Sono passati cinque anni da quando il primo numero di the Last Ronin uscì negli USA per IDW. La storia in sé era sin troppo ghiotta. Rilanciare le Ninja Turtles in una versione distopica poteva sembrare azzardato. Ma anche sensato.
Per quelli della mia generazione le TMNT sono un prodotto trasversale. Considerato che le prime cose arrivate in Italia furono i cartoni animati dedicati ai più giovani e che, quando arrivarono, io più giovane non lo ero da un po’, non colpirono eccessivamente la mia fantasia. Rimasi lo stesso a distanza di sicurezza per cercare di capire cosa ci fosse dietro.
E, di fatto, dietro c’era una miniera di cose.

Facciamo un passo indietro. Bisogna finire nel lontano oriente. Nel 1970, in Giappone, Koike Kazuo e Kojima Goseki iniziano a pubblicare a puntate il manga di Lone Wolf and Cub. La storia di un ronin tradito dal suo stesso clan che, scappando con il figlio piccolo, attraversa il Giappone per raddrizzare qualche torto. Poco tempo dopo la pubblicazione dei tankobon, un giovane Frank Miller viene rapito da quegli scontri leggendari e da quella regia strepitosa. Non capisce una parola di giapponese, ma si rende conto che dietro c’è davvero qualcosa di importante. Si lascia ispirare, inserendo componenti prese dalle arti marziali in un fumetto Marvel che è a rischio di chiusura. Si tratta di Daredevil, e quello che succede dopo, è materia di leggenda. Poco tempo dopo un due di fan, Kevin Eastman e Peter Laird decidono di dare alle stampe un fumetto che è un chiaro omaggio al lavoro di Miller (Il clan della Mano, il clan del Piede, vi dice nulla?). Nel farlo ci aggiungono gli animali mutanti, un po’ come Stan Sakai stava facendo col seminale Usagi Yojimbo.
Ed ecco che arrivano le Teenage Mutant Ninja Turtles.

Se volete scoprirne le storie più crude, fatevi un favore ed andate a recuperare la ristampa in volume di Panini.
Questo ci porta a questa storia, raccolta in volume e generatrice di ben due sequel. The Last Ronin, secondo le parole di Kevin Eastman doveva essere la storia definitiva che concludesse le gesta delle tartarughe. L’aveva in mente da un po’, probabilmente da quando avevano iniziato a pubblicarne le storie, ma, col successo avuto, non sentirono mai la necessità di arrivare ad una chiusura.
Ora che esiste una serie regolare pubblicata da IDW che non solo ha un successo notevole, ma si avvale anche di un pool di scrittori dotati, Eastman ha sentito il bisogno di raccontare questa storia.
Anche se fondamentalmente è un elseworld, anche se con la continuity regolare della saga c’entra fino ad un certo punto, the Last Ronin è un po’ come se fosse, rimanendo in ambito di citazioni milleriane, il loro the Dark Knight Strikes Back.

Ambientata qualche decade nel futuro, ci mostra UNA tartaruga ninja, di cui non conosciamo inizialmente neppure l’identità, che si appresta ad affrontare un’ultima missione suicida : eliminare il dittatore della città prigione di New York, il nipote di Shredder.
Non sappiamo chi sia all’inizio, e, credetemi, se avete seguito il franchise come me penserete ad una tartaruga in particolare, ma si tratterebbe di una colossale aringa Rossa…
Il punto è che i fantasmi delle altre tre, o perlomeno, delle loro rappresentazioni, continuano a comparirgli nel retro della sua testa, facendolo sembra pazzo, ma pazzo davvero. Lo scontro iniziale si rivelerà ovviamente un fallimento, lasciando al nostro ronin il tempo di ritrovare vecchi alleati e di raccontare la storia di come sono finiti sensei Splinter ed i tre fratelli.

La storia ha tutti gli elementi per presentare un finale epico e ricco di pathos. Da un certo punto di vista Shredder jr ricorda un po’ Kylo Ren, ma alla fine tutto accade in maniera equilibrata, dando occasione al Ronin di mostrare il meglio di sé.
In qualche modo la credibilità dei personaggi ne emerge rinvigorita; presentandoli in una chiave tremendamente adulta. Che, peraltro, pone anche le basi per dei sequel.
Semmai il problema è nel passaggio ad una grafica non sempre all’altezza e che presenta, spesso, problemi di regia. Il Ronin ad esempio si ritrova in mano armi differenti vignetta dopo vignetta e, vabbè rispettare lo spazio bianco, ma ogni tanto si esagera.
In generale the Last Ronin è un libro da leggere e contemplare. Spiace un po’ per la componente artistica che, d’altra parte, ci permette di capire come mai in casa Marvel e DC ci siano standard ben precisi.
Ma si tratta di voler essere pignoli mentre, la Z gen ha appena avuto il suo Ritorno del Cavaliere Oscuro.
