Con La Casa Dorata di Samarcanda, torna il capolavoro esoterico dei fratelli Mammucari
Nero volume 8, collana Audace, editore Bonelli, ottavo capitolo della serie creata da Emiliano e Matteo Mammucari, è probabilmente il volume più intenso e profondo dell’intera saga crociata. Se i primi sette albi ci avevano abituato a un mix esplosivo di azione brutale, storia medievale e mitologia mediorientale, questo La Casa Dorata cambia registro e ci consegna un vero e proprio trattato di fumetto esoterico che strizza l’occhio alla grande bande dessinée francese e ovviamente al Corto Maltese più visionario di Hugo Pratt.

Trama (senza spoiler eccessivi per chi è in pari)
Nero, ferito a morte alla fine del precedente volume (ve ne parlo qui), si risveglia nella misteriosa Casa Dorata, un bordello-luogo di potere che sembra uscito da un sogno oppiaceo. Qui scopre la vera natura del suo nuovo nemico: non più il Djinn del primo arco, ma un Daēva, demone zoroastriano che non ferisce soltanto il corpo, bensì il cuore stesso dell’uomo, fino a ucciderlo dentro. Il protagonista è costretto a un viaggio iniziatico nei dintorni di Samarcanda, tra mercati di schiavi, rovine achemenidi e deserti che sembrano infiniti, alla ricerca di un modo per spezzare il patto che lo rende immortale… e per poter finalmente morire da uomo libero.
Quando tutto sembra portare a una liberazione definitiva, un colpo di scena legato a una figura fondamentale del passato di Nero (chi ha letto i volumi precedenti sa perfettamente di chi parlo) ribalta completamente la posta in gioco e apre scenari emotivi mai così potenti nella serie.

Un fumetto che fa male al cuore (in senso buono)
I fratelli Mammucari abbandonano momentaneamente la loro consueta macchina da guerra fatta di scontri all’arma bianca e inseguimenti mozzafiato per regalarci il volume più introspettivo e doloroso di Nero. Qui l’azione è centellinata, ma ogni sequenza pesa come un macigno. Raramente si era creato un legame empatico così forte con il protagonista: un uomo spezzato, stanco, che per la prima volta dubita del senso del suo stesso esistere.
Comparto tecnico: un terzetto al massimo splendore

Emiliano Mammucari raggiunge l’apice della sua maturità grafica: le tavole della Casa Dorata sono sontuose e barocche, ricche di dettagli orientali e le donne che popolano la casa sono sontuosamente belle, mai volgari; i fondali di Samarcanda e le rovine persiane tolgono letteralmente il fiato. Le sequenze oniriche firmate da Fabio Visintin sono pura psichedelia medievale, pagine che sembrano dipinti di Bosch rivisitati in chiave zoroastriana. Senza dimenticare alcuni riferimenti a Toppi. I colori di Simona Fabrizio sono semplicemente perfetti: rossi profondi, ori caldi, viola crepuscolari che trasformano ogni vignetta in un quadro vivente. Infine, i testi di Matteo ed Emiliano Mammucari: dialoghi secchi, poetici, crudeli al punto giusto; alcune battute restano impresse nella memoria per giorni.
Riferimenti e omaggi
Oltre al dichiarato omaggio a Pratt, c’è un delizioso riferimento al Moulin Rouge! di Baz Luhrmann: la tenutaria della Casa Dorata si chiama Roxane, proprio come il personaggio cantato nel famoso musical. Piccole chicche che i Mammucari spargono per i lettori più attenti. se seguite con attenzione il passaggio finale, troverete poi un ultimo omaggio a Conan il Barbaro di John Milius.

Conclusioni: il miglior volume della serie?
Sì, per chi scrive lo è. Nero 8 è il punto in cui la serie smette di essere “solo” un grande fumetto d’avventura storico-fantasy e diventa qualcosa di più raro: un’opera che parla di morte, amore, colpa e redenzione con una maturità che in Italia vediamo troppo raramente.
È il volume che trasforma Nero da personaggio iconico a figura tragica indimenticabile.
Voto: 9.5/10
Imperdibile per chi segue la serie, altamente consigliato anche a chi ama Moebius, Jodorowsky, Pratt o semplicemente il fumetto d’autore che non ha paura di far soffrire il lettore.
