentre, quasi a sua insaputa, si compie un gioco di incastri letale e morboso con fantasie macabre ed un mondo di sesso come non se ne vedeva da parecchio nelle storie di Dylan. 

Eros e Thanatos in questo caso fatemelo dire senza che si snoccioli una banalità. Tutti i personaggi sono legati da torbidi segreti, accumulati in un piccolo paese ai confini del nulla, il dramma della quotidianità. Ma non è affatto vero. Nulla di quello che succede è banale e, al contrario quando accade stupisce con uno stile spugnoso e asfittico. Un capolavoro istantaneo. 

La cosa che interessa di questo volume è che potrebbe essere tranquillamente intitolato alle dark ladies, che compaiono in entrambe le storie. Il mistero che lega sessualità e orrore tiene alto il ritmo e, abbandonata la spensieratezza estiva del volume precedente, ci troviamo di fronte ad un volume che non sembra avere la minima intenzione di deludere.  

Viene da chiedersi, come coniugare queste storie in un contesto più ampio, al di là dell’etichetta old boy, al di là della semplice spiegazione del fuori continuity. L’Old Boy continua a dimostrare di essere un territorio per la sperimentazione che dove è libera da ragionevoli binari produce fantasmagorici mostri.  

Che non vediamo l’ora di leggere e apprezzare.  

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