“Spectators”, graphic novel scritta da Brian K. Vaughan (vi ho parlato poco fa di Barrier) e illustrata da Niko Henrichon, che tornano assieme dopo Pride of Baghdad. . Pubblicata negli Stati Uniti da Image Comics nel settembre 2025 e in Italia da Bao Publishing nel novembre dello stesso anno, quest’opera si presenta come un’epica hand-painted di 344 pagine, un formato ambizioso che mescola elementi di romance sovrannaturale, apocalisse e introspezione filosofica. Vaughan, noto per serie come “Saga”, “Y: The Last Man” e “Paper Girls”, qui esplora territori ancora più audaci, intrecciando Eros e Thanatos in un contesto metafisico che sfida il lettore a riflettere sulle ossessioni umane per il sesso e la violenza. Henrichon, con il suo stile pittorico lussureggiante, eleva la narrazione a un livello visivo ipnotico, rendendo Spectators non solo una storia da leggere, ma un’esperienza da contemplare.

La trama si apre in un cinema di New York ai giorni nostri, dove Val, una donna di mezza età frustrata da un appuntamento fallito, si rifugia nel suo cellulare per guardare porno. È un momento di vulnerabilità intima, interrotto brutalmente dall’irruzione di un uomo armato, ispirato a stragi come quella di Columbine, che la uccide a sangue freddo. Ma la morte non è la fine per Val: il suo spirito si risveglia in un limbo eterno, vagando per la città insieme ad altri “spettatori” – fantasmi che non hanno ancora attraversato l’aldilà. Secoli dopo, in una New York futuristica e decadente, Val ha trasformato la sua esistenza post-mortem in un rituale voyeuristico: ogni notte spia gli umani nei loro momenti più intimi, traendone un piacere surrogato che compensa la sua solitudine eterna. Come amante delle serie TV, Val incarna l’archetipo dell’osservatore passivo, un tema che Vaughan sviluppa con maestria, trasformando il voyeurismo in una metafora della nostra dipendenza dai media.

L’incontro con Sam, un cowboy fantasma proveniente da un passato remoto, segna un turning point. Sam, con il suo fare stoico ed ermetico, rappresenta un contrasto con la modernità cinica di Val. Insieme, i due si imbarcano in un viaggio attraverso la Grande Città, mentre una serie di incidenti orchestrati da imitatori del killer originale scatenano una catena di eventi che portano alla fine del mondo. Convinti che l’umanità, sull’orlo dell’estinzione, si abbandonerà all’istinto primordiale del sesso, Val e Sam vanno alla ricerca dell'”ultimo threesome”, un simbolo grottesco ma onesto della fusione tra desiderio e distruzione. La narrazione si snoda tra scene esplicite di violenza e intimità, culminando in una visione apocalittica dove l’umanità si consuma in un’orgia finale di caos e passione. Vaughan non risparmia dettagli: i dialoghi sono crudi, spiazzanti, e l’onestà della storia disarma il lettore, costringendolo a confrontarsi con le proprie ipocrisie.

Uno dei temi principali di “Spectators” è il rapporto tra Eros e Thanatos, i due impulsi freudiani che guidano l’esistenza umana. Vaughan li intreccia magistralmente, mostrando come il sesso e la morte non siano opposti, ma complementari. Nel mondo degli spettatori, il voyeurismo diventa un ponte tra i due: Val osserva gli atti sessuali dei vivi con una miscela di invidia e distacco, mentre la violenza irrompe come un catalizzatore inevitabile. La graphic novel esplora come la società contemporanea sia ossessionata dal “guardare” entrambi – dal porno online alle sparatorie in diretta sui social – senza partecipare attivamente.
Val, morta in un atto di violenza casuale, trova nel sesso osservato una forma di redenzione, un modo per sentirsi viva nel suo stato spettrale. Sam, invece, porta un prospettiva storica: proveniente da un’era di frontiera dove la violenza era quotidiana, vede nell’apocalisse moderna un ciclo inevitabile, dove Eros emerge come ultimo baluardo contro il nulla.
Un altro tema centrale è la visione consolatoria dell’aldilà. Vaughan, non nuovo alle narrazioni post-apocalittiche – basti pensare a “Y: The Last Man”, dove un virus decima l’umanità lasciando un solo uomo sopravvissuto – qui offre un’interpretazione ottimistica del dopo-morte. Gli spettatori non sono dannati o puniti; al contrario, il loro limbo è un’opportunità per osservare e riflettere, un’estensione eterna della curiosità umana. Ispirato forse alle esperienze di pre-morte riportate da molti, l’aldilà di “Spectators” è un luogo di connessione tardiva: Val e Sam, soli per secoli, trovano companionship proprio quando il mondo dei vivi collassa. Questa prospettiva consolatoria contrasta con l’orrore dell’apocalisse terrena, suggerendo che la morte non è fine, ma trasformazione.

Il voyeurismo, infatti, è il filo conduttore narrativo e tematico. Il titolo “Spectators” evoca non solo i fantasmi, ma noi lettori, che “spiamo” la storia attraverso le pagine. Val, con la sua passione per le serie TV, simboleggia la generazione moderna, addicted allo streaming di vite altrui. In un mondo futuro dove la tecnologia ha amplificato questa tendenza – pensiamo ai social media e alla realtà virtuale – Vaughan critica sottilmente la nostra passività. Gli incidenti apocalittici, ispirati a killer imitatori, riflettono fenomeni reali come le copycat shootings, dove la violenza diventa virale. L’onestà disarmante della narrazione sta proprio qui: Vaughan non moralizza, ma presenta i fatti con crudezza, lasciando che i dialoghi spiazzino il lettore. Frasi come quelle di Val sul piacere di osservare “momenti intimi” senza conseguenze sfidano tabù, invitando a interrogarsi sulle proprie ossessioni. La rottura della quarta parete , nei momenti finali, omaggia sia l’Animal Man di Grant Morrison che, in un certo modo, anche il finale di Fight Club di Dave Fincher.
Dal punto di vista grafico, il lavoro di Niko Henrichon è magistrale e perfettamente adattato alla trama. Lo stile, a metà tra graphic novel pura (sintetizzato, pittorico) e comic book tradizionale, crea una dicotomia visiva affascinante: i vivi sono ritratti in bianco e nero, freddi e distanti, mentre gli spettatori esplodono in colori vividi, simboleggiando la vitalità paradossale della morte. Questa scelta grafica sottolinea i temi: il mondo dei vivi è monocromatico, oppresso dalla routine e dal caos, mentre l’aldilà è un’esplosione cromatica di emozioni represse. Henrichon, con la sua tecnica hand-painted, infonde alle pagine un senso di artigianalità rara nei fumetti moderni. Scene di sesso e violenza sono rese con intensità emotiva, non gratuite ma funzionali alla narrazione – “intense and emotional illustrations”. Il contrasto cromatico amplifica l’ironia: i morti “vedono” a colori, mentre i vivi sono ciechi alle proprie pulsioni.

In conclusione, “Spectators” è un capolavoro provocatorio che lascia il segno, spingendo il lettore a desiderare di più – magari un seguito, anche se l’opera si chiude in modo soddisfacente. Con la sua analisi profonda di Eros e Thanatos, voyeurismo e apocalisse, Vaughan e Henrichon offrono una visione raffinata dell’umanità, consolatoria nell’aldilà ma spietata nel presente. Esplicitamente sexy e violenta, questa graphic novel non è per tutti, ma per chi cerca fumetti che sfidino convenzioni, è imperdibile. La lettura è un’esperienza immersiva, che mescola orrore, umorismo nero e tenerezza spettrale, confermando Vaughan come uno dei maestri del medium. )
